Regionali, l’agenda è cambiata. Le elezioni ora dipendono da Zingaretti

La crisi di Governo ed il ritorno alle urne cambiano l'agenda della Politica. Zingaretti si candiderà. E determinerà la data del voto per il suo successore nel Lazio. Le variabili. Il tema delle alleanze.

 L’unica certezza è che non ci sarà un election day. Non si voterà nello stesso giorno per le elezioni politiche e le Regionali del Lazio. La legge non lo impone, l’urgenza politica nemmeno. Non ci sarebbe neanche se il governatore Nicola Zingaretti si candidasse al Parlamento: cosa che effettivamente farà. (leggi qui: Onorevoli senza vacanze: subito in campagna elettorale).

La data più probabile per votare il successore di Nicola Zingaretti è tra dicembre e gennaio 2023.

Situazioni differenti

La sede della Giunta regionale

Come si arriva a questa data. Bisogna partire da un presupposto: la situazione nazionale e quella del Lazio sono differenti. In Parlamento non c’è più una maggioranza politica: cioè non c’è una coalizione che intenda formarsi per guidare il Paese. Per questo sono necessarie le urne.

A renderle urgenti è la situazione interna ed internazionale: gli impegni con l’Europa per avere i fondi del Pnrr; la guerra in corso alle porte del continente; la speculazione sul gas e quella sui generi alimentari. Occorre un governo. Occorre in fretta. Di che colore politico e per fare cosa saranno le elezioni a stabilirlo.

In Regione Lazio non c’è alcun problema politico nella maggioranza. Al contrario di quello che è accaduto a Palazzo Madama qui il Partito Democratico di Nicola Zingaretti ed il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte (guidato da Roberta Lombardi) lavorano insieme. Su un programma di governo che viene portato avanti. E può legittimamente fronteggiare i problemi dei progetti Pnrr da mettere a terra, la nuova ondata di vaccinazioni da assicurare in aututnno.

Zingaretti si candida

Nicola Zingaretti

Nicola Zingaretti governa il Lazio da dieci anni. Prima ancora ha governato la Provincia di Roma. Volendo, avrebbe a disposizione un altro mandato regionale. Perché? Cinque anni fa è stata approvata la riforma dello Statuto: se n’è occupata la Commissione presieduta da Mario Abbruzzese. Ha ridotto il numero dei Consiglieri regionali da 70 a 50 ed ha fissato regole precise con cui individuare la data delle elezioni quando un Governatore cessa dall’incarico.

Il nuovo testo dice che il Governatore può esercitare al massimo due mandati consecutivi, come i sindaci nelle grandi città. Ma a partire dalla prossima Legislatura. Quel testo venne approvato allo scadere della prima legislatura Zingaretti che pertanto era esclusa dal conteggio: quella che sta scadendo in questo mesi è la prima con il nuovo Statuto.

Ma Zingaretti non ha la minima intenzione di restare. Perché amministrare è un’attività logorante, densa di rischi e trappole. Zingaretti lo disse con chiarezza quando era anche Segretario nazionale del Pd: troppe cose e troppo impegnative. Alle Politiche di settembre lui sarà candidato.

Regionali tra Natale e febbraio

Foto: Marco Cremonesi / Imagoeconomica

Come spiegato ieri, al momento della candidatura la legge non gli impone di dimettersi. Perché c’è incompatibilità tra la carica di presidente di Regione e Parlamentare. Ma per esserci incompatibilità bisogna prima essere eletti e trovarsi in mano entrambe le cariche. A quel punto bisogna esercitare l’opzione: cioè scegliere per quale delle due cariche si intende optare.

Il voto nazionale è stato fissato dal Presidente della Repubblica al 25 settembre. Considerata una eventuale elezione in Parlamento di Nicola Zingaretti la seduta di insediamento si terrebbe dopo non meno di due settimane. E siamo al 10 di ottobre. Vanno formate le Commissioni e le Giunte: questo richiede un altro paio di settimane ed arriviamo al 24 ottobre. La prima seduta della Giunta per le Elezioni chiamata a verificare eventuali casi di incompatibilità si riunirebbe dopo una settimana. E siamo agli inizi di novembre. Da lì scatterebbero i 90 giorni entro i quali tenere il voto nel Lazio. Si arriverebbe a febbraio inoltrato, volendo anche marzo. (Leggi qui: Via il listino: la riforma elettorale nel Lazio è legge).

