Regione, tutto ok: nuova fumata nera sulla legge elettorale

Nuovo rinvio della discussione sulla legge elettorale regionale del Lazio. La strategia di Nicola Zingaretti per mantenere il premio di maggioranza che garantisce ad ogni presidente di non finire ostaggio dei Partiti che lo hanno eletto

Donato Robilotta

già Assessore Affari Istituzionali Regione Lazio

Mentre la Camera dei Deputati inizia la discussione sul cosiddetto Rosatellum bis, che è stato licenziato dalla commissione Affari Costituzionali, dalla Pisana ancora una volta è fumata nera sulla legge elettorale.

Tutta la questione ormai ruota intorno allo scontro sul “listino bloccato”, composto attualmente da dieci Consiglieri, che rappresenta il premio di maggioranza legato al Presidente vincente, che la proposta di legge della commissione speciale per le riforme, sottoscritta a larga maggioranza da quasi tutti gruppi, prevede di abrogare.

Il Presidente della Regione, Nicola Zingaretti, invece pare abbia cambiato idea, dimenticandosi però di avvertire il suo capogruppo in Consiglio regionale che ha sottoscritto quella proposta, e vuole utilizzare il “listino” per confermare, nel caso di una nuova vittoria, alcuni dei suoi fedelissimi uscenti ma anche per dare rappresentanza ad esponenti della società civile e soprattutto ad esponenti locali di liste civiche utili per allargare il consenso oltre la sua maggioranza.

Al di là della melina in commissione è stato evidente l’imbarazzo di parte della maggioranza e soprattutto la divisone all’interno del Pd. E’ stata annunciata una riunione del direttivo regionale del Pd per arrivare ad una decisione definitiva nel merito.

La mia sensazione è che Zingaretti non cambierà idea ed avrà gioco facile ad imporre la sua decisione al Pd e alla maggioranza, ma deve evitare di far arrivare in aula la proposta di legge perché l’imbarazzo sarebbe evidente. Anche per un altro motivo che io sottolineo da tempo. Se la legge va in aula il Consiglio non potrà non recepire le norme di principio sulla parità di genere e sull’election day, ma questo rischia di far saltare il suo progetto di votare prima delle elezioni politiche perché la coalizione cui sta lavorando non è esattamente la stessa a cui sta lavorando Renzi.

Ecco perché gira alla Pisana la voce che la melina continuerà, anche perché non si vedono barricate da parte delle opposizioni, e che la questione della parità di genere che sta agitando le acque tra le elette del Pd verrebbe risolta inserendo un’apposita norma nella prossima legge di bilancio che arriverà presto in Consiglio.

Solo che questa sarebbe una toppa peggio del buco perché la legge elettorale ha un quorum di approvazione legato alla maggioranza assoluta dei suoi componenti, diverso da quello previsto per le altre leggi, e dunque le modifiche alla legge elettorale devono essere fatte con un  provvedimento ad hoc e non possono essere inserite in altri provvedimenti.

Dunque se Zingaretti e il Pd vogliono prevedere la parità di genere devono portare la legge elettorale in Consiglio, affrontare il dibattito e assumersi la responsabilità politica di dire che hanno cambiato idea sulla abrogazione del listino. Hic Rodus, hic salta!

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