Non è razzismo ma solo bisogno di sicurezza (di C. Trento)

La stanza della domenica di Corrado Trento. Non c'è razzismo ma voglia di sicurezza dietro la rabbia per la storia del richiedente asilo arrestato, condannato, liberato e sparito. Il Centrodestra ha perso la capacità e la voglia di mediare. Il fortino vuoto del Pd che i dirigenti continuano a presidiare.

Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

Non è razzismo ma bisogno di sicurezza

Il razzismo non c’entra nulla, la questione sta tutta nei confini e nei termini di una forte e sacrosanta domanda di sicurezza. Reale e percepita.

Quanto successo a Frosinone, all’interno dell’ufficio postale di via Fosse Ardeatine, è un episodio di una gravità enorme. Tre carabinieri aggrediti e feriti, uno con una prognosi di 25 giorni. E per quale motivo? Erano intervenuti per cercare di calmare un giovane nigeriano che stava creando problemi.

In quell’ ufficio postale, come in tutti gli altri, c’erano e ci sono anziani, madri di famiglia, persone normali. Tutte terrorizzate naturalmente da una scena che ognuno di noi pensa sempre che possa (e debba) succedere altrove. Poi, quando avviene a casa nostra, allora ci si rende conto davvero che si è “oltre il limite”, come Ciociaria Oggi ha titolato nell’edizione di ieri.

Quindi il nigeriano patteggia per lesioni a due anni e mezzo e torna libero. E siccome è senza fissa dimora, non si sa dove sia. Inoltre viene fuori che aveva due condanne sulle spalle, una a quattro anni per droga e una ad otto mesi per lesioni. Insomma, ce n’é abbastanza per generare sentimenti di indignazione, sorpresa, insofferenza e sfiducia.

Sappiamo benissimo che non bisogna generalizzare, non servono le lezioni dei soliti Soloni. Ma il punto vero è un altro: in Italia il sistema dell’accoglienza non funziona. Non soltanto per episodi come quello avvenuto l’altro giorno alle poste, ma anche per i profughi che vediamo in giro per le città, sulle panchine, ai giardinetti, alla stazione, nei bar. Senza un’ occupazione, senza una prospettiva, senza niente.

Il sistema non va e i cittadini non ne possono più. Il razzismo, dicevamo, non c’entra nulla. Le differenze sono tra chi ha diritto e chi no, tra chi è in regola e chi è clandestino, ma soprattutto tra un presente di integrazione e un futuro di emarginazione.

Ci sono tanti immigrati che fanno parte del tessuto lavorativo e sociale italiano e contribuiscono in modo importante alla produzione, al versamento dei contributi e delle tasse e a tutto il resto. Così come nelle nostre scuole ci sono esempi importanti di integrazione. Ma c’è pure tutto il resto e non si possono chiudere gli occhi e fare finta di nulla.

Il re è nudo e bisogna dirlo.

 

Quando verrà il turno della gente normale?

La gente chiede sicurezza, lavoro, servizi che funzionano, opportunità. Il fenomeno migratorio è complesso e ha radici profonde, ma è indubbio che l’Italia in questi anni sta sopportando l’urto maggiore, con l’Europa che si è girata dall’altra parte.

Non ci sono le condizioni per accoglierli tutti, indiscriminatamente. Non ci sono le risorse economiche e neppure quelle sociali.

Ci sarà pure un motivo se le elezioni politiche sono state stravinte dal Movimento Cinque Stelle e dalla Lega, che sull’immigrazione hanno posizioni precise, anche se non totalmente convergenti. E sono posizioni che vanno nella direzione opposta a quelle tenute finora.

Se ne potrà almeno parlare senza che parta il fuoco di fila di chi chiude gli occhi oppure alza le spalle? O, peggio, si limita ad una solidarietà verbale pelosa, spesso di facciata?

Ma più in generale, in questo Paese, quando verrà il turno delle persone normali? Dei padri di famiglia che pagano le tasse e non degli evasori che poi sperano nel prossimo condono? Delle madri che si spaccano la schiena per far studiare i figli e non dei “furbetti” che puntano tutto sulla raccomandazione?

Anche su un tema come l’immigrazione deve arrivare il turno della gente normale. Non significa intolleranza, vuol dire soltanto governare il fenomeno. Sarebbe una rivoluzione vera, quella del buonsenso.

 

Il centrodestra ha deciso di farsi del male

In Ciociaria polemiche al vetriolo tra Forza Italia e Lega, precisamente tra Mario Abbruzzese e Francesco Zicchieri. Ma nella rissa verbale sono intervenuti in molti. Il tutto a pochi giorni dalle elezioni comunali del 10 giugno.

La coalizione sembra aver preso in prestito la celebre frase di Nanni Moretti: “Vabbè, continuiamo così, facciamoci del male”.

Oddio, il centrosinistra lo fa da anni, anche a livello locale. Per il centrodestra, invece, è una novità. La coalizione è unita alle comunali di Ferentino, Anagni, Fiuggi, centri importanti e strategici. Magari si poteva pensare a non esacerbare i toni adesso. Va detto, per esempio, che Fratelli d’Italia del senatore Massimo Ruspandini sta mantenendo un silenzio quanto mai opportuno. Proprio per evitare contrapposizioni.

Indipendentemente dagli scenari nazionali, che sono comunque in continua evoluzione, tra Francesco Zicchieri e Mario Abbruzzese il feeling non è mai scattato. Però in politica non è neppure obbligatorio andare d’ accordo per condividere gli stessi percorsi e i medesimi programmi.

La verità è che si è persa completamente la capacità di mediazione e di confronto. Non c’è. Neppure la voglia di farlo.

 

I Democrat rischiano l’irrilevanza

Basta guardare i talk show per rendersi conto di come è cambiato il quadro politico italiano. Prima del 4 marzo era il Pd a dominare le puntate, adesso è relegato ai titoli di coda.

Senza avventurarsi sul piano nazionale, basta dare uno sguardo a quanto sta succedendo in provincia di Frosinone per arrivare alle medesime conclusioni.

Polemiche al vetriolo tra vari protagonisti e nessuna riflessione vera sulle cause di una sconfitta che ha sì dimensioni nazionali ma anche una matrice locale. Perché in questi anni nei Democrat ci sono stati in realtà più partiti, l’uno contro l’ armato. Come i secoli del Manzoni. Sono ancora impresse nella memoria le manifestazioni separate, per esempio alle comunali di Cassino, quando Luca Lotti fu ospite di una parte e non dell’ altra.

Adesso, stretto nella morsa Cinque Stelle-Lega, il Pd rischia l’ irrilevanza politica. Intanto perché i tempi di reazione sono elefantiaci e poi perfino per un linguaggio che appartiene ormai ad una stagione archiviata.

Occorrerebbe, anche e soprattutto in provincia di Frosinone, voltare pagina, abbreviare i tempi al massimo e puntare veramente sui giovani, sulle donne, sugli amministratori. Per dare un messaggio diverso ad un elettorato che è in libera uscita.

Mentre i dirigenti continuano a piantare le bandierine e a presidiare un fortino vuoto.

 

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