Re, dame, fanti: a Ceccano fanno il derby fra due stragi

Dopo un preambolo sul caso Acea, il consiglio comunale di Ceccano diventa un ring ideologico di quarta categoria per fare una hit degli orrori dell'uomo. Con tanti saluti al buon gusto.

Marco Barzelli
Marco Barzelli

Veni, vidi, scripsi

Il mito della Contea gonfia il petto in molti a Ceccano. Allora proviamo a raccontarla con re, dame e cavalieri, la storia dell’insolito Consiglio Comunale andato in scena nelle ore scorse a Ceccano. Protagonisti, un re smemorato che si dimenticò del Giorno della Memoria. Una rivale che protestò: proprio mentre si proponeva un’altra commemorazione, «Sminuisce anche questa proposta», biasimò lei. Uno dei cavalieri che provò allora a disinnescare: «Una dimenticanza può capitare».

«Non accadrà più», assicurò il re. Che si apprestava, però, a onorare il Giorno del Ricordo. Che è cosa ben diversa dal Giorno della Memoria. Quella della Memoria è la giornata in cui si commemora la tragedia inflitta agli Ebrei ed il loro sterminio. Quella del Ricordo è una delle bandiere di FdI che ha avuto il merito di riportare alla luce la tragedia cui furono sottoposti gli italiani cacciati dalla Dalmazia e dall’Istria dopo la II Guerra Mondiale ed in molti vennero gettati nelle foibe.

Re, fontane e poteri forti di Ceccano

L’Aula del Consiglio Comunale di Ceccano

Rimanendo tra re, dame e cavalieri, nello stesso Consiglio della Contea. Prima del rimprovero su Memoria e Ricordo c’era stato un altro affondo. Un sodale della dama ha posto all’attenzione del re tutt’altro problema: spesso l’acqua per il popolo è poca o marrone. Ed ha mostrato polemicamente quanto scritto tempo addietro su tutti i muri del regno: “Il re caccia il fontaniere”.

Il sovrano allora è andato su tutte le furie. Ha rammentato che fu lui il primo a intraprendere la battaglia contro il fontaniere di quello e altri territori. Il Giudice però aveva dato ragione all’uomo dell’acqua.

Quella che segue è la trascrizione di alcuni spunti dello scontro andato in scena, lancia in resta, nell’Aula della Contea, in plural tenzone.

«Subisce spesso il fascino dei poteri forti» esclamò il re puntando il dito contro il Giudice.

«Cambiamo strategia, siamo rimasti con un pugno di mosche in mano», suggerì un suo ex alleato.

«Parli pure! Ora stai con gli amici del fontaniere» gridarono gli avversari.

Dalle file del re, riferendosi all’altra oppositrice: «C’è chi dice di avere a cuore i problemi di questa terra ma è residente altrove».

«Su chi sia nativo o meno di questo regno non c’è dubbio», replicò l’altra alludendo al fatto che il re fosse forestiero. Mentre lei e i suoi avi dimoravano lì da decenni.

«Certo, deve essere pesante fare avanti e dietro», ironizzò una fedelissima di Sua Maestà.

«Vergognati!», sbottò l’antagonista abbandonando la sala del trono in segno di protesta.

«Strano che gridi allo scandalo proprio chi rappresenta gli immigrati. Io mi sento un immigrato. Quindi paradossalmente dovrei essere appoggiato più da lei che dai miei».

Morale della favola: c’è Memoria e Memoria, mentre il Ricordo prevale su tutto.

Personaggi e protagonisti

Emanuela Piroli

È la storia dell’ultima seduta del Consiglio comunale di Ceccano. Con tutti i suoi personaggi. In primis il re e la sua rivale: il sindaco Roberto Caligiore e la consigliera di minoranza Emanuela Piroli. E poi ancora Andrea Querqui (il sodale della dama), l’altro oppositore Marco Corsi (l’ex alleato) e l’assessora Ginevra Bianchini, la fedelissima del primo cittadino. Senza dimenticare, ovviamente, tutti gli altri botta e risposta in sala consiliare.

