Regionali, la spallata non c’è Lezione di Zingaretti ai 5 Stelle

Foto © Paolo Cerroni / Imagoeconomica

Nel 3-3 delle Regionali il Movimento 5 Stelle si è rivelato ininfluente. Ora si aprirà una riflessione sui futuri assetti. Sia nel centrosinistra che nel centrodestra

Corrado Trento
Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

La spallata non c’è stata e alla fine l’election day del 20 e 21 settembre si è chiuso con un quadro di maggiore stabilità per il Governo. La base di partenza era 4-2 per il centrosinistra. È finita 3-3, ma alla vigilia il 5-1 per il centrodestra era una previsione molto accreditata. Una premessa è necessaria: la Valle d’Aosta fa storia a sé, ma in ogni caso nella regione la Lega è il primo partito.

Detto questo, sul piano politico il Pd di Nicola Zingaretti ha raggiunto un risultato importante. E per certi versi inaspettato. Grazie alle vittorie per nulla scontate di Eugenio Giani in Toscana e di Michele Emiliano in Puglia. Quest’ultima sicuramente quella meno pronosticata. Il centrodestra ha conquistato le Marche, con Francesco Acquaroli, esponente di Fratelli d’Italia.

Cinque Stelle ininfluenti

Luigi Di Maio commenta i risultati del referendum. Foto © Livio Anticoli / Imagoeconomica

Dicevamo della coalizione giallorossa. I Cinque Stelle incassano il risultato del referendum, ma alle Regionali i loro candidati non hanno lasciato il segno. E soprattutto non hanno impedito le vittorie degli alleati Dem in Toscana e in Puglia. Discorso diverso, ma parzialmente, per le Marche.

Però va sottolineato pure un altro aspetto e cioè che l’appello al voto utile (disgiunto) di Zingaretti ha spostato più di qualcosa. Il che significa forse che gli elettorati del Pd e dei Cinque Stelle sono più vicini rispetto invece alle distanze che separano le classi dirigenti. Un elemento di riflessione.

Il Pd ha dimostrato di esserci, con Zingaretti che ha dovuto pagare un prezzo sul fronte referendario (il Sì), ma che alla fine ha tenuto sul piano più importante. Quello del Governo. Ora il Partito Democratico è nella condizione di poter alzare la voce sia sul piano politico (a partire dalla legge elettorale) che su quello economico (progetti per il Recovery Fund e accesso al Mes). (Leggi qui La vittoria di Zingaretti, la sconfitta di Salvini).

Conte con il minimo sforzo

Giuseppe Conte

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte resta saldo a Palazzo Chigi con il minimo sforzo. Anzi, per la verità il suo appello all’alleanza tra Pd e Cinque Stelle alle Regionali è caduto nel vuoto. Ha vinto suo malgrado.

I Democrat festeggiano anche la conferma (a valanga) di Vincenzo De Luca governatore della Campania. Ma questa era attesa. Se proprio si vuole cercare il pelo nell’uovo, nessuno dei tre presidenti di Regione (De Luca, Giani, Emiliano) è zingarettiano.

È chiaro anche che il risultato delle Regionali allontana definitivamente ogni ipotesi di elezioni anticipate alla Regione Lazio. Peraltro pure alla Pisana il Movimento Cinque Stelle dovrà decidere cosa fare da grande. La vittoria del Sì al referendum non può bastare. I pentastellati alle Regionali sono stati ininfluenti.

Zaia tre volte Salvini

Matteo Salvini. Foto © Vince Paolo Gerace / Imagoeconomica

Sul fronte del centrodestra, spiccano le dimensioni, politiche e numeriche, della conferma di Luca Zaia (Lega) alla guida del Veneto. Percentuali del genere (oltre il 75%) non si erano mai viste. Merito di una gestione senza sbavature, pure per quanto riguarda l’emergenza Covid. Poi c’è un altro elemento dasottolineare: la civica di Zaia ha ottenuto più del triplo dei voti della Lega. Il Governatore del Veneto è ormai il “competitor” di Matteo Salvini all’interno del Carroccio. (Leggi qui La vittoria di Zingaretti, la sconfitta di Salvini)

La vittoria di Susanna Ceccardi in Toscana avrebbe “bilanciato” il trionfo di Luca Zaia in Veneto. Ma così non è stato e negli assetti della Lega, ma pure del centrodestra, qualcosa può cambiare.

Fratelli d’Italia conquista un’altra Regione, le Marche. Con Francesco Acquaroli. Un altro tassello nel “puzzle” di Giorgia Meloni. In Puglia invece Raffaele Fitto non ce l’ha fatta. In Liguria conferma per Giovanni Toti, leader di Cambiamo. Il centrodestra rimane molto forte e maggioritario nel Paese, ma a questo punto è evidente che si aprirà una riflessione su quelli che potranno essere i futuri assetti. Specialmente sul piano della leadership.

Ora la nuova legge

Foto © Carlo Lannutti / Imagoeconomica

Tanto più che sta per iniziare una partita decisiva in Parlamento, quella che porterà al varo della nuova legge elettorale. Con opzioni di alleanze anche trasversali, specialmente sul proporzionale. E attenzione a Forza Italia.

Per quanto riguarda la maggioranza giallorossa, il Pd alle regionali ha dimostrato di poter fare a meno del Movimento Cinque Stelle. Non viceversa. Il quadro e le prospettive sono naturalmente diverse sul piano nazionale. Però ora il tema dell’alleanza diventa imprescindibile.

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