Regionali: il centrosinistra sospende il tavolo, il centrodestra lo cerca

Il centrosinistra sospende il tavolo: ci sono contatti in corso con M5S e sinistra ambientalista. Primo obiettivo: allargare il campo. Il centrodestra ha problemi di candidatura. Gasparri chiede un tavolo per condividere la candidatura. Lo spettro Michetti. La necessità di un nome conosciuto su Roma. Sui territori: Tagliaferri scombina il mosaico ed è pronto a candidarsi. ma...

La mission del centrosinistra è allargare il campo intorno al candidato governatore Alessio D’Amato. La mission del centrodestra è trovare una sintesi sul candidato da schierare per tentare di riprendersi la Regione Lazio. È proseguita su due binari paralleli la giornata politica in vista delle elezioni che decideranno il nome del successore di Nicola Zingaretti.

Il centrosinistra ha sospeso il tavolo della coalizione: c’è un dialogo in corso con le forze ambientaliste e della sinistra; inoltre gli ambasciatori stanno ragionando con il Movimento 5 Stelle: i punti di contatto sono più dei punti di divisione. Di fronte a questa situazione è stato deciso di non proseguire con la definizione del programma. Ma di lasciare tempo e spazio a quelle trattative: potrebbero ricostruire il Campo largo.

Il centrodestra invece è alle prese con le tensioni interne. Si aspetta il ritorno di Giorgia Meloni per mettere mano alla questione. I bookmakers scommettono sempre più sul deputato europeo Nicola Procaccini, buone le quotazioni su Fabio Rampelli che ha il limite di essere la minoranza interna. Ma su Procaccini inizia ad aprirsi il fuoco dai colli romani: Maurizio Gasparri (Forza Italia) non mette in discussione il peso di FdI nel Lazio e la sua prelazione sulla candidatura. Avanza il dubbio legato al fatto che Nicola procaccini sia di Terracina e non un romano: «servono candidati ben riconoscibili, soprattutto per il vasto elettorato di Roma».

STOP AL TAVOLO DEL CENTROSINISTRA

Alessio D’Amato

La Direzione Regionale Pd ha assegnato martedì un compito chiaro ad Alessio D’Amato. Gli è stato chiesto di compiere ogni sforzo per allargare la coalizione. Al momento è formata dal Pd, da Azione e Italia Viva, dal Psi, da Demos e da +Europa. Ma è solo un pezzo della grande alleanza che in questi anni ha governato con Nicola Zingaretti. Per replicare il Modello Lazio mancano all’appello il Movimento 5 Stelle e le forze della sinistra ecologista. Un canale di dialogo è aperto. Soprattutto è solido. Anche con il M5S con il quale c’è un fitto scambio di messaggi a distanza. (Leggi qui: Regionali: il Pd azzera le polemiche e lancia D’Amato).

In attesa dell’esito di queste trattative il tavolo del centrosinistra si ferma. Il Segretario Regionale Pd Bruno Astorre, al termine della riunione spiega cosa accadrà da adesso in poi. «Il tavolo si è determinato con una sospensione perché noi, almeno il Pd, affideremo ad Alessio D’Amato il compito di tenere e allargare il campo della coalizione». L’obiettivo è di coinvolgere tutte «le forze politiche della coalizione del centrosinistra e del campo largo per provare a costruire un’alleanza programmatica».

Alessio D’Amato in questo compito non sarà solo: «Vicino ad Alessio ci saranno tutti i vertici nazionali e regionali del Pd» ha chiarito Astorre. Non c’è un nome già deciso: l’assessore alla Sanità che in questi anni ha combattuto il Covid ed organizzato le vaccinazioni è il candidato del Pd. «Siamo disponibili a fare le primarie se serve. Lo ha detto anche oggi Alessio: si fanno se serve per allargare il campo. Il tema è il programma».

NUOVI SEGNALI AL M5S

Giuseppe Conte

Il Segretario manda altri segnali al Movimento 5 Stelle. Ribadisce quanto già detto ieri a margine della Direzione. E cioè che le risposte sui punti proposti dal M5S sono già state date: sono nella bozza di programma scritta nei mesi scorsi insieme a loro, punta alla prosecuzione del lavoro avviato con Zingaretti e quindi insieme al Movimento.

Il tentativo del Segretario è quello di riportare gli orologi alla fase precedente la crisi culminata con la caduta del Governo Draghi, la spaccatura, le elezioni. C’era un tavolo del Campo Largo ed aveva portato avanti un bel po’ di lavoro. «Quello che noi abbiamo scritto al livello regionale è stato concordato tutto anche con il livello regionale dei 5 Stelle. Quel programma è ottimo. Partendo proprio da quel programma noi pensiamo si possa costruire un campo largo per sconfiggere la destra. Quindi chiediamo a tutti di ritornare sui temi».

L’assessore Roberta Lombardi ad inizio settimana aveva rimproverato al Pd di non avere risposto alla proposta fatta dal M5S sui punti fondamentali del programma; ha messo in luce che una via per il dialogo c’è ed è percorribile. Ma l’indomani proprio Bruno Astorre aveva risposto che si trattava di posizioni personali dell’assessore Lombardi. Lo rimarca anche oggi. «Purtroppo il livello regionale dei 5 stelle è stato smentito da Giuseppe Conte. Ma se si vuole ritornare sui temi non siamo convinti che ci sia spazio per dialogare. Sia chiaro che se non si costruisce è responsabilità del Movimento 5 Stelle».

LE CONDIZIONI DELLA SINISTRA

Al tavolo, insieme al Partito Democratico prendono parte i Radicali, +Europa, Demos, Psi, Volt e il movimento civico di sinistra Pop. Non ci sono i centristi di Calenda e Renzi ma perché hanno detto che per loro va bene tutto purché il candidato Governatore sia Alessio D’Amato e non ci sia di mezzo il Movimento 5 Stelle.