A generare ben due ore di infuocato dibattito è stata un’interrogazione in materia di servizio idrico.

Quella presentata da cinque dei sei esponenti di opposizione. Primi firmatari Querqui e Piroli (Il Coraggio di cambiare), Corsi (Ceccano Riparte). Poi gli alleati Mariangela De Santis (Nuova Vita) ed Emiliano Di Pofi (PSI). L’indipendente Tonino Aversa, “corsiano” fino alla propria elezione, non ha partecipato. E non è una novità.

Acqua “avvelenata”

Emanuela Piroli e Mariangela De Santis

Il quintetto di minoranza ha voluto sapere quali sono le eventuali azioni intraprese dall’amministrazione Caligiore 2. Per cosa? «Per garantire il rispetto della Carta dei Servizi e degli obblighi contrattuali oltre che per assicurare una maggiore efficienza del servizio idrico». Da lì in poi così tanta acqua “avvelenata” in sala consiliare da far slittare alla prossima seduta una mozione della consigliera De Santis. Quella finalizzata all’istituzione di un albo aggiornato degli operatori economici. E all’adozione del regolamento per i contratti sotto soglia.

«Anche in considerazione – avrebbe voluto far presente la proponente – della necessità di applicare il principio di rotazione». Come a dire: basta con gli affidamenti diretti di lavori e servizi alle solite ditte. Se ne parlerà la prossima volta. Per via dell’inondazione di polemiche accompagnatesi alla rispolverata del manifesto “Caligiore caccia Acea”. Cioè quello affisso in città nel 2016 da Caligiore e sventolato in aula da Querqui. Per ricordare, a proposito di memoria, che il Tar ha annullato la risoluzione contrattuale con il gestore idrico. E il Consiglio di Stato chissà come si pronuncerà. (Leggi qui In 22 riprovano a mandare a casa Acea: depositato il ricorso).

Strascichi del caso Santucci

Altra parentesi prima dell’inondazione. All’inizio Piroli e De Santis hanno invocato nuovamente le scuse pubbliche da parte del consigliere Giancarlo Santucci. Le aveva criticate a mezzo stampa per la loro assenza a una riunione della Commissione che presiede. Vale a dire quella competente, nell’occasione, in materia di Edilizia Scolastica. Si era scoperto poi che la convocazione alle due non era stata inviata via mail. Dopo una rettifica velata, lo stesso Santucci ha ridato la colpa alla segretaria verbalizzante che non l’ha avvertito.

Giancarlo Santucci

E ieri ha ribadito: «Non è un problema per me chiedere scusa, ma non è un mio errore. Perdono la segretaria e vorrei far presente che la consigliera De Santis ha ritirato il cartaceo nella cassetta della posta dei consiglieri . E poi ha fatto finta di niente». Quindi, a detta sua, avrebbe fatto la gnorri per assistere a uno scivolone in piena regola.

La diretta interessata ha negato. Questo giusto per iniziare a scaldare un po’ gli animi. (Leggi qui Santucci ‘bipolare’ per colpa di una mail: è scivolone).

Prima che fossero momentaneamente quietati da una richiesta di Corsi: un minuto di silenzio in memoria del senatore e avvocato Romano Misserville, figlio illustre della città. Sempre a proposito di Memoria che va e viene. (Leggi qui L’ultima corsa di Romano Misserville: vincitore fino alla fine).

Acqua marrò dai rubinetti di Ceccano

A fronte della questione idrica, Caligiore non si è limitato a far sapere la causa dell’ultima fuoriuscita di acqua marrone dai rubinetti di Ceccano. Che per la cronaca era dovuta all’esondazione del fiume e alle criticità del campo pozzi Tufano di Anagni durante il maltempo. «Non è una semplice interrogazione, altrimenti il consigliere Querqui non avrebbe portato il manifestino», ha tuonato il sindaco. Ricordando che il manifesto sulla “Cacciata di Acea” lo hanno affisso 33 sindaci, di cui 28 di centrodestra e 5 di centrosinistra. (Leggi qui Acea, passa la risoluzione 33 Si e 16 No. Come hanno votato).

