Né Bonacini né Zingaretti possono cambiare il Pd

Richetti, possibile avversario di Zingaretti, da Bologna lancia segnali al popolo Dem. "Non serve un nome nuovo per il Pd ma una nuova prospettiva". Rosato: "Non parliamo ora di nomi"

La risposta a Nicola Zingaretti arriva da Bologna. A lanciare il messaggio è uno dei suoi possibili avversari nella corsa per la Segreteria nazionale: Matteo Richetti.

«Non sono Zingaretti o Bonaccini, Renzi o Richetti che possono cambiare il Pd. Serve un grande movimento dal basso». Richetti  lo ha detto intervenendo a Bologna per un’iniziativa organizzata dall’associazione FutureDem.

 

Un nome nuovo al Pd? Meglio una prospettiva

«Serve il congresso, non per ridare un nome o un cognome al Pd – afferma Richetti –  ma per dare un futuro e una prospettiva all’Italia».

Matteo Richetti è un renziano della primissima ora. È stato il fondatore della corrente dei ‘Rottamatori‘ insieme al sindaco di Firenze Matteo Renzi, al deputato Pippo Civati ed al deputato regionale siciliano Davide Faraone.

Portavoce del Partito durante la gestione Renzi, oggi Richetti si è rivolto direttamente alla platea di giovani (una cinquantina) radunati a Fico. «Non sono Zingaretti o Bonaccini, Renzi o Richetti che possono cambiare il Pd – afferma Richetti – lo potete fare solo voi, chiedendo coerenza a tutti. Il Pd non lo cambia nessun dirigente illuminato, ma una grande operazione di coerenza e trasparenza. Senza un grande movimento dal basso, non e’ con un’alchimia di nomi e colori che ce la possiamo cavare».

 

La maggioranza? Chi non ha più voce

Ormai, avverte Richetti, «la prima corrente nel Partito è quella di chi non ha più voce e non ha più voglia: non possiamo lasciarli morire».

Il senatore dem usa anche toni forti, quando denuncia le «tessere comprate» in alcuni territori per viziare congressi e liste locali. O quando richiama la promessa di Matteo Renzi di lasciare la politica alla sconfitta al referendum («Ma è ancora li»).

O ancora, quando parla dell’incapacità del Partito di rinnovarsi. «Questa dirigenza del Pd non è più in grado di proporre uno schema di rapporto col territorio, lo abbiamo già sbagliato – attacca Richetti – la notte delle liste elettorali per le politiche, io mi sono rifiutato di salire in Direzione. Ed ero il portavoce del Partito. Avete davanti il primo responsabile della sconfitta del Pd sono io, sono io il primo da mandare a casa. Dopodiché, basta nasconderci i problemi».

Ed ha aggiunto: «Non se ne puo’ di un gruppo dirigente che dice di voler cambiare tutto, perché è sempre stato detto ma fatto solo in parte. Proviamo a fare una cosa innovativa: non diciamolo, ma facciamolo».

 

Rosato: Zingaretti Segretario? Non è all’odg

Intanto il vicepresidente della Camera non si schiera con Zingaretti. Ettore Rosato, a chi gli chiede se voterebbe come segretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti risponde: «Non mi sembra un tema all’ordine del giorno».

«Inutile parlare di nomi – ha detto all’agenzia di stampa Dire – si fissi quanto prima la data del congresso, si facciano le candidature e poi si decida».

E sulle idee avanzate dal governatore della Regione Lazio basate su equità sociale, ha aggiunto: «Mi trovi un qualsiasi esponente del Pd che non sia d’accordo sul favorire equita’ sociale».

Il dem non commenta neppure la proposta di Carlo Calenda di cambiare nome al Partito: «Non mi sembra una priorità e agli italiani di queste cose non importano. Mi auguro – chiosa – si possa rapidamente celebrare il congresso».

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