Prima di arrivare alla determinazione di sospendere la discussione per attendere l’esito dei tentativi di allargare la coalizione, a quel tavolo c’erano state le richieste della componente rosso – verde. Che sono: azzerare la candidatura di Alessio D’Amato, ripartire dal programma. Solo dopo avere verificato la convergenza sui temi, affrontare il nodo del candidato presidente della Regione per il centrosinistra. Una posizione nella quale si riconoscono Alleanza Verdi-Sinistra, Sinistra Civica Ecologista, Articolo 1.

«Abbiamo chiesto di riaprire il tavolo col M5S perché i numeri dicono che il campo largo forse è in condizione di vincere. Invece una coalizione ristretta ci porta alla sconfitta». Lo ha detto il Segretario regionale di Articolo Uno, Riccardo Agostini, al termine della riunione.

CIANI: PARLARE CON CONTE, NO PRIMARIE

Paolo Ciani (Demos). Foto © Stefano Carofei / Imagoeconomica

Per Demos bisogna andare a parlare con Conte e vedere se c’è la volontà di arrivare ad una composizione. O se c’è una preclusione di principio. «I diktat, da qualunque parte arrivino, non aiutano a comporre una coalizione e c’è un’insieme di forze, anche con i 5 Stelle, che avevano trovato un accordo programmatico»: lo ha detto il leader di Demos, Paolo Ciani, all’uscita del tavolo di coalizione

Ci sono poi altri due temi. Le Primarie e D’Amato candidato unico Pd dopo un accordo con i centristi. Ciani sui due punti dice «Ad oggi direi no Primarie. Non è uno dei punti principali uscito nella riunione. Più che le Primarie c‘è un problema di equilibrio di coalizione e di non disperdere la forza che nella Regione Lazio avevamo trovato ancor prima che a livello nazionale».

Poi fa notare un dettaglio piccolo ma decisivo per molti. «D’Amato è il candidato unico del Pd. Non è il candidato di Calenda. Con Calenda non c’e un accordo, ha espresso un parere positivo su uno dei candidati in campo. Non è detto che oggi sia quello il problema, D’Amato è un buon candidato. Il suo nome non è un problema nemmeno per i 5 Stelle. Dobbiamo incontrarci e capire se è una tattica politica di disgregazione o se c’è la volontà di andare insieme».

IL NODO DEL CENTRODESTRA

Maurizio Gasparri (Foto: Giulia Palmigiani © Imagoeconomica)

Il centrodestra all’improvviso s’è trovato scavalcato. I Progressisti stanno lavorando sulla coalizione, loro non hanno il candidato. (Leggi qui: Regionali, il centrodestra scopre di non avere il candidato).

Lo ha ribadito Maurizio Gasparri, ricordando che «Mancano un paio di mesi alle Regionali del Lazio. Tutti conosciamo i numeri e le previsioni. Il realismo deve essere una regola ampiamente condivisa. Ma anche il rispetto. È necessario l’incontro per definire le candidature con la consapevolezza, che al di là dei pesi e dei contrappesi, servono candidati ben riconoscibili, soprattutto per il vasto elettorato di Roma». La traduzione: sappiamo che FdI ha i numeri maggiori, ma il candidato deve essere condiviso e non va dimenticato che se i romani non lo sentono ‘loro’ potrebbero non votarlo.

C’è uno spettro del recente passato che si agita nel centrodestra. È il fantasma di Enrico Michetti, il candidato che venne schierato alle Comunali di Roma contro Enrico Gualtieri. Non andò benissimo e fu evidente nel mezzo della campagna elettorale che quel nome fu un errore. Per questo Gasparri chiede di privilegiare «soluzioni politiche ed evitando errori del passato. Non si potrebbe più accettare quello che fu imposto alle elezioni comunali di un anno fa».

I NODI SUI TERRITORI

Gasparri chiede una soluzione chiara, riconoscibile da subito perché «bisogna rivolgersi a una pubblica opinione che, soprattutto nella Capitale, non avrebbe il tempo di valutare esperimenti o azzardi. E su questo tutte le formazioni politiche hanno la loro da dire, all’insegna della riconoscibilità e della scelta politica».

Ma quello del candidato Governatore non è l’unico nodo. Sui territori sono ancora aperte le discussioni sulle liste con i candidati Consiglieri regionali. Ci sono aspettative ed aspirazioni, promesse da mantenere e quote da rispettare. A Roma stanno valutando l’assetto finale della lista di Frosinone: ci sono decisioni da prendere. Il Coordinatore provinciale Massimo Ruspandini vede bene la candidatura di Daniele Maura, già Presidente del Consiglio Provinciale. Si è già messo in moto l’ex deputato, ex presidente della Provincia, ex assessore e consigliere Regionale Antonello Iannarilli che ha iniziato il tour nei Comuni. Lo stesso sta facendo il vice coordinatore Gabriele Picano di Cassino che ha avviato vari incontri tematici.

A scombinare il mosaico potrebbe essere la disponibilità data alla candidatura dall’ex vicesindaco di Frosinone Fabio Tagliaferri. È l’uomo che sul finire della scorsa consiliatura ha dovuto rinunciare alla fascia da vicesindaco e lasciare la giunta per avere aderito a FdI. Ha assunto la guida del Partito a Frosinone ed avviato una campagna di allargamento basata su nomi storici della militanza e nuove adesioni. C’è lui dietro alla tregua con la Lega culminata con la candidatura di Riccardo Mastrangeli, poi diventato sindaco. Il nome è sul tavolo, la discussione è aperta. Un altro nodo da sciogliere.

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