Il manifesto del 2016

«La risoluzione contrattuale, però, l’hanno presentata e votata il Comune di Ceccano più altri», ha ribadito il primo cittadino rivendicando il suo ruolo di capofila. Che alla fine della giostra, a seconda di come andrà, potrebbe rappresentare una medaglia o un boomerang. Per questo, già in campagna elettorale, ha iniziato a spostare un po’ l’attenzione su un’altra battaglia: quella per l’introduzione della tariffa unica regionale. Perché non è di certo un mistero che le bollette della provincia di Frosinone siano tra le più alte d’Italia.

Come mai? La tariffa deve coprire – per Legge – tutte le spese. In provincia di Frosinone sono più alte: non è una pianura, il territorio è vasto, molti inoltre non pagano e le morosità si riversano sul bilancio e finiscono spalmate sulla tariffa dell’anno seguente. Proprio per questo negli anni scorsi proprio il gestore aveva proposto di unire Ato5 (i Comuni della provincia di Frosinone) con Ato2 (i Comuni della provincia di Roma): avrebbero fatto media e abbattuto la tariffa in Ciociaria. I sindaci della provincia di Frosinone dissero no: uniti a quelli di Roma non avrebbero contato più niente.

Dai banchi dell’opposizione di Ceccano intanto ritengono necessari interventi per l’ottimizzazione della rete idrica e per il completamento della rete fognaria cittadina.

Caligiore 1 e 2: il distinguo Corsi

Allora Caligiore ha rivendicato meriti nell’ottenimento dopo anni degli oneri concessori. Le somme che il gestore riconosce ai Comuni per avergli concesso l’uso di quelle infrastrutture «Nel 2018 è stato recuperato quasi un milione di euro che Acea doveva dal 2008. – ha detto il “capofila” –. Dopo il commissariamento prefettizio del Comune, altri 350 mila euro su due miliardi delle vecchie lire. Relativi quelli ai mutui accesi per la realizzazione delle fognature date in concessione». Tra le polemiche, però, la recente astensione del Comune di Ceccano a fronte della “strategia del dialogo” adottata da Acea Ato 5. (Leggi qui Acea, la strategia del dialogo porta 7 milioni ai Comuni).

Alessandro Savoni

I comitati “No Acea” avrebbero voluto un voto contrario, per ottenere non una parte ma tutto. Ora il consigliere Alessandro Savoni (FdI) si è scagliato contro Domenico Aversa, tra i principali esponenti del locale fronte del No. Perché? Perché nel 2002, quando era consigliere nell’amministrazione PSI guidata dall’allora sindaco Antonio Ciotoli, fu favorevole anche lui all’ingresso di Acea.

«Una questione di lana caprina, è molto più facile soffiare sul fuoco», secondo Caligiore. Per lui l’interrogazione degli oppositori era totalmente inutile, frutto di impreparazione.

«Si insinua un’impreparazione di fondo. – ha lamentato De Santis – Ma l’interrogazione non era finalizzata ad avere una ricostruzione storica». In pratica: ti abbiamo chiesto cosa stai facendo, non cosa hai fatto. Anche perché il sindaco era ripartito dalla famosa riunione del dicembre 2015 al cineteatro Antares di Ceccano. Quella in cui convocò altri sindaci per dare inizio alla campagna anti-Acea.

Da qui il suggerimento di un cambio di strategia da parte dell’ex presidente del Consiglio Corsi. Anche la sua lista “Noi per Ceccano”, oltre a quella di “Nuova Vita”, era presente sul manifesto “Caligiore caccia Acea”. Prima di passare gradualmente dall’altra parte della barricata, erano di fatti parte della maggioranza del Caligiore 1. Sempre a proposito di Memoria.

