Renzi, Conte, Berlusconi e il proporzionale che verrà

Da lunedì saranno altri i temi politici sui quali si decideranno le prossime mosse. Con il referendum sul taglio dei parlamentari vicinissimo, sarà la nuova legge elettorale a fare la differenza.

Il premier Giuseppe Conte non se lo pone proprio il problema: avanti comunque vada e nonostante tutto. Il Partito Democratico potrà al massimo avviare una verifica interna, convocare l’ennesima stagione congressuale nazionale, ma difficilmente staccherà la spina al Governo. Il Movimento Cinque Stelle è talmente ripiegato che tutto può fare meno che andare a verificare la percentuale nazionale.

Per questi motivi sono tutti convinti che alla fine la maggioranza giallorossa andrà avanti. Ma come?

Giuseppe Conte

Sul piano politico perderà ulteriore legittimazione se il centrodestra dovesse vincere in Emilia Romagna. Ma c’è anche Matteo Renzi. Il leader di Italia Viva non è d’accordo praticamente su nulla. Potrebbe smarcarsi e provare a dettare le sue condizioni. Matteo Salvini lo sa e infatti da mesi evita di attaccare Matteo Renzi.

Nel frattempo però ci sono altri due elementi che avranno un loro peso. Intanto il referendum sul taglio dei parlamentari, che probabilmente si concluderà con una specie di plebiscito. Poi la nuova legge elettorale, che molto probabilmente sarà proporzionale con una soglia di sbarramento. I Partiti più piccoli cercheranno di far togliere la soglia di sbarramento o di abbassarla. Se questa operazione dovesse riuscire, allora forse le elezioni politiche potrebbero perfino anticiparsi.

A quel punto resterebbe in sospeso il vincolo di coalizione. Matteo Renzi a sinistra, ma anche Silvio Berlusconi a destra, potrebbero essere tentati di “lavorare” in proprio alla formazione di maggioranze e di governi. Inoltre, il Movimento Cinque Stelle, pur scendendo al 10% sul piano nazionale, potrebbe comunque essere decisivo sempre.

È la politica bellezza.

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