Ricorso respinto, elezioni confermate

Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso del sindaco di Latina Damiano Coletta: conferma la sentenza dei colleghi del Tribunale Amministrativo Regionale, bisogna ripetere il voto delle Comunali in 22 sezioni di Latina. Si torna alle urne il 4 settembre.

Andrea Apruzzese

Inter sidera versor

Ricorso respinto. Le elezioni Comunali di Latina vanno ripetute in 22 delle 116 Sezioni. Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso del sindaco Damiano Coletta, decaduto (o se preferite ‘non eletto‘) per effetto della sentenza emessa dal Tribunale Amministrativo Regionale che ha annullato il risultato del primo turno delle elezioni di ottobre in quelle 22 sezioni.

I giudici amministrativi d’appello hanno quindi dato ragione ai loro colleghi di primo grado. Parlano di «gravi illegittimità accertate».

La sentenza: ricorso respinto

Il Consiglio di Stato (Foto: Paolo Cerroni © Imagoeconomica)

La sentenza afferma che «la prova di resistenza non è necessaria». Cosa significa? Che non conta il numero dei voti presi in quelle 22 sezioni dall’una e dall’altra parte, non è necessario vedere se la differenza di voti eventualmente contestati sia in grado di ribaltare il risultato.

Perchè? Non serve quando in sede di verificazione (il riconteggio che è stato fatto in Prefettura) «siano riscontrate, in numerose sezioni, violazioni delle regole di voto e di scrutinio talmente gravi, manifeste e sistematiche, da far emergere un quadro di generale inquinamento del voto. Che ne alteri in modo oggettivo la genuinità . E soprattutto renda impossibile, con valenza assorbente ogni ulteriore considerazione, ricostruire l’effettiva volontà del corpo elettorale interessato». Tradotto: il voto non è attendibile. Punto.

Inoltre, «nella fattispecie in esame, la Prefettura di Latina ha accertato, tra varie anomalie, in un numero significativo sezioni la non corrispondenza del numero complessivo di schede autenticate rispetto alla somma delle schede effettivamente utilizzate dagli elettori e di quelle non utilizzate e indicate a verbale, con una differenza numerica, in alcune sezioni, non trascurabile». (Leggi qui: Latina, elezioni annullate: si torna al voto in 22 sezioni).

Non sono mere irregolarità

Il Consiglio di Stato (Foto: Vincenzo Livieri © Imagoeconomica)

I giudici del Consiglio di Stato aggiungono che «tali incongruenze, in particolare la mancanza di schede autenticate e non votate, attengono agli aspetti generali delle operazioni elettorali, sicché non possono essere dequotate a mere irregolarità, denotando invero un’estrema confusione che ha governato svariati seggi, idonea a influire negativamente sul complesso delle operazioni e ragionevolmente impingendo in modo esiziale sull’attendibilità del risultato elettorale».

I giudici si soffermano anche sulla «scheda ballerina», osservando che «è un argomento ultroneo rispetto alle oggettive gravi illegittimità accertate, che di per sè sono idonee a invalidare irrimediabilmente le operazioni elettorali e di conseguenza il loro esito, anche senza ipotizzare il doloso utilizzo su vasta scala del fraudolento meccanismo della scheda ballerina». Tradotto: c’è il rischio teorico che sia stato fatto ricorso al trucco della ‘scheda ballerina‘ e cioè metto nell’urna una scheda già votata come dico io e l’elettore finge di votare ma mi restituisce la scheda bianca. Ma è solo un elemento ulteriore che si va ad aggiungere alle altre gravissime irregolarità che già da sole basterebbero ad invalidare il voto in quelle 22 sezioni.

La sconfitta per Coletta

Damiano Coletta

Sul piano amministrativo è una sconfitta per Damiano Coletta: non torna a fare il sindaco, non riesce ad evitare il voto bis.

Secondo la sentenza, il TAR aveva ragione: ci sono state gravi irregolarità. Riconducibili all’impreparazione del personale che era ai Seggi. Tali da rendere non chiara la volontà degli elettori. E questo è sufficiente per annullare il voto in quelle sezioni.

C’è poi il dato politico. Emerso dalle conferenze stampa delle ore scorse. Se il Consiglio di Stato avesse dato ragione a Coletta per lui e per il suo governo civico – centrosinistra sarebbe stata la fine. In Aula la maggioranza è nelle mani del centrodestra. In questi mesi è stata Forza Italia a tenere a galla Coletta. Con la caduta del Governo ed il ritorno alle elezioni politiche il 25 settembre non c’è più ragione di far sopravvivere Coletta. Al contrario: serve il suo scranno di sindaco. Per liberare un posto in Senato o a Montecitorio.

Se le elezioni dovessero confermare Damiano Coletta come sindaco, con ogni probabilità il centrodestra gli staccherebbe la spina. Sfiduciandolo per via amministrativa e non più per via giudiziaria. A quel punto si tornerebbe alle urne in tutte le sezioni, non solo nelle 22 contestate.

Ed il candidato sindaco sarebbe un uomo diverso da Vincenzo Zaccheo. (leggi qui Fazzone, Calandrini, Durigon: i tre che epurano Coletta ma pure Zaccheo; e leggi qui: Tutti con Zaccheo ora, poi la Passatella: c’è il rischio che Vincenzo  faccia l’olmo).

Zaccheo, restituirò dignità a Latina

Per Vincenzo Zaccheo i giudici si sono espressi con una chiarezza lampante: “la sentenza evidenzia, e non poteva fare a meno, che il voto è stato inquinato e che ci sono state irregolarità durante le operazioni di voto falsando il risultato, come verificato dalla Prefettura di Latina”.

A Zaccheo nel primo turno mancarono appena 1071 voti per essere eletto subito e chiudere la partita. “Da parte mia c’è tutto l’impegno per restituire dignità alla città, che è ferma, sporca e devastata. In questi mesi da consigliere comunale ho assistito al declassamento di Latina, precipitata agli ultimi posti delle classifiche nazionali, arrivando a perdere milioni e milioni di euro di finanziamenti come quelli per le scuole. Sono già tornato in campo e a lavoro per restituire ai cittadini la città che meritano“.

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