Sciamano a gamba tesa su Ciotoli

L’assessore Stefano Gizzi

«È una battaglia assai politica – è intervenuto Corsi, competitor di Caligiore alle ultime elezioni –. Siamo rimasti all’Antares, con un pugno di mosche in mano. Noi sentiamo l’altra metà di Ceccano che è stufa». Quella che non ha votato per la riconferma al primo turno del sindaco di Fratelli d’Italia. (Leggi qui La lezione delle Comunali / Ceccano).

Gli ha risposto l’assessore della Lega Stefano Gizzi, delegato ai Rapporti con il Consiglio: «Corsi si conferma il personaggio che è: da operetta. Anzi no, l’operetta è una cosa seria. Andrea Querqui ha portato il manifesto del centrodestra contro Acea? E i manifesti del centrosinistra contro Acea dove stanno? Non dimentichiamo il messaggio da “Libro Cuore” di Antonio Ciotoli: “Vogliamo Acea perché diminuiranno le bollette”».

Corsi, sostenuto da PD e PSI alle scorse Comunali, ha proposto in campagna elettorale l’attivazione di uno “Sportello Acea” in città. Quisquilie secondo il battagliero sindaco di centrodestra: «La cosa più “violenta” che leggo nei vostri programmi è “vigilare”. Venite a chiedere ai sindaci, che sono l’ultima ruota del carro, di fare queste “Guerre puniche”, che sistematicamente sto facendo. Domandate ai Comitati, che hanno chiesto alla Regione Lazio di fare una legge supportata dai 5 Stelle. Questa legge sono anni che latita. Andatelo a chiedere a Zingaretti, a Buschini, alla Battisti, alla Lombardi. E a tutti gli altri com’è la situazione su questa legge regionale per rendere l’acqua pubblica».

Assist di De Santis a Pompeo

Antonio Pompeo

E all’avvocato Mariangela De Santis, visto che aveva spezzato una lancia a favore del presidente democrat della Provincia Antonio Pompeo, Caligiore ha risposto così: «Non siamo in un’aula di tribunale, dove si parla solo di dati. Qua si parla anche di politica, perché lei rappresenta un’area politica, sennò non avrebbe detto “Bravo Pompeo”. Noi non ci meravigliamo perché sappiamo che funziona così. Vi invito a fare un salto di qualità e a iniziare a ragionare politicamente perché i cittadini si difendono in questo modo».

E, d’altronde, c’è chi la bottiglietta di acqua sporca l’ha portata 15 anni alla Procura della Repubblica di Frosinone. Come l’assessore Mario Sodani, invitando la popolazione a fare altrettanto. Corsi se n’è portata dietro una all’ultima adunanza del Consiglio.

Guerra sui natali a Ceccano

Passiamo al capitolo “Ceccanesità”. C’è un preambolo da fare. Caligiore è originario di Siracusa. Malgrado sia ormai ceccanese a tutti gli effetti, nonché al secondo mandato da primo cittadino, c’è chi nel centrosinistra continua a gridare: «Ceccano ai ceccanesi». Che del resto suona come “L’Italia agli italiani”, refrain del centrodestra.

Piroli, invece, è ceccanese doc. Abita a Ceccano, ma ha la residenza a Terracina. Per questo non si è potuta neanche votare da sola quando si è candidata a sindaca contro Caligiore. Quest’ultimo, a un certo punto, ha parlato di persone che dicono di essere legate ai temi del territorio ma non sono neanche residenti in città.

Roberto Caligiore con il ‘suo’ elicottero

Chiaro riferimento a Piroli, nemmeno il primo. «Sono costretta ad abbassarmi al livello del sindaco. – ha detto la leader del coordinamento di centrosinistra “Il Coraggio di cambiare” –. Lei si chiama Caligiore, io Piroli e mio nonno ha dipinto la chiesa di San Giovanni Battista. E mia madre si chiama Lucchetti. Su chi sia più ceccanese credo che non ci siano dubbi».

