Il ramoscello d’ulivo di Saccani

All’Assemblea generale dell’Onu, nel novembre 1974 a New York, il leader dell’Olp Yasser Araft si presentò con una pistola ed un ramoscello d’ulivo. L’ingegner Paolo Saccani, presidente e amministratore delegato di Acea Ato5 non indossa la kefiah a scacchi bianchi e neri dei fedayn: ma impugna pure lui una pistola ed un ramoscello d’ulivo. La pistola sono le sentenze e le decisioni dei commissari che finora hanno riconosciuto alla sua azienda oltre 150 milioni di euro da mettere nelle bollette degli utenti ciociari a causa delle inadempienze o dei ritardi compiuti dai sindaci; a queste si aggiungono le 34 pagine di controdeduzioni alla diffida recapitatagli a marzo (leggi qui il contenuto delle controdeduzioni). Ma l’ingegnere si presenta in conferenza stampa sventolando il ramoscello d’olivo.

 

«Auspico che i sindaci vogliano avviare quel confronto che venne ipotizzato dal presidente Antonio Pompeo su Alessioporcu.it (leggi qui) nel maggio scorso. A nessuno conviene questo rapporto basato sul contenzioso, sulle carte bollate e gli avvocati. Soprattutto non conviene ai cittadini: alla fine tutto finisce sulla bolletta».

 

Ma se tutto finisce sulla bolletta, perché Saccani sollecita in confronto? Perché anche un colosso come Acea va in affanno se deve incassare con anni di ritardo i 75 milioni che stiamo pagando oggi, a rate, nelle bollette, per i ritardi accumulati dai sindaci nel determinare la tariffa dell’acqua. «Chiunque altro sarebbe già fallito».

 

Cosa vuole Saccani?
«Acea vuole fare il suo lavoro e nulla di più. Se non ci fossero stati questi ritardi non sarebbero maturati quei conguagli, le bollette non sarebbero così salate, la gente non sarebbe così arrabbiata. E noi avremmo avuto già da tempo i soldi per fare i lavori con cui migliorare il servizio».

 

Avete detto che il documento approvato dai sindaci durante l’ultima assemblea è il migliore possibile per voi
Si, perché è una non decisione, i sindaci non hanno deciso nulla se non di discutere la tariffa 2016 – 2019 solo dopo la discussione sulla risoluzione o meno del contratto con Acea. Non c’è una data entro la quale farlo. Non c’è un termine».

 

Rischiano un maxi conguaglio, come ai tempi dello stop imposto da Iannarilli?
La situazione è identica.

 

Intanto a Cassino Carlo Maria D’Alessandro ha bloccato ancora una volta la consegna degli impianti.
«Noi la settimana prossima depositiamo la nostra denuncia alla Procura della Repubblica: è assurdo che da un lato Cassino ci chieda i danni perché non ci prendiamo i suoi impianti e dall’altro lato faccia di tutto per non rispettare una sentenza che è chiara».

 

Acea rivendica i 200 litri di acqua al secondo da immettere sulla sua rete.
«E noi siamo già in contatto con Acquacampania: subentriamo a lei e procediamo allo stesso modo».

 

Ma cosa se ne fa il Comune di quei 200 litri d’acqua al secondo?
«Non lo so, domandatelo al sindaco: non può gestire alcun acquedotto, quella è un’attività che possiamo svolgere noi».

 

Siete disposti a sedervi al tavolo delle trattative anche con Carlo Maria D’Alessandro?
«Anche domani mattina».

 

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