Regionali, ecco come si vota

Come si vota alle prossime Regionali. Le quattro possibilità previste dalla nuova legge elettorale regionale. Come si assegnano i seggi nel Lazio.

Gli elettori del Lazio (circa 5 milioni) e della Lombardia (7 milioni e 500 mila) che domenica 4 marzo si  recheranno alle urne si vedranno consegnare al seggio tre schede: in  aggiunta a quelle per la Camera e per il Senato, avranno tra le mani  anche quelle per il rinnovo dei rispettivi presidenti e consigli  regionali.

 

L’election day, di fatto, vale solo per loro, dato che i molisani  torneranno alle urne, per la loro regione, il 22 aprile e i friulani  il 29 dello stesso mese. Si terranno, invece, dopo l’estate le  consultazioni in Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta e Basilicata.

 

Le elezioni si terranno dalle 7 alle 23 di domenica e lo scrutinio  delle schede inizierà dalle 14 di lunedì 5 marzo, una volta ultimato  lo spoglio di quelle per le elezioni politiche dei due rami  parlamentari.

 

Le elezioni dei presidenti e dei consigli sono  contestuali, secondo un meccanismo di voto diverso da quello  nazionale. Se non altro perché, a differenza del premier, presidente  diventa chi ottiene più voti.

 

Il presidente della Regione, che ormai tutti chiamano,  all’americana, Governatore, in base ai rispettivi Statuti, la  rappresenta, dirige la politica della giunta, che nomina, convoca e  presiede e della cui azione è responsabile; fra gli altri poteri,  promulga le leggi regionali ed emana i regolamenti, indice i  referendum regionali.

 

I consigli regionali esercitano la funzione legislativa, concorrono  alla determinazione dell’indirizzo politico regionale, esercitano  funzioni di controllo. Nel Lazio, è composto da 51 consiglieri.

 

Fra le caratteristiche del sistema, oltre all’equilibrio di genere, il collegamento tra le liste circoscrizionali e il candidato alla  presidenza. E la dichiarazione di collegamento è efficace se  convergente con analoga dichiarazione da parte del candidato  presidente. Ed è possibile il voto disgiunto.

 

Il voto si esercita su scheda unica e sono possibili  quattro modalità alternative:

  1. votare solo il presidente,
  2. votare il  presidente e una delle liste collegate,
  3. votare il candidato presidente e (cosiddetto voto disgiunto) una lista non a lui collegata,
  4. votare  solo la lista (in tal modo il voto si intende espresso anche a favore  del presidente collegato).

 

Diviene presidente il candidato che ottiene il maggior numero di voti.

Nel Lazio, dove l’80% dei consiglieri assegnati è eletto con sistema  proporzionale sulla base di liste circoscrizionali concorrenti, e il  20% è eletto con sistema, maggioritario, insieme con il Presidente  della Regione, sulla base di liste regionali, le circoscrizioni sono  cinque, corrispondenti ai territori delle province di Frosinone,  Latina, Rieti, Viterbo e Città metropolitana di Roma capitale.

I seggi sono ripartiti con criterio proporzionale,  dividendo il numero dei residenti per i quattro quinti dei componenti  del consiglio, escluso il presidente della regione, sulla base dei  quozienti interi e dei più alti resti.

Roma fa la parte del leone,  esprimendo 29 seggi, seguita da Frosinone e Latina con 4, Viterbo con  2 seggi e, infine, Rieti con uno soltanto.

La soglia di sbarramento per le liste è fissata al 3% del totale regionale dei voti, sempre che non siano  collegate ad un candidato presidente che non abbia raggiunto il 5% dei voti.

Nel Lazio il sistema  prevede che le liste che appoggiano il governatore vittorioso  ottengani un premio di 10 seggi in maniera proporzionale.

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