Così le risponderà, alla fine, il sindaco nonché luogotenente ed elicotterista dei Carabinieri: «Io mi chiamo Caligiore, mio padre è una persona umilissima che ha servito per 50 anni lo Stato italiano nel periodo delle Brigate Rosse. Quando tanti di voi non erano neanche nati. Mia madre è un’onestissima casalinga che si chiama Santoro. Siamo nati in un’altra zona d’Italia ma difendiamo le istituzioni italiane e ci faremmo uccidere per questo. Perché io rappresento lo Stato e personalmente mi sento di rappresentarlo appieno. Se facciamo a gara di cadute di stile, io sicuramente non sarò il primo».

Stoccata ‘pontina’ di Bianchini

Precisato dopo che la dottoressa Piroli aveva detto «Vergognati!» all’assessora Bianchini per via della sua frecciatina: «Questa mattina abbiamo due grosse novità. Riscopriamo la dottoressa Piroli come consigliere identitaria, attaccata alla sua terra. Ma soltanto nel momento in cui si deve sottolineare l’origine non ceccanese del nostro sindaco Roberto Caligiore. Però per quanto riguarda gli altri argomenti a me non sembra che si verifichi questa stessa coerenza. Immagino che deve essere anche pesante viaggiare da Terracina a Ceccano per tutte le Commissioni e i Consigli comunali».

Una delle fasi del Consiglio Comunale di Ceccano

Un viaggio “ideale”, visto che Emanuela Piroli abita a Ceccano. Il suo temporaneo abbandono dell’aula sarebbe stato poi commentato da Caligiore: «La dialettica politica è anche questo e io personalmente non ho mai offeso nessuno. Strano che alla minima parola detta da noi grida allo scandalo democratico. Soprattutto chi rappresenta il Partito dell’accoglienza degli immigrati. Io mi sento un immigrato, quindi paradossalmente dovrei essere più appoggiato da loro che dagli altri».

Marocchini, bestie e distinguo

In conclusione, l’istituzione di una giornata comunale in memoria delle vittime delle truppe franco marocchine lanciate dal generale Juin durante la II Guerra Mondiale. L’ufficiale francese concesse ai suoi goumiers licenza di stupro e saccheggio se avessero conquistato le posizioni. Le conquistarono, ciò che fecero dopo è argomento di discussione a settant’anni di distanza.

La proposta chiede anche l’intitolazione di uno spazio pubblico alle migliaia di donne, ma anche uomini e bambini, che subirono stupri e uccisioni di massa da parte di quei Goumiers. Cioè i mercenari, perlopiù marocchini, che furono reclutati nel Corpo di spedizione francese in Italia per la Seconda Guerra Mondiale. Anche in Ciociaria, quando vennero lanciati verso le Mainarde, saccheggiarono e stuprarono donne, bambine, anziane, uomini.

I goumiers

Era il 18 maggio 1944. Per questo, dietro indicazione dell’Associazione Nazionale Vittime Marocchinate, la giornata sarà istituita in quella data simbolica. I Goumiers sono stati definiti “bestie” dal consigliere FdI Daniele Massa, presidente provinciale di Gioventù Nazionale e delegato alle Politiche Giovanili. (Leggi qui Una “Massa” di giovani che contano. Giovani di destra).

«Senza che nessuno si scandalizzi – ha puntualizzato Massa, fautore dell’iniziativa – cito il termine “bestia” con cognizione di causa. Dalla Treccani, “bestia” indica una persona incline alla violenza e alla brutalità».

Perché questa precisazione? Perché, nell’ottica di istituire una commissione parlamentare d’inchiesta e una giornata nazionale, il senatore di Fratelli d’Italia Massimo Ruspandini è frenato da un altro termine. Proprio Marocchinate. «Sono stati i marocchini ma non si può dire, sempre per colpa del politicamente corretto tanto caro alla sinistra». Così aveva tuonato lo scorso 16 gennaio in conferenza stampa. Conferenza stampa tenuta per preannunciare la deliberazione consiliare proposta dall’Associazione Nazionale. La stessa che è stata già accolta anche a Pontecorvo.

