Regionali, dopo il Governo via ai candidati

Il vertice Meloni - Berlusconi accelera i tempi per il lancio dei candidati alle Regionali del Lazio. Il borsino di oggi. Fazzone nega spostamenti. Il gelo corre su Twitter. Il botta e risposta Colosimo - Zingaretti. Il Lazio verso il tavolo Nazionale

Il nodo per le Regionali del Lazio verrà sciolto dal centrodestra a partire dalla settimana prossima. Giorgia Meloni ci metterà mano dopo avere varato il suo primo Governo. I tempi sono strettissimi: le consultazioni al Quirinale inizieranno giovedì e saranno lampo. La sintonia ritrovata oggi con Silvio Berlusconi durante l’incontro in via della Scrofa riduce al minimo il percorso: venerdì sera la leader di Fratelli d’Italia potrebbe salire al Colle per ricevere l’incarico esplorativo, sabato potrebbe sciogliere la riserva e domenica potrebbe tenersi il giuramento.

Chiara Colosimo (Foto: Stefano Carofei / Imagoeconomica)

Il dossier Regionali verrà aperto subito dopo. La premier dovrà scegliere il candidato da schierare. Il borsino in serata vede salire ancora le quotazioni di Chiara Colosimo, ritenuta la più adatta per guidare il centrodestra alla conquista del fortino tenuto da dieci anni dall’uscente Nicola Zingaretti; è stata lei la capogruppo scelta per traghettare il Popolo delle Libertà dopo il caso dei rimborsi facili; c’è lei dietro a tutte le spine nel fianco dell’amministrazione Zingaretti in questi anni: dalle assunzioni fatte attingendo dalla graduatoria del Comune di Allumiere, fino alle mascherine pagate e non consegnate nei giorni più caotici della pandemia.

In calo ma ancora alte le quotazioni del parlamentare Ue Nicola Procaccini, già sindaco di Terracina.

In crescita esponenziale le quotazioni del presidente di Croce Rossa Italiana Francesco Rocca: ma per il Ministero della Salute.

Unito anche alle Regionali

Claudio Fazzone

L’intesa raggiunta oggi evita spaccature clamorose all’interno di Forza Italia. Venivano ipotizzate nella remota ipotesi che Silvio Berlusconi avesse deciso di disertare l’incontro con Giorgia Meloni. E salire da solo al Quirinale per le consultazioni, spaccando il fronte del Centrodestra.

Già in mattinata aveva smontato questa ipotesi il coordinatore di Forza Italia nel Lazio Claudio Fazzone. Dato da alcuni quotidiani nazionali in direzione di Italia Viva nel caso di una rottura, già all’ora del caffè Fazzone ha negato dicendoNon ho mai ne pensato ne detto una cosa simile. Il centrodestra ha la responsabilità di governare con Giorgia Meloni presidente per volontà degli italiani”.

Lo stesso vale per le Regionali del Lazio. Dove è proprio Chiara Colosimo a tenere caldo il fronte. È lei oggi a rendersi protagonista di un botta e risposta su Twitter con Nicola Zingaretti. Il Governatore uscente scrive “Se Giorgia Meloni è abituata a dare ordini, li dia ai suoi e a chi la segue. In democrazia non si danno ordini alle opposizioni. Perché in democrazia si governa, non si comanda”. Ribatte a stretto giro la possibile candidata alla sua successione “Ah si? Strano mi pareva tu fossi quello che minacciava addirittura.. nella migliore delle ipotesi denunce! Ti do sempre lo stesso consiglio.. tacere almeno per un pochetto”.

Il gelo corre su Twitter

Carlo Calenda (Foto: Andrea Panegrossi / Imagoeconomica)

Sempre ad un cinguettio è affidato il pensiero di Carlo Calenda. È lui a non volere il bis del Modello Lazio, l’alleanza costruita da Zingaretti e dal suo vice Daniele Leodori che da anni tiene insieme tutte le forze progressiste dal Pd al M5S, da Azione e Iv agli ambientalisti.

Oggi ha lanciato un tweet nel quale avverte “Se Pd e M5S come sembra, faranno l’accordo per spartirsi tutte le VicePresidenze di Camera e Senato destinate all’opposizione, noi non parteciperemo al voto. Se questo accordo si materializzerà, la scelta del Pd in termini di alleanze sarà evidente”. Un’ulteriore motivo di chiusura all’alleanza nel Lazio.

Non chiude invece Giuseppe Conte. Tiene aperta una linea di comunicazione: stretta e condizionata. È la stessa che ha allacciato ormai da giorni. Al Pd dice che se vuole l’alleanza nel Lazio va individuato un candidato terzo. In pratica? Un esponente della società civile e non un esponente Dem. Una condizione che se tiene attivo il canale di dialogo snatura però il Modello Lazio: Zingaretti e Leodori l’hanno costruito sui progetti e non sui numeri, senza vincoli.

Il tavolo nazionale

Francesco Boccia (Foto Imagoeconomica)

Subito dopo il varo del Governo e l’elezione degli Uffici di Presidenza di Camera e Senato, anche il Partito Democratico metterà mano alla questione Lazio. Il dossier verrà aperto da Francesco Boccia (Responsabile Autonomie Territoriali ed Enti Locali della Segreteria nazionale del Pd) e da Bruno Astorre (Segretario Pd del Lazio).

Il primo elemento di analisi sarà proprio l’eccezionalità del Lazio: qui è stato costruito un Modello unico in Italia, capace di tenere uniti tutti i progressisti. Passare al tavolo nazionale rischia di cambiare il paradigma. Ed archiviare il valore aggiunto costruito da quell’esperienza.

La capacità sarà quella di trovare un punto di sintesi. O decidere di lasciare la scelta ai livelli Regionali. Dove una sintesi unitaria è già pronta.

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