Regionali, gli alleati dicono si a Rocca

Il vertice del centrodestra esamina i tre profili portati da Giorgia Meloni. L'ago della bilancia è sul nome del presidente di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa Francesco Rocca. Chi è. Da dove viene. Gli anfibi sul campo.

Le lancette scorrono, le difficoltà restano: verranno appianate nelle prossime ore e lunedì verrà sciolto il nodo del candidato Governatore del Lazio che verrà schierato dal centrodestra. Giorgia Meloni oggi ha avviato il confronto con gli alleati sulla terna di nomi che ha messo a punto nelle settimane scorse. Tre profili diversi per tre differenti tipi di Governatore al quale affidare il Lazio in caso di vittoria. (leggi qui: Regionali, Giorgia annuncia Rocca lunedì. Conte apre il fuoco su D’Amato).

Il giorno del confronto

Giorgia Meloni (Foto: Carlo Lannutti © Imagoeconomica)

Che oggi sarebbe stato il giorno della decisione finale, Giorgia Meloni lo aveva detto sabato sera da Piazza del Popolo, al termine del suo intervento nei festeggiamenti per i dieci anni di Fratelli d’Italia. Aveva annunciato «il candidato spetta a Fdi ma nome deve essere condiviso». Ribadendo proprio questo punto: «Tengo molto anche al fatto che ci sia un nome condiviso dagli alleati» per cui «farò una rosa di tre nomi agli alleati ed entro lunedì annuncerò il nome».

Il passo in avanti è stato compiuto in mattinata. Chi è riuscito ad intercettare la premier le domanda se abbia presentato agli alleati la terna di candidati per le regionali del Lazio. Lei risponde rivelando «Li ho già presentati agli alleati, devo ancora avere un confronto, per cui ne riparliamo in giornata».

Via libera a Rocca

Le indiscrezioni del pomeriggio ribadiscono quanto emerso nei giorni scorsi. L’alleanza ha una preferenza per Francesco Rocca, presidente della Federazione Internazionale delle società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa e presidente nazionale della Croce Rossa Italiana.

Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi. Foto © Benvegnu’ Guaitoli / Imagoeconomica

Perché? È il nome con uno standing adeguato ad una Regione come il Lazio: che ha Roma al suo interno e che sarà protagonista del prossimo Giubileo. È il nome meno politico e più trasversale, con competenza sia in campo organizzativo che politico; soprattutto ha una collaudata esperienza nel campo della mediazione dei conflitti.

Un nome terzo che evita di accendere il conflitto tra le due anime politiche di Fratelli d’Italia: quella del vice presidente della Camera Fabio Rampelli e quella del parlamentare Ue ed ex portavoce di Giorgia Meloni Nicola Procaccini. Il nome di Rocca – stando alle indiscrezioni – nel pomeriggio ha avuto il via libera anche da Lega e Forza Italia.

Non sono mancate le perplessità. Come quella del coordinatore romano di Forza Italia, Maurizio Gasparri. Per il quale i tre nomi proposti da Giorgia Meloni sono «Tutti rispettabili. Personalmente, resto e resterò convinto che i politici siano i più adatti a svolgere le funzioni tipiche della politica». Perché la politica ha i suoi riti, le sue ortodossie, le sue liturgie: che ad un esterno possono sembrare superficiali ed invece sono sostanza. E possono logorare.

Chi è Rocca

Francesco Rocca

Cinquantasette anni, Gioventù liceale a destra, iscritto al Fronte della Gioventù di Ostia è diventati avvocato ed espertissimo in crisi diplomatico-umanitarie.

Inizia ad occuparsi di volontariato da giovanissimo, quando non è ancora di moda. Dalla fine degli anni ’80 frequenta il Jesuit Refugee Service: è un’organizzazione cattolica internazionale con la missione di assistere i rifugiati e gli sfollati con la forza. Dal 1988 al 1993 è nel Dormitorio di San Saba e ne diventa il responsabile.

Frequenta anche la Caritas ed il suo Centro Accoglienza Minori; la Piccola Casa della Divina Provvidenza Cottolengo per l’assistenza ai disabili gravi.

Nel frattempo si laurea e diventa avvocato. Resta legato al mondo Caritas e fa il volontario nel Centro Assistenza Legale per Migranti e Richiedenti Asilo. Con la roga sulle spalle si occupa di processi che vedono come imputati anche boss mafiosi e proprio questo lo porta a vivere cinque anni sotto scorta.

Mette gli anfibi sul campo in Etiopia ed Eritrea come direttore generale della Ong Hansenian’s Ethiopian Welfare Organization “Hewo”; guida la transizione da orfanotrofio a casa famiglia per minori vulnerabili dell’IPAB “Asilo della Patria.

Sfida sulla Sanità

Alessio D’Amato

La designazione di Rocca porterebbe il piano del confronto elettorale sul tema della salute. Il candidato del partito Democratico, di Azione ed Italia Viva è l’assessore uscente alla Sanità Alessio D’Amato. È lui ad avere guidato la battaglia contro il Covid rivoluzionando la rete ospedaliera nel Lazio ed organizzando le campagne di vaccinazione. Ma anche Francesco Rocca ha competenze ed esperienze sul campo. Non di poco rilievo.

Specializzato alla Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione come direttore generale di ospedali, diventa Commissario Straordinario dell’Ospedale Sant’Andrea di Roma e poi ne diventa Direttore generale. Nel 2007 la Croce Rossa Italiana lo nomina capo del dipartimento delle Operazioni di Emergenza. È nel nucleo valutazione dell’Istituto Nazionale Tumori Pascale di Napoli e nel consiglio d’indirizzo dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani” di Roma.

Nel 2008 diventa Commissario straordinario di Croce Rossa e l’anno successivo, nel corso dell’assemblea generale in Kenya viene eletto come consigliere d’amministrazione della Federazione Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa.

Guida come Commissario straordinario la ASL Napoli 2. E poi a gennaio 2013 viene eletto Presidente nazionale della Croce Rossa Italiana. Nello stesso anno, all’assemblea generale a Sidney, lo eleggono Vice Presidente della Federazione Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa. A novembre del 2017, l’Assemblea Generale della Federazione Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa lo elegge presidente durante i meeting statutari che si sono tenuti ad Antalya, in Turchia. Nel giugno del 2022 viene riconfermato Presidente della Federazione Internazionale.

Diplomazia sul campo

Foto: Nicolas Bandini / Italian Red Cross

Non si occupa solo di ospedali in zone di guerra. Ma ha creato una diplomazia sotterranea e parallela a carattere umanitario. In Fratelli d’Italia ricordano con orgoglio che fu lui ad andare fino in un campo siriano a recuperare il bambino di Bergamo che la mamma aveva portato via per aderire alle milizie dell’Isis; poi lei era morta in un bombardamento ed il bimbo era finito in un campo per orfani dei combattenti stranieri. 

Negli anni di Croce Rossa ha coordinato l’associazione in vari scenari. Dal conflitto in Georgia nel 2008 ai terremoti in Italia (L’Aquila, Emilia, Italia Centrale), dalle missioni in Siria durante la guerra, al terremoto che ha colpito Haiti; dal conflitto armato in Palestina e in particolare nella Striscia di Gaza, fino alla missione in Kenya durante la gravissima siccità che aveva colpito soprattutto la zona del Turkana.

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