Ruspandini e le tragedie importanti

Nell’occasione Ruspandini, parlando di «allargamento e non restringimento della Memoria», è andato a ruota libera. «Con le Marocchinate, come con le Foibe, non si fanno soldi – ritiene –. Si fanno se si parla delle solite tragedie importanti che piacciono alla sinistra. Quelle che fanno audience, dimenticando travi, non pagliuzze, della storia». Per questo a Ceccano, l’ex Stalingrado Rossa della Ciociaria, il Caligiore 1 ha intitolato una via alle vittime delle Foibe. E il Caligiore 2 sta per fare altrettanto con le vittime Marocchinate.

Il senatore Massimo Ruspandini durante il suo intervento sulle Marocchinate

Che poi, sempre con il dizionario Treccani alla mano, la voce del verbo “marocchinare” esiste. Nella sua seconda accezione, affatto inusuale, significa «sottoporre a stupro, a violenza carnale». Proprio con riferimento agli episodî di violenza compiuti dai soldati marocchini nei confronti delle popolazioni dell’Italia centrale e meridionale. Esiste, però, anche la Memoria. Quella dell’Olocausto. Stavolta, però, a Ceccano se la sono dimenticata.

Tra l’unanime consenso del Consiglio verso l’istanza di Massa, è stata la consigliera Piroli ad accentuare «una scarsa credibilità dei proponenti». Proprio perché «il 27 gennaio, Giornata della Memoria per eccellenza – ha spiegato l’oppositrice – vi siete astenuti dal promuovere iniziative istituzionali. Anche un solo cenno sul sito comunale. Sminuisce anche quest’altra proposta». Poi si è detta sorpresa che anche chi rappresenta l’ala moderata della maggioranza di centrodestra, «di ispirazione cattolica», lo abbia accettato.

Memoria corta sull’Olocausto

L’assessore di Patto Civico Mario Sodani, sentitosi chiamato in causa, ha tentato di mettere una pezza. «Sul sito delle scuole del Comune di Ceccano troverà il significato del 27 gennaio come troverà il 10 febbraio, Memoria e Ricordo. Come troverà il significato di Shoah, Memoria, segregazione. – così il delegato alla Pubblica Istruzione –. Che ci sia stata una dimenticanza sul sito del Comune può capitare. Vedremo nei prossimi giorni di ricordare ai tecnici del Comune di inserire dei momenti di ricordo». «Chi nasconde la storia è complice, bisogna completarla, va raccontata per quello che è, non per convenienza politica». Così si è agganciato il suo consigliere di riferimento Marco Mizzoni.

Mario Sodani

Il sindaco Caligiore, alla fine, dirà: «Abbiamo dimostrato negli anni passati di avere una buona sensibilità. E’ chiaro che dobbiamo migliorare e qualcosa può sfuggire, ma sicuramente faremo in modo che non accada più in futuro». Già con la mente rivolta, però, al Giorno del Ricordo delle Foibe: l’ormai prossimo 10 febbraio. Di certo non capiteranno dimenticanze. Perché, checché se ne dica, la Memoria è di sinistra e il Ricordo è di destra. Le Marocchinate, per fortuna, sembrano bipartisan.

«I giovani devono conoscere la storia e la storiografia – ha precisato l’assessore Sodani –. Non devono conoscere solo la storia scritta da coloro che hanno vinto, ma devono conoscere la realtà della storia. Ricordiamoci che per anni non si è discusso nelle scuole di Foibe, che si parlava di Shoah in una certa maniera». Il messaggio è sempre lo stesso: troppa Memoria e ancora poco Ricordo.

Gizzi benaltrista

La vicesindaco Federica Aceto (FdI), invece, sperava che il tema di turno non fosse divisivo: «La verità storica non può e non deve essere mai sacrificata a beneficio della convenienza ideologica». Secondo la consigliera di minoranza Mariangela De Santis, infatti, «non c’è differenza tra le vittime delle Marocchinate e tra quelle deportate a Auschwitz. Le tragedie di guerra hanno medesimo valore».

