Regionali, il si cammuffato di Sergio Pirozzi (di A.Porcu)

Sergio Pirozzi dice che non si candida alla Regione: in realtà significa l'esatto contrario. Strategie e tattiche della comunicazione nascoste. La mano di Francesco Storace

Continua a dire no. Così come ormai fa da mesi. (leggi qui) . Il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi ha continuato a dirlo anche ieri: a Corrado Trento che lo ha intervistato per Ciociaria Oggi:

«Solo chi non mi conosce. Se fossi candidato alla presidenza della Regione Lazio lo direi senza problemi. Il fatto è che non mi candido. Poi se gli altri non ci credono, non è un problema mio».

Non gli credono (non gli crediamo) non perché non dica no. Non è possibile credergli per il modo in cui lo dice. Uno che non si prepara alle elezioni non va in giro in lungo ed in largo per il Lazio, non passa da una partita del Frosinone ad una comparsata nelle fiere che contano. Non presenta un libro proprio nei giorni in cui si devono decidere le candidature. E non lo intitola “La scossa dello scarpone”. Soprattutto, alla domanda “Sarà lei il nome sul quale punterà il centrodestra per sparigliare le carte, anche e soprattutto sul versante di quel voto di protesta che Silvio Berlusconi non intende lasciare ai Cinque Stelle?” Non risponde come ieri ha fatto lui: «Bisogna leggere il libro».

Il fatto è che la tecnica di comunicazione è da manuale. Precisa. Se ci si vuole candidare si deve dire no. Perché dire si scaraventerebbe Pirozzi al centro della graticola con il bollino del candidato da attaccare, criticare, logorare, rimproverandogli qualsiasi nefandezza.

Dire no tiene al riparo da tutto questo. E consente di andare in giro in lungo ed in largo per tutto il Lazio a fare quello che altrimenti verrebbe chiamato ‘campagna elettorale’. Oltretutto senza magliette politiche indosso: solo come ‘sindaco di Amatice’ ala città che non c’è più dopo il terremoto. Sindaco. Civico. Fuori dalla politica. Perfetto.

Non è un caso che dietro a Sergio Pirozzi ci sia uno dei più abili strateghi della comunicazione politica: quel Francesco Storace che negli anni di governo alla Regione Lazio aveva realizzato una struttura di comunicazione degna del più efficace Ministero della Propaganda e della Cultura Popolare.

La strategia di Francesco Storace è sottile e micidiale. In questi giorni sta facendo crescere il non candidato Sergio Pirozzi. Nel frattempo gli altri nel centrodestra non individuano un nome da poter mettere sotto ai riflettori. E lui guadagna peso e spessore mediatico. Una strategia che renderà inevitabile candidarlo. Un boccone amaro per Silvio Berlusconi e per Forza Italia: la candidatura nel Lazio è in quota azzurra dopo avere ceduto la Sicilia a Giorgia Meloni ed il Nord a Matteo Salvini. La vecchia volpe del deserto politico Francesco Storace metterà tutti di fronte ad un’evidenza: meglio il suo candidato vincente che un candidato di bandiera ma perdente.

Si candida? Se è una scommessa, conviene puntare sul si. Se è un libro, come dice lui, conviene leggerlo. Intanto passeranno i giorni. E quando arriveremo in fondo alle pagine scopriremo che la risposta era quella che tutti ci aspettavamo.

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