Ma c’è anche un’altra ipotesi: dimissioni di Nicola Zingaretti nel preciso momento in cui si concretizza l’incompatibilità. Cioè a fine settembre. Il che porterebbe a votare per il suo successore entro la fine di dicembre.

Una via di mezzo potrebbe essere quella delle dimissioni spontanee di Zingaretti ma nei 30 giorni dal momento in cui si concretizza l’incompatibilità. E quindi a fine ottobre. I 90 giorni per le elezioni regionali inizierebbero a contarsi da lì e si arriverebbe a votare per le Regionali nei primi giorni di febbraio.

Al voto con chi?

Roberta Lombardi e Nicola Zingaretti (Foto Francesco Benvenuti © Imagoeconomica)

Dal momento delle dimissioni al momento del voto, il timone della Regione Lazio passerebbe al vice presidente Daniele Leodori. Determinando la stessa situazione registrata in Puglia quando Niki Vendola venne eletto deputato; in Abruzzo quando accadde la stessa cosa a Luciano D’Alfonso.

Il grande interrogativo è ‘al voto con chi?‘ Dopo la scomunica a Giuseppe Conte e la rottura dell’alleanza con il Pd cosa accadrà nel Lazio? Per Roberta Lombardi si può andare avanti. Tocca al Pd decidere.

Mette il dito nella piaga Stefano Pedica, segretario del Lazio di Più Europa. Per il quale “Dopo lo strappo dei contiani, che ha messo in crisi il governo e il Paese, le parole di Enrico Letta mi sembrano chiare: ‘Ognuno per sé ”.

Già, c’è la questione della Regione Lazio. E Pedica lo mette in evidenza. Ha chiesto al segretario nazionale Enrico Letta ed ai vertici laziali del Pd:come la mettiamo con i contiani e con l’assessore Lombardi in Regione? Ricordo che sono le stesse persone che non vogliono il termovalorizzatore a Roma per intenderci. Il Pd batta un colpo, non va bene nascondersi dietro il silenzio“.

L’agenda stravolta

Daniele Leodori (Foto: Paola Onofri © Imagoeconomica)

Lo scioglimento delle Camere ha stravolto i tempi nell’agenda della politica laziale. Le Primarie non sono più una priorità: ci sono prima le candidature da assegnare nel Lazio per Camera e Senato. Ma bisogna vedere se e con chi si farà l’alleanza elettorale, se si andrà verso la composizione di un Campo Draghiano che è cosa del tutto diversa dall’attuale Campo Progressista.

Al Nazareno, il tema Governatore in questo momento non è assolutamente in agenda. E nemmeno come individuarlo: se con le Primarie oppure con una sintesi politica.

La scelta delle candidature potrebbe semplificare il quadro. Ad esempio con un posto in lista per l’assessore alla Sanità Alessio D’Amato (possibile) o l’attuale vice presidente Daniele Leodori (pare abbia già fatto sapere ‘no grazie, per senso di responsabilità: c’è alle porte un’emergenza sociale paurosa e qui deve esserci un governo regionale pronto a fronteggiarla).

Altre priorità

Claudio Mancini

Uno dei protagonisti del dibattito per le Regionali nei giorni scorsi, Claudio Mancini è concentrato sulle Politiche. E dice “Le forze politiche che hanno portato alla caduta del governo saranno ulteriormente penalizzate dal voto e peseranno poco nel prossimo Parlamento”. È un chiaro riferimento al M5s. Fa i conti con i meccanismi della vecchia legge elettorale, il Rosatellum. “È prevalentemente proporzionale e quindi adesso la nostra priorità è il profilo ideale e programmatico del Pd. Non sono solo le alleanze che definiscono l’identità del Partito”. 

Il Segretario ragionale Bruno Astorre è altrettanto concentrato sulla linea da costruire per le Politiche. Con chi ed in che modo. È stato tra i principali pontieri del dialogo per il Campo progressista, vorrebbe salvare il salvabile. In giornata è previsto un suo confronto con Enrico Letta.

In questo momento al Nazareno le priorità sono diventate altre. E più tardi si ragiona sul Lazio e meglio è.

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