Ed ecco arrivare l’intervento dell’assessore alla Cultura Stefano Gizzi. Lo “Sciamano di Ceccano” per il quale si continuano a pretendere le dimissioni per via del post cospirazionista sulle Elezioni USA (Leggi qui Gizzi ‘sciamano’ difende QAnon e scatena l’infernoe anche qui Il sequel di Gizzi-sciamano. Con riporto alla Trump).

Stefano Donald Gizzi

«La consigliera De Santis dice giustamente che i morti sono tutti uguali, ma l’obiezione non deve essere rivolta a noi ma alla dottoressa Piroli. Che ha detto che l’Olocausto è stato un fatto unico nel suo genere», ha premesso l’assessore Gizzi. Poi ha ricordato che ci sono genocidi di Serie B, come quello degli Armeni o l’Holodomor. «Che fate finta di non sapere che cos’è – ha detto a riguardo -. Dieci milioni di contadini ucraini sterminati con un genocidio per fame dal vostro compagno Stalin. Fatti morire con un genocidio per carestia dal Comunismo sovietico». Ah, ecco. Un altro genocidio commesso dai Comunisti.

E, sempre perché Piroli è tra coloro che vogliono la sua testa col riporto alla Trump, l’ha tacciata di intolleranza. «Questa tua forma mentis comunista esce sempre fuori nelle dichiarazioni che fai. Sei intollerante al discorso alternativo al tuo. Perché ti senti investita della cattedra di definire il bene e il male. Agli altri non ne dai il diritto morale. Devi avere rispetto delle posizioni, anche assurde, degli altri».

Elogio dell’assurdità a Ceccano

Le ultime parole famose dell’assessore leghista prima di aggiungere una postilla sulla Marocchinate. «In che modo umili un popolo? Evirando gli uomini e violentando le donne. L’hanno fatto sempre in Africa. In Africa, nelle battaglie che si sono combattute, subito stupro delle donne. Comprendo che la sinistra non sia di questo avviso. Voi volete la sostituzione etnica degli italiani». Sempre a proposito di altri refrain del centrodestra.

Daniele Massa

Tornando all’Olocausto, Daniele Massa la pensa come Ruspandini e Sodani. «È uno dei fatti sicuramente più terribili della storia. Tant’è che oggi non esiste persona sulla faccia della terra che non conosca quei fatti. E non è lo stesso per le Marocchinate. Se fossero state ricordate come altri atti di violenza noi oggi non saremmo qui a chiedere l’istituzione di una giornata».

Gli occhi umidi di Del Brocco

In quelli del presidente provinciale di GN l’assessore Riccardo Del Brocco, rientrato di recente nella famiglia di FdI, rivede «gli stessi miei occhi. Occhi di quando guidavo il movimento giovanile di Alleanza Nazionale (Azione Giovani, ndr). – ha esternato – Di consiglieri comunali se ne vedono tanti, cambiano i politici, c’è un ciclo continuo. Però poi la differenza è tra chi una cosa la fa e chi non la fa». Massa l’ha fatta.

Riccardo Del Brocco

Secondo Del Brocco ha dimostrato con i fatti che «non ci sono morti di Serie A e di Serie B – ha aggiunto in conclusione –. A differenza di altre giornate della Memoria, questa non nasce dall’alto e viene declinata nel basso. Ma sta nascendo su una proposta comunale come un’onda che dal basso monta e va a svegliare le coscienze degli enti più sopra di noi. La differenza la fanno sempre gli uomini e le loro storie. Daniele come consigliere comunale, tutti noi come amministrazione, Caligiore come sindaco e non ultimo il senatore Ruspandini, che porta a livello nazionale questa battaglia».

Quella tesa, per l’appunto, all’allargamento e non al restringimento della Memoria. Memoria corta, però, quest’anno a Ceccano. Tanto per la dimenticanza, come insegnano il consigliere Giancarlo Santucci e l’assessore Mario Sodani, si può sempre dare la colpa a qualche dipendente comunale.