Zingaretti, Pirozzi, Lombardi e Ottaviani, la roulette della Regione

Il Fatto Quotidiano lo spiega in maniera semplice:

“Tutto dipenderà dalla decisione che prenderà il governatore uscente, Nicola Zingaretti, il quale formalmente ha già comunicato di volersi ricandidare, ma in realtà nutre ancora diversi dubbi, determinati da dinamiche personali e soprattutto dagli scenari politici in continua evoluzione all’interno del Pd.

Alle primarie nazionali, Zingaretti ha votato per Andrea Orlando e, nel giorno clou della spaccatura fra Matteo Renzi e gli altri capi corrente del Pd si è unito senza indugio al coro di critiche verso il segretario.

Insomma, uno che al leader fiorentino non è mai stato simpatico – la cosa sembrerebbe reciproca – ma che non è stato ancora inserito nel girone dei “gufi” per via della sua forte influenza sulle dinamiche del Pd romano”.

Ma se Nicola Zingaretti non si candida alla presidenza della Regione, allora il centrosinistra è destinato a spaccarsi. Solo l’attuale Governatore può tenere insieme la coalizione che oggi governa il Lazio. Senza di lui sarebbe una specie di “tana libera tutti”.

L’area di Matteo Orfini, insieme a quella dei Popolari, sta già lavorando all’opzione Lorenza Bonaccorsi, renziana di origine controllata. Ma ci sono anche i nomi di Enrico Gasbarra e David Sassoli. A quel punto però il Campo Progressista di Giuliano Pisapia e Articolo 1 Mdp di Pierluigi Bersani e Massimo D’Alema dovrebbero mettere in campo un proprio candidato alla presidenza della Regione: Massimiliano Smeriglio, vicepresidente di Nicola Zingaretti e uomo forte a Roma della sinistra alternativa al Pdr, Partito di Renzi.

Scrive Il Fatto Quotidiano:

“E a quel punto sarebbe solo una gara di virilità interna, perché le chance di vittoria si ridurrebbero notevolmente. Motivo per il quale chi ci tiene veramente a non perdere la Regione Lazio per i prossimi 5 anni non fa altro che leggere giornalmente all’attuale governatore la lista dei “pro”, indicandogli le scarse alternative di un futuro politico lontano dalla Pisana”

Il centrodestra vorrebbe andare unito. Il giornale di Travaglio fa notare:

”Al contrario, il centrodestra nel Lazio è decisissimo ad andare unito. Entro la fine dell’anno rientreranno in Forza Italia anche gli “esuli” di Ncd (ora Alternativa Popolare). In più, i rapporti con Fratelli d’Italia e gli altri ex Msi che hanno dato vita a Noi Con Salvini non sembrano mai essere stati migliori”.

Quello che ha maggiori possibilità di una candidatura alla presidenza della Regione Lazio è il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi, fortemente voluto dai leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni e Fabio Rampelli. Ma spinto anche da Francesco Storace e Renata Polverini. A Roma e nel Lazio una coalizione a trazione “destra” è sempre stata messa in campo.

Il Fatto Quotidiano non si fa mancare niente e analizza:

“L’alternativa a Pirozzi? I due nomi sul tavolo sono quelli del fondatore di Fdi, Fabio Rampelli, e del senatore forzista Claudio Fazzone”. Ma sempre in Forza Italia circola il nome dell’ex sottosegretario Francesco Giro.

Ora, il sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani tutto è meno che uno sprovveduto. Se avrà soltanto la sensazione che la sua vittoria bis a Frosinone sia stata “usata” in un particolare momento, non solo manderà tutto all’aria, ma il disimpegno sarà totale. Lo ha detto ad Antonio Tajani a Fiuggi qualche settimana fa: “Alle regionali si fanno le primarie, altrimenti scordatevi impegni e discese in campo”. A Silvio Berlusconi dirà la stessa cosa e declinerà l’invito a candidarsi alla Camera o al Senato. Resterà a fare il sindaco per altri cinque anni, convinto che la prossima legislatura parlamentare non andrà oltre i due anni.

Infine, lo specchietto per le allodole della candidatura di Sergio Marchionne, ha convinto Ottaviani che Silvio Berlusconi vuole candidarsi ancora lui a premier. Magari in “tandem” con Mara Carfagna, come ipotizza Il Mattino di Napoli.

Non c’è rinnovamento in Forza Italia e la rottamazione a tempo di record di Stefano Parisi dimostra che neppure Berlusconi può prescindere dai colonnelli di Forza Italia: Giovanni Toti e Renato Brunetta su tutti.

Se però i vertici azzurri sottovalutassero Nicola Ottaviani farebbero un errore enorme. E’ il ‘modello’ che il sindaco vuole importare, la vera novità rivoluzionaria: rimettere al centro l’efficienza e la capacità amministrativa. Da contrapporre a quella che lui chiama «l’approssimazione dei populismi».

In questo quadro Beppe Grillo sembra intenzionato a puntare su Roberta Lombardi (e noi ve lo avevamo detto mesi fa).

Il Fatto commenta:

“… assegnerebbe alla pentastellata Roberta Lombardi il ruolo di favorita nella corsa alla Regione Lazio. Anche perché il M5s per la prima volta proporrebbe addirittura il leader più conosciuto a livello mediatico.

L’ipotetica “benedizione” di Grillo, ovviamente, sarebbe una mano tesa alla componente ortodossa, che fin qui ha dato (e sta dando) filo da torcere a Virginia Raggi in Campidoglio. L’attuale deputata non dovrebbe neppure superare l’imbarazzo di interrompere il suo mandato in Parlamento, visto che la fine della legislatura nazionale coinciderebbe con l’inizio di quella alla Pisana”.

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