La regista di Cassino smonta Asia: “A letto con Weinstein c’ero io”

È nata a Roma. Ma il sangue è di Cassino. Dove la famiglia le ha lasciato una serie di terreni. Che lei segue di persona. La regista Anna Lola Pagnani oggi rivela un dettaglio: che mette in discussione Asia Argento e le sue accuse che hanno innescato Il Me Too

Francesco Specchia per “Libero Quotidiano”

E se il caso Harvey Weinstein avesse ancora qualcosa da raccontare? E se il produttore-orco della Miramax, la belva sessuale, l’uomo più odiato del mondo, dal penitenziario newyorkese dove attualmente soggiorna per una condanna per strupro di secondo grado di 23 anni, volesse oggi riaprire il suo processo, stavolta in sede civile e in Italia?

Accade infatti che nei tribunali newyorkesi – e nelle procure romane – stia circolando un nuovo «verbale di investigazioni difensive esperite art.321 nonies codice procedura penale (italiano)». Il suddetto verbale conterrebbe formali dichiarazioni di un teste che rivelerebbe come Asia Argento, la donna che con la sua testimonianza ha acceso il movimento Mee Too contro la violenza sessuale spingendo Weinstein nelle celle di Rikers Island, in realtà abbia mentito. E la falsa testimonianza, in America, è un reato bello serio.

Il caso dell’orco si può riaprire

Harvey Weinstein. Foto: BBC

Ora, un tribunale, mille voci d’attrici ferite e varie sentenze oramai inappellabili, stabiliscono che Weinstein sia un «predatore sessuale». Non ci piove. (leggi qui).

E la sua ossessione compulsiva per le donne l’ha già privato della famiglia, della moglie che l’ha mollato e del lavoro, dato che l’orco è fallito e il suo patrimonio è destinato – pare, come library – alla Lantern Enterteinment di cui è socio Tarak Ben Ammar.

Ma se l’Argento ha mentito, Weinstein può riaprire il caso «per rispristinare soltanto la verità, con la richiesta di un solo dollaro per risarcimento danni», fanno sapere persone a lui vicine.

Il nuovo teste, finora inascoltato, per «questioni di opportunità» (non era igienico prendere posizione nel pieno dello scandalo) si chiama Anna Lola Pagnani, romana, classe ’72, ora regista, già prima ballerina dei Momix e attrice con cineasti di peso come Scola, Vanzina e Wertmuller.

Pagnani è testimone giurata di avvenimenti che contraddicono la versione di Asia sul caso Weinstein.

La verità di Lola

Lola Pagnani
Signora Pagnani, quando avrebbe mentito Asia Argento sulla violenza subita dal produttore?

«Nel maggio ’97 Asia dice di essere stata invitata a Cannes ad una festa delle Miramax che poi non c’era, di avere lì incontrato Harvey per la prima volta; e di essere stata violentata. Ma non è vero. In realtà i due si sono conosciuti nel gennaio 1997. C’ero. Eravamo a una festa a New York col regista Abel Ferrara col quale avevo lavorato, lì facevo apprendistato mandata da Lina Wermuller con cui nel ’91, da prima ballerina dei Momix, io avevo aperto il G7. Lina mi aveva presentato ad Harvey Keitel che mi aveva introdotto nel mondo di Ferrara e al backstage del suo film New Rose Hotel che stava girando proprio con Asia».

Quindi lì ha conosciuto Asia, e sta bene. Ricordo New Rose Hotel, doveva lanciare la carriera dell’Argento, non fu un gran successo. Ma cosa c’entra col rapporto tra il produttore e l’attrice italiana, scusi?

«C’entra, perché ad Abel mancavano dei soldi, quindi organizzò con l’attore Willem Dafoe una serata per reperire fondi, presentando la sua protagonista Asia al potente produttore Harvey. Asia insistette in modo feroce per conoscerlo, diceva che glielo dovevano assolutamente presentare: disse che il padre le aveva parlato benissimo di Weinstein e che con Weinstein le attrici vincevano l’Oscar. Da lì nacque la loro relazione, tra Asia e Harvey. Me lo confermò mesi dopo lo stesso Abel Ferrara che si lamentava. Nell’ambiente si dice che la relazione proseguì per un po’, ma io non ho avuto personale evidenza».

Perché Abel Ferrara si lamentava della storia tra Argento e Weinstein, scusi?

«Direi che Abel soffriva molto, soffriva fino a piangere perché Asia stava con lui ma, e contemporaneamente l’aveva tradito con Dafoe e lo stesso Weinstein. Mi rimase impressa quella sera perché Asia chiese un taxi per recarsi ad un raduno Wicca, un ritrovo di gente dedita alla stregoneria in una satanic church, una chiesa satanica di New York…».

