Il respiro corto di una politica che mira in basso

Il respiro è sempre corto, la manovra di piccolo cabotaggio, l’orizzonte che non va mai oltre il dito, rinunciando sul nascere ad immaginare la luna.

E mentre la politica si accartoccia sulle proprie autoreferenzialità, una parte del Paese (il centro sud) continua ad arretrare inesorabilmente, mentre il nord aggancia solo a metà il treno della ripresa).

Sono passati quasi otto mesi dal referendum di dicembre che ha mandato a casa il Governo Renzi. Si doveva fare subito la legge elettorale, che invece non c’è e l’Italia si appresta ad andare alle urne con un’unica certezza: l’ingovernabilità. Eterno retaggio gattopardesco: fare finta di cambiare tutto per non cambiare nulla. Cinque Stelle e Pd continuano a litigare, Virginia Raggi annuncia querele per Matteo Renzi. Sì, ma poi? Di concreto? Niente.

Gli iperbolici annunci di lotta dura all’evasione fiscale si traducono sempre e soltanto in un aumento del carico fiscale per famiglie, imprese, lavoratori, perfino disoccupati. Qualche settimana fa diverse associazioni datoriali hanno criticato il Governo per la scelta di estendere il campo di applicazione dello split payment. Si tratta del meccanismo che impone al beneficiario di una prestazione di trattenere e versare direttamente l’Iva allo Stato, anziché pagarla all’acquirente.

Lo split payment determina un finanziamento a tasso zero allo Stato da parte delle imprese, privando queste ultime, seppur temporaneamente, di una vitale liquidità“: questa l’obiezione, sacrosanta, di chi fa impresa. Cosa ha fatto il Governo? Nulla.

Il respiro è costantemente corto. A livello di Regione Lazio la campagna elettorale è iniziata: Nicola Zingaretti punta alla riconferma e la vicenda del prelievo dal lago di Bracciano per evitare il razionamento dell’acqua a Roma, ha avuto l’effetto di mettere in difficoltà l’Acea e Virginia Raggi. La campagna elettorale è iniziata, i tour di Zingaretti nelle province lo testimoniano. Sì, però, in concreto: sanità migliorata? Risposte alle imprese? Posti di lavoro? Il respiro è costantemente corto.

Il lodo Tre Esse ha mandato all’aria mesi di preparazione del bilancio della Provincia. Quasi 2 milioni di euro che l’ente deve versare subito alla società. E’ una vicenda degli anni passati (leggi qui il precedente), quando sono state prese decisioni che tutti sapevano essere rischiose. Infatti, il lodo Tre Esse si aggiunge ad altri contenziosi (come quello con Acea) che ha visto soccombere la Provincia. Antonio Pompeo nulla c’entra, ma tocca a lui fronteggiare questa emergenza.

Però il fallimento politico e amministrativo del passato si riflette sul presente e sul futuro dei cittadini. Sì perché alla fine il conto lo pagano loro. Noi.

Diversi Comuni, da Cassino ad Alatri, sono alle prese con situazioni debitorie enormi. Cinque anni fa toccò a Frosinone e Nicola Ottaviani non ebbe alternative: Piano di rientro decennale per far rientrare il deficit di 50 milioni di euro. Come si sono formati tutti questi deficit nei Comuni e negli enti? Chi doveva controllare? Chi controlla il controllore? (leggi qui ‘I debiti di Cassino ed i bilanci falsi di 40 anni’)

Il respiro è sempre più corto e allora meglio continuare con una eterna campagna elettorale. Le polemiche in fondo fanno molto (avan)spettacolo. Quattro cavolate per strappare un sorriso, un incazzatura o una battuta e… giù il sipario.

La politica ha esaurito la sua spinta, ad ogni livello. Les Brown ha detto: “Le persone non falliscono perché mirano troppo in alto e sbagliano, ma perché mirano troppo in basso e fanno centro”.

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