Niente Regione per Nicola: Forza Italia cerca il candidato tra i big di Unindustria Lazio

Nicola Ottaviani può attendere. La rosa nella quale il centrodestra cercherà di pescare il nome del candidato governatore del Lazio da contrapporre a Nicola Zingaretti è all’interno di Unindustria. È la potentissima unione degli industriali del Lazio, la seconda in Italia dopo Assolombarda per peso economico e quindi politico.

 

Antonio Tajani, ambasciatore con delega totale di Silvio Berlusconi, sta compiendo lì lo scouting alla ricerca dell’uomo da candidare alla guida della Regione. Ufficialmente è il coordinatore regionale Claudio Fazione ad interessarsi della questione. In realtà le ricerche sono affidate all’uomo che ha conquistato, con la sua capacità di relazione e le sue strategie, la guida del Parlamento Europeo

 

Il profilo è all’interno dello standard berlusconiano. L’uomo da candidare non deve essere troppo giovane: altrimenti non trasmette la necessaria sicurezza. Non deve essere troppo stagionato: altrimenti rischia di passare per rappresentante del “vecchio”. Il cliché vuole un capitano d’industria, uno che abbia i conti in odine e sia un imprenditore di successo. Un uomo che possa incarnare il ‘sogno italiano’ che fu presentato Berlusconi nel ’93.

Il profilo prevede anche che sia un uomo dotato di sufficienti risorse personali per fare fronte ad una campagna elettorale costosa, impegnativa, lunga e dispendiosa. Perché il cordone familiare che ha cinto Silvio da un anno ha messo in chiaro le cose: basta salassi alle casse di famiglia per sostenere la politica.

 

Le fonti romane dicono che ci sono già due nomi nella mente di Antonio Tajani. Li ha inviati ai fedelissimi del Lazio via WhatsApp chiedendo loro un parere. Mario Abbruzzese li conosce entrambi.

 

L’operazione si chiuderà dopo il 5 novembre. Subito dopo le elezioni regionali in Sicilia. L’ordine imperativo impartito da Antonio Tajani ai suoi è: unione. Chi proverà a fare distinguo o tentare rotture si troverà fuori. Perché i sondaggi gli hanno già detto una cosa: se Nicola Zingaretti non si candida (possibile), se il centrosinistra non si presenterà compatto (probabile), ci sono i margini per centrare la vittoria.

 

L’operazione piace a Matteo Salvini. Che in queste ore ha mandato un messaggio a Giorgia Meloni ed ai forzisti romani.  «In Sicilia c’é un candidato unitario che può vincere. Non ci sono stati nè passi indietro, nè passi in avanti. Non volevamo che si ripresentasse un altro caso Roma dove il centrodestra diviso ha regalato la vittoria ai grillini».

 

Come va letto quel messaggio. In Sicilia il centrodestra ha deciso di convergere sulla candidatura di Nello Musumeci. Ha concentrato lì le sue forze contro il Pd e contro il Movimento Cinque Stelle. Comprese le (scarse) forze salviniane. Una resa a Berlusconi? Né un passo indietro né uno in avanti: da soli si perde, insieme ce la possiamo giocare: questo il pragmatico messaggio di Salvini.

 

Matteo da Pontida sa che a Roma è terreno di Forza Italia. Sul quale i Fratelli di Giorgia Meloni potrebbero tentare di calare l’asso e pretendere una candidatura per la loro leader. Il segnale è: come in Sicilia, se ci date un candidato sul quale convergere e che sia credibile noi ci siamo.

 

 

Il problema ideologico? Il collante con cui tenere insieme gli ex democristiani, i fuoriusciti di An ed i forzisti del ’93? Roba del passato. Oggi non c’è più bisogno di programmi sui quali convergere. Ma di leader. Il bersaglio da centrare è una banale sommatoria di consensi. Chi ha dubbi faccia una ricerca su una banca dati e rilegga il percorso con cui Giovanni Toti ha costruito il risultato elettorale di Genova. Allo stesso modo ha condizionato la scelta del candidato governatore dell’Assemblea Regionale Siciliana. E ora esporterà il modello nel Lazio.

 

A Salvini mancherà forse qualche congiuntivo. Ma in matematica se la cava in modo decente. Quindi ha condiviso subito il metodo: unità a naso turato sia in Sicilia e poi nel Lazio, dove Noi con Salvini è un fenomeno residuale.

 

Resta da comprendere come giocherà la partita Giorgia Meloni. Da Cinecittà a tirare verso il centro, Giorgia e i suoi Fratelli contano più di qualche preferenza. Che è strategica. La ragazza ha chiaro in mente che andare da soli equivale a condannarsi all’isolamento. Andare in gruppo però ha un prezzo politico che deve esserle riconosciuto. Il minimo che chiederà è un ticket sulla vice presidenza. Come ha fatto in Sicilia.

 

E zar Nicola da Frosinone? Deve attendere. Le primarie al momento sono escluse. E anche se non lo fossero, i Costituzionalisti hanno già espresso il loro verdetto: si può tentare, c’è un sottile passaggio che potrebbe consentire la candidatura. Ma Nicola sa che un conto è fare la campagna elettorale con il cielo sereno. Altro è affrontarla con una spada di Damocle sospesa sulla testa.

 

Meglio lasciare fare ad Antonio Tajani. Tra gli ambienti Confindustriali. Hai visto mai, uno dei due nomi fosse vicino agli ambienti di Frosinone?

 

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