Regionali, i due canali che lavorano al campo Prog

Prende corpo il dialogo per le Regionali che punta alla creazione del campo Progressista, ripetendo la formula vincente del Modello Lazio. Italia Viva verso la sintonia, quadri di Azione in riflessione. La legge sull'Aria una prova della non subalternità M5S al Pd in Regione

Due canali di dialogo ci sono. E portano direttamente al Modello Lazio: al campo ultra largo costruito durante questi cinque anni di Governo regionale da Nicola Zingaretti. Le indiscrezioni assicurano che una delle parti più sensibili sia l’assessora pentastellata Roberta Lombardi e che la recente approvazione della norma sulla qualità dell’aria vada letta in quella direzione. L’altro canale di dialogo sta nel quartier generale di Italia Viva ed ha vissuto sulla propria pelle l’esperienza della formula zingarettiana. La capogruppo renziana Marietta Tidei è tra le più convinte dei risultati ottenuti.

Sull’altra parte del fronte, ad annodare i fili e costruire nuovi percorsi di confronto ci sta lavorando giorno e notte il Segretario Regionale Dem Bruno Astorre.

Complessa ma non troppo

Bruno Astorre ha detto con chiarezza da subito che i numeri sono precisi. E proiettando sulle prossime Regionali il recente voto alle Politiche del Lazio il polo Progressista risulta vincente. A condizione però di riproporre l’esperienza di unità che sta per concludersi in queste settimane. (Leggi qui: Lazio, diplomazie al lavoro tra Pd e M5S).

Replicare il Modello Lazio è un’esperienza complessa. Perché Carlo Calenda con la sua Azione punta a scalare il Pd. Partendo dal Lazio. Le impronte digitali le ha lasciate l’altro giorno, dicendo “Nel Lazio il Pd ha il peggiore sistema di potere del Pd in tutta Italia, mentre a Nord ci sono sindaci capaci. Il Lazio è il nucleo del problema del Pd”. Il resto sono pretesti. Come la storia che non intenda fare alleanze dove già ci sia il Movimento 5 Stelle. Aveva detto lo stesso per Fratelli d’Italia ma poi a Frosinone la sua dirigente provinciale Alessandra Sardellitti siede in giunta assieme ad assessori di FdI.

Il timore che inizia a prendere corpo nel Centro è che quella di Carlo Calenda nel Lazio possa diventare una partita a perdere, all’interno di una strategia che punta a colpire alle caviglie il Pd. Per buttarlo giù e poi puntare a prendersi gli orfani di quell’area politica.

A far notare che questa strategia avrebbe come prezzo immediato la perdita del Lazio e la sua consegna al centrodestra sono proprio gli alleati. E qualcuno dei suoi quadri.

I dubbi di Italia Viva

Marietta Tidei

Italia Viva non è affatto convinta di questa strategia. Ne hanno parlato tra loro i dirigenti regionali. Il più favorevole è l’ex deputato Luciano Nobili, la più scettica è Marietta Tidei. E Matteo Renzi ne è informato.

Un upgrade sulla situazione lo ha ricevuto in occasione della sua tappa frusinate del tour elettorale per le Politiche. Dal palco dell’auditorium di Roma aveva annunciato la tappa in Ciociaria con fuochi d’artificio e mortaretti: poi, una volta sul palco, è stato abile nel non far saltare i ponti che collegano con il Pd. Con il quale ha affrontato le Comunali di Frosinone e – gli è stato fatto presente – dobbiamo affrontare le Regionali. (leggi qui La sfida di Renzi a Frosinone ed al suo Pd. E leggi anche qui: Renzi a Frosinone, sul serio: «Enrico, stai tranquillo»).

Nobili sostiene la validità del progetto strategico di lungo respiro. Tidei guarda il lato amministrativo. Pragmatica, pare che abbia fatto notare come queste strategie funzionino se sei vincente. Non da sconfitto. E la frantumazione del Modello Lazio lascia pochi margini alla vittoria del centrosinistra: perché si vota con un turno unico, senza quorum e senza ballottaggio, chi prende più voti si porta a casa il Lazio.

Nelle file dei calendiani c’è lo stesso dibattito. Tra chi punta al Pd domani e chi fa notare che senza l’uovo – Lazio oggi c’è poco da fare prospettive. Secondo alcuni ci sarebbe un documento politico in via di definizione tra e federazioni provinciali. Con il quale chiedere a Carlo Calenda un confronto sul tema.

L’apertura di Conte

Nicola Zingaretti con Roberta Lombardi e Valentina Corrado (Foto: Livio Anticoli / Imagoeconomica)

A lavorare sul fronte del M5S ci stanno pensando le due generalesse del Lazio: l’assessore Roberta Lombardi e la coordinatrice Valentina Corrado. Con un’evidenza che è la stessa messa a suo tempo sotto il naso di Beppe Grillo. E cioè: l’alleanza nel Lazio non è subordinazione ma dialogo alla pari.

La prova provata è arrivata l’altro giorno con l’approvazione della norma regionale sulla qualità dell’aria. Una parte del Partito Democratico ha innescato un confronto serratissimo con l’assessora: reclamava alcune modifiche su passaggi chiave. In particolare sulle compensazioni a carico del mondo industriale e sui limiti da raggiungere. Roberta Lombardi ha accettato il confronto, riconosciuto come fondate alcune delle sollecitazioni: l’emendamento è stato firmato a quattro mai dai capigruppo Loreto Marcelli (M5S) e Marta Leonori (Pd). Ma sui principi cardine della norma, sui limiti, gli obiettivi è stata irremovibile: dimostrando così che se un tema fa parte della stessa visione tra M5S e Pd non deve poi essere mutato.

Giuseppe Conte pare più permeabile ora che è evidente un punto: il Pd del Lazio non è il Pd nazionale. È lo stesso punto che si rivelò vincente per Nicola Zingaretti quando stabilì una linea di confronto con Roberta Lombardi. Il capo politico pentastellato non vuole avere a che fare con Enrico Letta. Ed ha fissato un altro punto non negoziabile: una posizione chiara e definitiva sul termovalorizzatore a Roma.

La mediazione Astorre

Regione Lazio, l’Aula Consiliare. (Foto: Carlo Carino / Imagoeconomica)

Un punto sul quale si sta lavorando. Partendo da una base comune: gli impianti per il trattamento dei rifiuti, servono. Sulle tecnologie, discutiamo.

È Bruno Astorre a portare avanti il confronto. La sua posizione parte dallo stesso valore che è riuscito a tenere unita la coalizione di Zingaretti ed a creare il Modello Lazio: i progetti condivisi. Per il Segretario Pd del Lazio le tappe sono definite: primo, definire il programma; secondo: fare la coalizione che si riconosce in quei progetti; terzo: individuare tutti insieme il nome dell’uomo o della donna più adatto a tenere unito tutto.

Ed i canali di dialogo in quella direzione stanno funzionando.

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