Regionali, assedio ad Area Dem per il candidato

Il confronto per la definizione del candidato Progressista da schierare alle Regionali del Lazio 2023. Ormai è assedio ad Area Dem. Tregua armata e vigilante. Nel mirino Bruno Astorre: "Se convoca le Primarie noi convochiamo l'Assemblea e lo sfiduciamo”. Patto Leodori - Pompeo. Buschini per disinnescare Salera. Pensare Democratico tutta unita oggi pomeriggio con Zingaretti

Carlo Alberto Guderian

già corrispondente a Mosca e Berlino Est

Le truppe sono appostate intorno al fortino di Area Dem. È molto fragile la tregua armata nel Partito Democratico che combatte per definire il candidato alla successione di Nicola Zingaretti. Ad assediare la componente del ministro Dario Franceschini sono i warlord delle preferenze nel Lazio: c’è la potentissima area di Claudio Mancini che ha portato Roberto Gualtieri a diventare sindaco di Roma; c’è l’area del pensatore Goffredo Bettini sulla quale è sintonizzato il governatore uscente Nicola Zingaretti; ci sono i signori delle preferenze nel Lazio Sud riuniti in Pensare Democratico: il vice Segretario Regionale Sara Battisti, il coordinatore della maggioranza Zingaretti Mauro Buschini e c’è naturalmente il fondatore Francesco De Angelis. Nessuna defezione.

Le posizioni sul terreno

La Direzione Regionale di lunedì

Le posizioni sul terreno sono quelle emerse dalla Direzione politica tenuta lunedì pomeriggio al Nazareno. Il Segretario regionale Bruno Astorre ritiene che il candidato alla successione di Nicola Zingaretti debba uscire da un dibattito interno, da un confronto con gli alleati e – se ci fossero più aspiranti – dal voto popolare delle Primarie; sul campo ci sono già tre nomi più uno. (Leggi qui: Pd, braccio di ferro in Direzione per il candidato).

I tre nomi sono quello del vice presidente uscente Daniele Leodori (sul quale stanno AreaDem, gli ex renziani di Base Riformista, i sindaci di molti Comuni non allineati; Leodori è così trasversale che una parte dei centristi del centrodestra sarebbe pronta a spostarsi). Poi c’è Alessio D’Amato, l’assessore alla Salute del Lazio che da due anni sta sulla linea del fronte contro il Covid: all’inizio di maggio ha ufficializzato la sua intenzione di candidarsi; l’unico sondaggio diffuso fino ad oggi lo dà in cima al gradimento degli elettori. E c’è Marta Bonafoni, non iscritta al Pd, civica, espressione dell’area riunita intorno al movimento Pop. (Leggi qui: La scelta di Marta: “Voglio le Primarie per tenere unito il campo”).

Poi c’è il quarto nome. Quello di Enrico Gasbarra: il predecessore di Nicola Zingaretti alla Provincia di Roma. Che non intende passare per le Primarie. Su di lui ha concentrato l’attenzione chi vorrebbe arrivare ad un candidato definito con un dibattito politico capace di arrivare ad una sintesi. Che a questo punto è chiaro non potrà essere unitaria.

Il timore della spallata

Bettini, Astorre, Mancini

Sta tutto qui il senso della tregua armata e vigilante di queste ore. Il fronte di Gasbarra teme che il Segretario Regionale Bruno Astorre si prepari a dare la spallata: e Statuto alla mano, indica le Primarie per metà novembre.

Una mossa strategica: con la quale spostare la discussione dal Tavolo del Lazio a quello del Segretario nazionale Enrico Letta. Perché dal fronte degli assedianti è già arrivato un messaggio: “Se Bruno fa così non può continuare a fare il segretario Regionale”. Su una chat WhatsApp è già partita la catena dei messaggi con la quale tastare il polso: “Se lui convoca le Primarie, noi convochiamo l’Assemblea Regionale per sfiduciarlo”.