Asia Argento. Foto © Stefano Carofei / Imagoeconomica
Vabbè. Torniamo alle dichiarazioni di Asia…

«Sì. Asia dice di essere stata invitata, nel maggio ’97, a Cannes ad una festa delle Miramax che poi non ci sarebbe stata, di avere lì incontrato Harvey per la prima volta e di essere stata violentata. Invece la festa c’era eccome; e io mi ricordo lei, bella come il sole, entrare in un salottino prima della sala della festa ed avvinarsi a me e ad Harvey. Dopodiché li lasciai soli, pensavo a parlare di lavoro. Harvey ha fatto molti incontri in quella serata, com’ era normale. Ma so per certo che non c’è stata alcuna violenza in stanza da Harvey».

Mi sfugge qualcosa, perdoni. Che cosa c’entrava lei con Weinstein? Era anche lei in fila per parlare col potente uomo di Hollywood? Era la segretaria? La bodyguard?

«Non c’è stata alcuna violenza in stanza, perché quella notte, a letto con Harvey, c’ero io…».

Ah. Lei era l’amante di Weinstein.

«Diciamo che la sera in cui Asia Argento dice di essere stata stuprata (con la lingua), io mi accompagnavo a Harvey con cui avevo una liaison. Facevo l’amante, nel rispetto del ruolo e in quello della di lui moglie e dei figli. E con la prima moglie Eve Chilton, molto discreta, dormivano in letti separati…».

Ma allora, scusi…

«So già quello che pensa. Tengo a precisare che io ho girato 40 film ma non ho mai fatto uno con Harvey. Né mai lo farò, ovviamente».

Be’, questo è poco ma sicuro…
Lola Pagnani

«Lei ora si chiederà: ma perché questa qui si è decisa a parlare solo ora?».

Lei mi legge nel pensiero. Già. Perché solo ora? Non era il caso di farsi avanti prima, se si sentiva ardere dal sacro fuoco della verità?

«A dire la verità, io queste cose le dissi subito, quando scoppiò lo scandalo, ma non mi diedero retta neppure le Iene. Asia ha un movimento politico molto forte che le sta dietro. Non me ne viene nulla a ripeterle. Sa, è che non sopporto chi usa le proprie relazioni come arma di ricatto in caso di insuccesso ad un provino. Successe con l’Argento. Anche se, beninteso, tutti facciamo dei percorsi nella vita, e tutti miglioriamo. Ma la Asia Argento di vent’ anni fa, per carità! Era furba, scaltrissima, opportunista. Tutti possono dire della sua sessualità – diciamo – molto attiva. Oggi non vedo Harvey da 12 anni, dall’anno prima che nascesse mia figlia, non faccio più parte di quel mondo; oggi curo i miei terreni di famiglia a Cassino».

Signora Pagnani, da come ne parla, pare che lei ritenga Harvey Weinstein – i cui comportamenti sono oramai agli atti ed irrefutabili – essere innocente. 

«Harvey è certamente un donnaiolo, i giudici dicono un predatore sessuale, ma da qui allo stupro ce ne passa. Lui non ha tempo di stuprare nessuno o di dire “se non me la dai non lavori”; ho visto io stessa carrettate di donne che sgomitavano per conoscerlo (anche se non l’ho mai visto con una minorenne). Poi magari lui ci prova presentandosi in stanza in accappatoio, ma se una non ci sta, lui si riveste e la accompagna fuori. Per me Weinstein è un assoluto gentleman».

Weinstein un gentleman in galera.
Lola Pagnani

«Guardi se Harvey parlasse davvero farebbe cadere il mondo. Perlomeno è in galera ma ancora vivo. Epstein l’ha fatto ed è morto».

Nell’appendice del colloquio con l’accalorata amante dell’orco saltano fuori le opinioni sulla filippina Ambra Battilana, che nell’aprile 2015 firmò un impegno a tacere sulle molestie di Weinstein in cambio di un milione di dollari e parlò lo stesso; e anche un paio di cosette che è preferibile evitare perché di facile querela.

Gli avvocati di Weinstein che pure avevano in mano la suddetta teste Pagnani preferirono non utilizzarla probabilmente per avere il controllo del processo in America; e perché finora sono costati al produttore, in parcelle, circa 10 milioni di dollari. Né hanno mai voluto fargli celebrare il processo in Italia, dove l’uomo non sarebbe in galera. Le cose, oggi, potrebbero cambiare… .

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