Regione, il Pd su Vincenzi ma senza unanimità

Nel pomeriggio il Pd confermerà la scelta su Marco Vincenzi come successore di Buschini. Ma non c'è l'unanimità della maggioranza: il M5S ci sta ancora ragionando. Leonori come capogruppo ma chiede un passaggio ulteriore. L'UdP resiste. ma Zingaretti è stato categorico

Marco Vincenzi nuovo presidente del Consiglio Regionale al posto di Mauro Buschini, Marta Leonori nuova capogruppo al posto di Vincenzi. La riunione del Gruppo Pd tenuta nel pomeriggio ha dato questa indicazione. Ma la vera operazione politica che si sta cercando di mettere a segno è l’azzeramento dell’Ufficio di Presidenza. In pratica, le dimissioni in blocco dei vicepresidenti Devid Porrello (M5S) e Giuseppe Cangemi (Lega, dei consiglieri segretari Michela Di Biase (PD), Gianluca Quadrana (Lista Civica Zingaretti) e Daniele Giannini (Lega). Seguendo l’esempio dato da Mauro Buschini che non ha voluto aspettare un minuto di più quando sono iniziate le polemiche sulle assunzioni fatte in Regione.

Il primo nome è Vincenzi

Marco Vincenzi (Foto: Paolo Cerroni / Imagoeconomica)

Le pre riunioni avvenute in mattinata dicono che il primo nome per la Presidenza è quello di Marco Vincenzi. Ma non c’è l’unanimità nella maggioranza. Il Movimento 5 Stelle non è convinto di questa opzione. Eppure ha un curriculum politico di tutto rispetto: sindaco di Tivoli dal 1999 al 2008, consigliere provinciale di Roma e poi assessore provinciale all’Urbanistica, assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Roma, consigliere regionale del Lazio alla seconda legislatura. Perché non andrebbe bene?

Il M5S ha tirato fuori dall’armadio il fatto che sia stato indagato nel caso Mafia Capitale. Ma la sua posizione è stata archiviata: le indagini hanno accertato che non era coinvolto. Il MoVimento ne sta ancora discutendo.La linea del capogruppo Loreto Marcelli è quella della più totale limpidezza.

C’è la possibilità che Marco Vincenzi non venga eletto al primo tentativo: occorrono 34 voti. Alla seconda votazione il quorum scende a 31 voti ed il centrosinistra non li ha nemmeno in questo caso. La maggioranza ha l’autosufficienza dalla terza votazione in poi: ma se il nuovo presidente venisse eletto solo dal Centrosinistra sarebbe un pessimo segnale politico: perché certificherebbe uno scollamento con il M5S appena entrato in maggioranza.

Una donna per capogruppo

Marta Leonori (Foto Carlo Lannutti / Imagoeconomica)

Con Vincenzi presidente, il PD dovrà trovare un nuovo capogruppo. Le polemiche sollevate con la formazione del governo Draghi impongono ora una scelta al femminile. Molti ritengono che la scelta più naturale sia quella della attuale vice capogruppo Marta Leonori.

In realtà pare che ci siano alcuni ostacoli. Posti dalla stessa vice. Vuole una piena e totale legittimazione e quindi chiede un passaggio formale nel Partito prima che nel Gruppo.

Premesso che i veleni sulle quote rosa al Governo non consentono ora di derogare, in caso di rinuncia la palla passerebbe ad una tra Michela Di Biase, Sara Battisti, Michela Califano, Eleonora Mattina e Valentina Grippo.

Prima Vincenzi, poi azzerare

Il vero nodo politico di tutta l’operazione però è l’Ufficio di Presidenza. La linea di Nicola Zingaretti è sempre stata chiara: se c’è una chiacchiera si prende cappello e si lascia subito l’incarico. Mauro Buschini che è ultra zingarettiano lo ha fatto senza perdere tempo, con la morte nel cuore ma pretendendo di dare l’esempio. Anche a costo di apparire l’unico eventualmente responsabile per un lotto di assunzioni decretato invece all’unanimità dall’intero ufficio.

In queste ore sta emergendo una linea del tutto diversa da quella scelta dal presidente dimissionario. Nessuno ha fretta di rinunciare, nella convinzione che, opportune o meno, quelle assunzioni siano legali. Che l’Ufficio verrà azzerato è una certezza: Nicola Zingaretti lo ha preteso.

Logica vuole che il valzer degli avvicendamenti proceda di pari passo con il rinnovo delle presidenze di Commissione: sono scadute da novembre.

Marta Bonafoni (Foto: Alessia Mastropietro / Imagoeconomica)

Più rosa in ufficio

Il nuovo Ufficio di Presidenza terrà conto della sensibilità Rosa in maniera più marcata che nel recente passato. Tra i nomi che potrebbero entrare nella girandola di vice presidenze e ruoli da segretario ci sono Michela Califano (Pd), Marta Bonafoni (Civica Zingaretti), Gaia Pernarella (M5S), Chiara Colosimo (Fratelli d’Italia).

error: Attenzione: Contenuto protetto da copyright