Renzi ‘scomunica’ Zingaretti: «Serve un leader con la spina dorsale»

Dal salotto di Rete4 Matteo Renzi dice che non voterà Nicola Zingaretti. "Serve un leader altrimenti saremo sempre un Partito senza spina dorsale". Dice che non si candiderà. Ma non individua il competitor del Governatore. Gli applausi a Fico a Ravenna. Ed il fango sul web

Primo scenario: i nuovi studi di Stasera Italia su Rete4. Matteo Renzi dice «Vedremo chi si candiderà alle primarie, non credo ci sarà un solo candidato. Vedremo quali saranno i candidati, non è detto che il mio voto vada a Zingaretti»Lui alle primarie giura che non parteciperà. Perché «Ho già dato. Ho vinto due volte e due volte mi hanno fatto la guerra  quelli del mio Partito».

Secondo scenario. Il palco della festa nazionale del Pd a Ravenna. Il presidente grillino della Camera Roberto Fico è ospite della serata ed attira quasi 700 persone. «Erano quindici anni che non venivo qui, ad una festa de L’Unità». Per lui applausi e ovazioni.

Terzo scenario. Cortona, la convention di Areadem, con i segnali inviati da Nicola Zingaretti e Dario Franceschini (leggi qui Zingaretti leader da Cortona: «Niente Alleanze con il 5 Stelle ma un Partito collegiale»)

 

Tre palchi per un Partito

Tre location per dire che il Pd tenta di rimettersi al centro del dibattito politico. Nel caso di Renzi su Rete4, un dibattito interno come quello che poco alla volta ha avvelenato e allontanato sempre più il Partito dalla sua base.

Nel caso di Ravenna, un dibattito che torna a confrontarsi e magari a fare un esame di coscienza: domandandosi perché per 15 anni l’ex militante Fico non ha più messo piede alle Feste de L’Unità ed ora si ritrova Presidente della Camera spinto da un Partito che ha drenato buona parte del consenso popolare al Pd.

La location di Cortona invece parla già di un Pd proiettato a domani e che punta a ricollocarsi lì dove sta la società che si candida a governare.

 

No a Zingaretti

Quale delle tre vocazioni Dem sarà il Pd dal 2019 lo stabilirà il prossimo congresso. Mancano i candidati, l’unico sceso in campo con un annuncio ufficiale è il governatore Nicola Zingaretti. Ma nei fatti la grande marcia verso il congresso del futuro è già partita. Sui palchi, nelle convention, negli studi tv, sul web.

Dovrà decidere, con urgenza, la rotta dell’unica forza politica rimasta all’opposizione di un governo gialloverde che nasce dalla delusione generata dal Pd renziano.

 

La candidatura di Nicola Zingaretti è uno  dei pochissimi punti fermi del prossimo congresso dem. Per il resto, non si  sa nemmeno quando verrà celebrato. La primavera del 2019, prima delle Europee, è la finestra più probabile.

L’altro dato certo è che Matteo Renzi dice che non lo sfiderà. E che non lo voterà. La sua visione della politica è basata sul leaderismo, sull’uomo solo al timone. Per questo da rete4, dialogandi con Barbara Palombelli dice «Se non scegliamo un leader vero, saremo sempre un Partito senza spina dorsale». Per Renzi, Nicola Zingaretti non è un leader vero. E per questo boccia la candidatura del Governatore del Lazio.

Bisogna sempre tenere conto che la scomunica arriva da chi ha condotto il Pd al suo minimo storico: forse il leaderismo non si addice al popolo della Sinistra.

 

Nessuna alternativa, per ora

Il candidato di cui teorizza Renzi è ancora fuori dall’orizzonte.  Bellanova, Serracchiani… diciamoci la verità se non si candida  Renzi o almeno Delrio, la partita con Zingaretti è persa in partenza“, si riflette in ambienti Dem.

Ma da Ravenna l’ex ministro Graziano Delrio, quello della riforma che doveva abolire le province, non si sbilancia. «Dobbiamo  ancora prendere decisioni», dice un big renziano.  Non è chiaro neanche se alla fine l’attuale segretario Maurizio Martina sarà  o meno candidato.

 

La tela di Franceschini

Da Cortona invece un segnale chiaro in questa direzione è arrivato. Dario Franceschini è con Nicola Zingaretti e  lavora per l’aggregazione in un campo che sia il più ampio possibile per costruire un’alternativa al Partito renziano.

«Zingaretti per ora è l’unico candidato. Il suo discorso a Cortona è stato molto convincente. Io penso che lui e Martina  possano e debbano stare dalla stessa parte», ha detto nelle ore scorse al Corriere l’ex-ministro. Che a Cortona ha riunito i suoi mandando il segnale visivo che Areadem, la sua componente, sta con il governatore del Lazio.

Franceschini ed Areadem sono sempre stati importanti nel tessere le alleanze durante le fasi di passaggio. «Mentre la Lega è già configurata come un movimento di destra con posizioni estremiste, il Movimento 5 Stelle, sia nell’elettorato che nelle posizioni dei suoi esponenti, è più trasversale». Per l’ex ministro uno dei rischi maggiori in questa fase è che “Movimento 5 Stelle e Lega possano saldarsi e costituire un blocco sociale».

Un rischio concreto. Perché l’elettore medio ormai non fa più differenza tra ideologie.

Uno scenario di fronte al quale, per Dario Franceschini, occorre un forte segnale di unità. È per questo che ha invitato Matteo Renzi a lasciare che il congresso arrivi ad indicare un solo candidato evitando di disperdere energie, voti e, soprattutto, evitando odii e vendette.

 

Gli applausi a Fico

Allora cosa ci faceva Roberto Fico al palco della festa dell’Unità? Se il Pd dice di non dialogare con il M5S come va letta la presenza del presidente della Camera?

Da Ravenna l’ex renzianissimo ministro della mancata abolizione delle Province ed oggi renzianissimo capogruppo a Montecitorio, spiega che «Il Paese ha bisogno di vedere che hai un’idea forte e radicata. Quello che dice Matteo Renzi è non cercare mediazioni su tutto. Io non voglio mediare con Salvini. Posso discutere con il presidente della Camera ma non voglio abbandonare le mie radicalità».

Forse è il segnale di un Pd che inizia a domandarsi: ma perché ci siamo persi tutti questi compagni? «Le distanze con il M5S sono enormi – ha detto Delrio – e non si colmano con una stretta di mano». Già, ma gli elettori stanno lì e non con il Pd. E forse il momento di una riflessione è arrivato.

 

La battaglia del fango

Intanto è iniziata la battaglia del fango, sul terreno dove si sparge con più facilità: il web. Lo ha denunciato lo stesso Zingaretti: «Sui social iniziano a circolare delle card contro di me che  stravolgono le cose che sto dicendo. Sono delle schifezze. Ma se  pensano di mettermi paura si sbagliano. Noi non ci fermiamo, ma  andiamo avanti con più forza di prima. Io mi impegnerò per un  congresso delle idee e della passione, non dell’odio e del rancore.  Per cambiare e per dare all’Italia e all’Europa un futuro diverso».

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