Rabbia e cordoglio non bastano. Ora solidarietà di tutti all’Arma

Le frasi di cordoglio dopo l'omicidio del brigadiere Mario Cerciello Rega invadono i social come a mitigare un senso di colpa collettivo. Occorre invece sostanza. Il governo deve "dissequestrare" le piazze fisicamente requisite dalla criminalità. C'è chi per scelta rinuncia al reggipetto, evitiamo che il sistema Italia rimanga senza mutande perché non ha più attributi da custodire.

di Andrea Amata per Il Tempo

Quando viene barbaramente assassinato un servitore dello Stato, nell’adempimento del suo sacro dovere, le frasi di cordoglio invadono i social come a mitigare un senso di colpa collettivo. Non bastano più le postume e funeree citazioni. Il corpo trafitto dalle coltellate di Mario Cerciello Rega, ragazzo di 35 anni in servizio a Roma, addolora l’intera comunità sottoposta alla protezione del simbolo di legalità che l’uniforme dei Carabinieri emana.

Una ferita lancinante che non deve solo suscitare la feroce indignazione per il tempo sufficiente ad un post per poi, una volta esaurito l’effetto del clamore mediatico, placare le coscienze, smorzare la rabbia, rivolgere l’invettiva ad altri bersagli mentre i problemi di convivenza con alcune aree delle nostre città permangono e si cronicizzano. I delitti che si consumano contro le forze dell’ordine raggiungono un valore criminale esponenziale perché, oltre a nuocere alla vittima, ledono coloro che ripongono la propria sicurezza alla tutela dei militari dell’Arma.

Il giovane carabiniere è stato strappato ai suoi affetti più cari, da poche settimane si era unito in matrimonio, il suo sorriso luminoso nel lieto giorno nuziale detiene una potenza gioiosa ed oggi, mentre scorriamo le immagini di una biografia ancora acerba e tutta da vivere, ne piangiamo la morte.

Le violazioni della legge, quando maturano con prepotenza contro chi ne incarna l’autorevolezza, rappresentano una sfida che non può essere sottovalutata perché il rischio è di trasmettere un’immagine scialba dello Stato che, anziché dissuadere, incoraggia la trasgressione.

La nostra gratitudine verso le forze dell’ordine, che rischiano la loro incolumità per garantire la sicurezza dei cittadini, va espressa con granitico sentimento ma, contestualmente, occorre riconoscere agli operatori di polizia i mezzi economici ed organizzativi sia per remunerare dignitosamente sia per efficientare il loro servizio.

Intanto, il governo disponga un indirizzo normativo inequivocabile per “dissequestrare” i quartieri e le piazze delle città italiane che sono fisicamente requisite dalla criminalità e sottratte alla fruibilità dei comuni cittadini.

Diamo un segnale di rispetto verso i tanti eroi che ogni anno perdono la vita nell’esercizio del loro dovere senza limitare la reazione alle ingiustizie con la collera verbale che non cicatrizza le ferite ed assume spesso un inutile effetto placebo.

Invece di lanciare ridicole mobilitazioni social proponendo una giornata senza reggiseno per solidarizzare con Carola Rackete, che ha speronato una motovedetta della Guardia di Finanza e disatteso una legge italiana, sollecitiamo un messaggio di solidarietà collettivo in favore di chi la legge la fa rispettare.

C’è chi per scelta rinuncia al reggipetto, evitiamo che il sistema Italia rimanga senza mutande perché non ha più attributi da custodire.

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