Una pianta segna la fine dei rifiuti a Colleferro. Roccasecca verso il V scavo

A Colleferro inizia la piantumazione degli alberi al posto della discarica. Nasce il problema del luogo dove portare i rifiuti. A Roccasecca tra una settimana si riunisce la conferenza per il via al V invaso della discarica: Roma ha occupato in un attimo il IV bacino: quello che doveva essere l'ultimo

Non plus ultra, scolpì Ercole sui monti Calpe ed Abila, tracciando i confini del mondo allora conosciuto. Il nulla, più in avanti, oltre non c’è. Niente scalpello per il sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna, nessun ercole e nessun martello: solo una pianta, la prima di altre cento, per dire non plus ultra, niente più rifiuti nella discarica che per anni è stata la vavola di sfogo perl ‘immondizia di Roma. I problemi ora sono di Roccasecca e della sua area in località Cerreto.

Una pianta per segnare il confine

Colleferro © Agenzia Dire

A Colleferro hanno piantumato il primo albero con cui iniziano simbolicamente le operazioni di post-mortem della discarica. Sarà chiusa entro il 31 dicembre 2019. Un modo per dire: “Nessuno si faccia venire in testa di allargare il perimetro, scavare ancora, interrare qui altre immondizie“.

Per dare più autorevolezza a quell’alberello, fare arrivare chiaro il messaggio alla Capitale, Pierluigi Sanna ha messo la fascia tricolore e afferrato il badile, in presenza degli assessori della sua giunta e dei consiglieri dell’amministrazione cittadina, il consigliere della Regione Lazio Eleonora Mattia, sindaci o rappresentanti dei Comuni di Genazzano, Paliano e Gorga. Ed una delegazione del movimento Rifiutiamoli.

I primi 100 alberi, “primo lotto della barriera arborea più alta” scrive Sanna su Facebook. Un progetto di copertura con migliaia di metri di telo drenante, di terreno vegetale, specie arboree di ogni tipo. “Il primo albero, sembra solo un simbolo– scrive l’assessore all’Ambiente di Colleferro – In realtà è un segno che resterà lì per anni a testimoniare l’impegno di una comunità per cambiare le sue sorti. La discarica sta per essere chiusa, sta per iniziare il capping e la gestione post operativa».

Inceneritori chiusi, discarica chiusa, bonifica di Arpa 2 avviata, raccolta differenziata porta a porta a livelli storici: Pierluigi Sanna ha centrato le promesse.

Ombre sul nuovo impianto

Colleferro il termovalorizzatore

Si ma allora il nuovo mega impianto per la lavorazione dei rifiuti?La ‘fabbrica dei materiali‘ che dovrà recuperare le materie prime da ciò che finora finiva in discarica? Il progetto milionario sostenuto dalla Regione Lazio per utilizzare le tecnologie più moderne e meno impattanti?

Il sindaco Sanna gela chi aveva scommesso su Colleferro per questo impianto. «Intanto è solo un progetto sulla carta, poi nulla può essere più fatto su questo territorio che serva alla città di Roma. Infine, nulla può essere fatto senza il confronto democratico coi movimenti e le associazioni che rappresentano la parte impegnata delle nostre popolazioni».

Non è un no. Ma è un no a chi pensa di poter portare di tutto a Colleferro. E soprattutto farne l’impianto di Roma, sistemato fuori dalle mura dell’Urbe.

Il quinto invaso

Se chiude Colleferro allora dove andranno rifiuti? Roma la sua discarica non l’ha ancora costruita. Nemmeno ha localizzato il posto dove farla. Dice che non ne ha bisogno perché non produrrà più immondizie grazie alla differenziata.

Sarà, ma per oggi l’immondizia trabocca dai cassonetti e se non fosse stato per l’emergenza proclamata da Nicola Zingaretti, cinghiali e gabbiani avrebbero continuato a banchettare tra le strade della Città Eterna.

I rifiuti a Roma

Dove andrà l’immondizia romana una volta finito il ciclo di Colleferro?

I rifiuti romani hanno esaurito in un baleno lo spazio del IV invaso scavato a Roccasecca, al confine con Colfelice e San Giovanni Incarico. Doveva servire solo i 91 Comuni della provincia di Frosinone. E per questo, durare decenni: poi le emergenze romane hanno trovato la spintanea solidarietà della provincia. Spinta da prefetti e ministri che avevano come unica alternativa quella di ritrovarsi con l’emergenza sanitaria a Roma.

Ci vediamo tra una settimana

E adesso? Dove li mettiamo i rifiuti della provincia di Frosinone? Un posto dove portarli non c’è. La Provincia doveva individuare la nuova discarica con cui rimpiazzare Roccasecca. E nel frattempo, invece di scavare si è cominciato ad abbancare: una collinetta fatta con le immondizie lavorate e trattate. Autorizzata dal Governo nazionale (quello gialloverde) a fine marzo. Fino a 10 metri d’altezza.

E tra poco si comincerà a scavare ancora. Per il nuovo ampliamento della discarica di Roccasecca. A fine settembre è stata convocata la conferenza dei servizi per l’autorizzazione del V bacino. La riunione è stata indetta dalla Direzione Ambiente della Regione per il prossimo 14 ottobre nella sede di via del Tintoretto a Roma.

Un progetto da quattro ettari. Che ora si dovrà vedere se rientrano nei vincoli e nei parametri indicati nelle 389 pagine in cui la Regione analizza la situazione ad oggi del ciclo dei rifiuti. E stima il fabbisogno di spazi fino al 2027.

La sede del Consiglio Regionale del Lazio

Che a gestirla sia un privato o una società pubblica, fa poca differenza: la provincia di Frosinone ha pagato un prezzo ambientale altissimo. Facendosi carico dei ritardi di Roma.

Che ancora latita, tace, butta il pallone in tribuna. Confidando nei terreni delle province.

Quello dove non c’è scritto Non plus ultra. E nessuno sa se verrà scritto mai.

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