Già lunedì, in un passaggio della Direzione Regionale, il deputato Marco Miccoli è stato chiaro: “O Segretario Regionale o capocorrente”. Dalle file di Claudio Mancini scaldano le calcolatrici: allo scorso Congresso si preparavano a scalare la Segreteria candidando Francesco De Angelis, poi però Pensare Democratico era tornato con Nicola Zingaretti cambiando gli equilibri regionali ed eleggendo Bruno Astorre. È chiaro che quel quadro sia saltato. E che il Pd del Lazio sia alla ricerca di un nuovo equilibrio interno.

Sta tutto qui il senso della levata di scudi compiuta domenica alla conclusione della tre giorni di Area Dem a Cortona direttamente dal ministro Dario Franceschini. Un chiaro segnale al Segretario nazionale Enrico Letta, avvisando che l’assedio nel Lazio rischia di destabilizzare gli equilibri del Partito. (Leggi qui: Da Conte alle Regionali del Lazio: i segnali di Franceschini da Cortona. E leggi anche: E le Regionali del Lazio diventano un caso nazionale).

Letta alla finestra

Enrico Letta (Foto: Carlo Lannutti © Imagoeconomica)

Un primo segnale Enrico Letta lo ha mandato. Nei giorni scorsi ha prorogato senza Congresso le Segreterie regionali in scadenza: la più importante è quella di Bruno Astorre.

Vuole che sia il livello Regionale ad individuare una soluzione. E la soluzione di Astorre sta nello Statuto. Il vice Segretario Enzo Foschi (Zingaretti): non ci sta “Sta mancando la mediazione. E questo finisce per trasmettere un’immagine del Pd diversa da quella indicata da Letta. Bruno lunedì ha concluso come se non avessimo parlato, come se non ci fosse una posizione contrapposta alla sua. E così non va bene. Il Partito nazionale non può disinteressarsene perché il Lazio non è una Regione come le altre”.

Su questo punto, Enrico Letta nelle settimane scorse ha fatto capire come la pensa: le Primarie possono essere la soluzione se sono ‘di coalizione‘: ci devono essere candidati di diverse formazioni; altrimenti sarebbero un congresso regionale mascherato. Un segnale al quale ha fatto riferimento lunedì nel suo intervento Claudio Mancini: non è un caso che abbia detto “Si può fare ma dobbiamo essere consapevoli di quello che vuol dire”. Significa: se facciamo le Primarie e vince il nostro candidato la conseguenza è che salta Astorre.

Le mosse di Leodori

Non rallenta il tour di Daniele Leodori sui territori. Martedì pomeriggio è intervenuto all’assemblea nazionale dei Consorzi di Bonifica: in agenda per la sera aveva tre appuntamenti. Uno a Veroli per partecipare al Festival della Filosofia dove si sono confrontati Walter Veltroni ed il cardinale Matteo Maria Zuppi.

All’ultimo momento non è andato. Ormai il fronte di Frosinone lo ha definito. L’ha fatto la settimana scorsa: Daniele Leodori si è incontrato con il presidente della Provincia Antonio Pompeo (leader di Base Riformista). E con lui ha stretto un accordo. In caso di Primarie, Pompeo sosterrà Leodori e su di lui coinvolgerà anche i non allineati che sono iscritti alla sua associazione Volume.

In bilico il sindaco di Cassino Enzo Salera: il gelo di questi giorni verso i vertici provinciali del Partito Democratico non è legato alla battaglia interna pro o contro Leodori. Il suo sassolino nella scarpa si chiama Marino Fardelli, il Difensore Civico regionale che non ha mai nascosto la sua aspirazione di fare il sindaco a Cassino; tre anni fa si dimise da Segretario, non condividendo la linea Astorre di passare per le Primarie. L’attivismo di Fardelli su Cassino non piace affatto a Salera: è convinto che lì ce lo abbia messo Pensare Democratico; l’incarico in realtà gli è stato dato come riconoscimento del suo impegno alle scorse Regionali, alle quali si era candidato. Il Coordinatore della Maggioranza Zingaretti in Regione Lazio Mauro Buschini ha già fatto il punto con Francesco De Angelis.

Nel pomeriggio nuovo punto. Questa volta con Nicola Zingaretti che verrà a Frosinone dando un ulteriore segnale politico. Francesco De Angelis, Sara Battisti e Mauro Buschini saranno intorno a lui. Non solo per le foto di rito.

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