Rifiuti, doccia fredda in Regione: niente sconti. E dopo Roccasecca si va a Paliano

Doccia gelata sui sindaci andati in Regione per contrattare lo stop all'aumento della tariffa sui Rifiuti. Non si può fare. La proposta di Migliorelli. Il no del centrodestra. Se a Roccasecca si esaurisce la discarica i rifiuti andranno a Colle Fagiolara. da settembre stop all'organico

La doccia fredda per i sindaci della provincia di Frosinone è arrivata nel pomeriggio. La Regione Lazio ha detto in via ufficiale che non può fare sconti sulla tariffa dei rifiuti: l’aumento c’è, è stato chiesto dal presidente che proprio i sindaci avevano messo ad amministrate la loro società pubblica Saf. Ora non è più possibile tornare indietro.

 

L’incontro per la tariffa

L’acqua l’ha versata l’assessore regionale  Massimiliano Valeriani. A ricevere la doccia ghiacciata sono stati il presidente della Provincia di Frosinone Antonio Pompeo, i sindaci Nicola Ottaviani (Frosinone) Carlo Maria D’Alessandro (Cassino), Roberto Caligiore (Ceccano), Marco Galli (Ceprano) e Giuseppe Sacco (Roccasecca), accompagnati dall’attuale presidente Saf Lucio Migliorelli (la richiesta d’aumento era stata inoltrata dal suo predecessore Mauro Vicano). Presenti il capogruppo Pd in Regione Mauro Buschini ed il consigliere regionale Sara Battisti.

Quell’incontro era stato deciso dall’assemblea dei sindaci nei giorni scorsi, nel corso della riunione convocata per approvare il bilancio della Saf. Avevano stabilito di non votare i conti e tentare un confronto urgente con la Regione. Perché? I conti quadrano al centesimo ma prevedono una tariffa più alta di quella pagata fino ad oggi dai cittadini: l’aumento è retroattivo (scatta dagli anni passati) ed impone quindi di chiedere altri soldi ai cittadini. (leggi qui La Saf inciampa sul bilancio. Muro dei sindaci).

L’aumento della tariffa era stato chiesto dal presidente Vicano per far quadrare i conti, mantenendola comunque tra le più basse nel Lazio. La Regione lo aveva concesso. L’assessore (all’epoca Mauro Buschini) l’aveva congelato. Vicano aveva presentato ricorso. Ora è definitivo.

 

La doccia di Valeriani

L’ assessore Massimiliano Valeriani ha comunicato alla delegazione di sindaci che la loro richiesta di far pagare alla Regione una quota dell’aumento «non è di possibile praticabilità». Mancano i presupposti di legge: la Regione non può farsi carico delle tasse dei Comuni.

Però l’amministrazione Zingaretti è disponibile ad aprire i cordoni della borsa. Per «l’eventuale erogazione di un contributo straordinario per la riconversione e riqualificazione dell’impianto di Colfelice».

Il ragionamento dell’assessore è stato: non vi dò i soldi per la tassa ma ve li posso dare per fare lo stabilimento nuovo che avete progettato. All’atto pratico è la stessa cosa: nella bolletta futura resterà la quota del conguaglio sulla vecchia tariffa, verrà però abbattuta grazie a quei soldi la quota per costruire il moderno e nuovo impianto Saf.

 

Il no dei sindaci

La delegazione dei sindaci del centrodestra, a questo punto, ha detto ‘no grazie‘. Per un motivo tecnico: l’aumento della bolletta per i cittadini è sicuro ed immediato, la concessione dei fondi per la costruzione dell’impianto è solo una promessa e non c’è alcuna data certa.

C’è anche un motivo politico: l’aumento delle tariffe sarebbe una beffa per tutte le amministrazioni che in questi anni hanno fatto grandi sforzi per attuare la raccolta differenziata ed abbassare i costi.

La proposta del presidente Lucio Migliorelli è stata quella di utilizzare i 5 milioni di utili che sono nei bilanci Saf per abbattere gli aumenti: sono i soldi entrati in questi due anni per il lavoro fatto al Comune di Roma.

Ma i sindaci del centrodestra hanno fatto notare che l’aumento della tariffa costerà ai cittadini ben 12,7 milioni, gli utili nel bilancio Saf sono appena 5 milioni e sono solo teorici perché Roma non ha pagato gran parte dei lavori.

«Sulla scorta di queste considerazioni, l’immediata approvazione del bilancio della SAF, – sostengono i Sindaci del centrodestra – con numeri che creerebbero, inevitabilmente, uno squilibrio sulla posizione individuale dei contribuenti e dunque dei cittadini della Provincia, risulta evidentemente assai problematica e di difficile condivisione».

 

No a Roccasecca ma a Colle Fagiolara

Approfittando della situazione, il sindaco di Roccasecca Giuseppe Sacco ha preteso un chiarimento sulla questione della discarica provinciale che è sul suo territorio. Tra poche settimane si esaurirà tutto lo spazio, nessuno ha ascoltato i suoi allarmi e nemmeno quelli del gestore. Per il 20 luglio è stata convocata la conferenza che dovrà dare il via libera alla creazione di montagne di spazzatura, anziché smaltirle in invasi come è stato fatto fino ad oggi. (leggi qui I rifiuti? Alla fine ce li hanno messi nel… Sacco).

Il sindaco ha fatto presente che sarà molto difficile rilasciare il permesso a sopraelevare gli attuali invasi: perché da gennaio il Comune di Roccasecca ha coinvolto Arpa e Soprintendenza; il Consiglio ha deliberato «l’impossibilità di individuare nuovi impianti o ampliamenti sul territorio». Ha fatto notare poi che ora quei terreni sono agricoli e dallo scorso anno sono vietate sui terreni agricoli discariche o ampliamenti.

L’assessore gli ha risposto che erano vere le indiscrezioni anticipate il 12 giugno scorso da Alessioporcu.it: in caso di impossibilità a Roccasecca i rifiuti dovranno andare a Colle Fagiolara (leggi qui Rifiuti, ecco le discariche per evitare il commissariamento).

 

Da settembre niente umido

Ma c’è una nuova rogna all’orizzonte. nel corso dell’incontro il presidente Lucio Migliorelli ha confermato che da settembre Saf non lavorerà più il rifiuto organico: gli avanzi della cucina. Fino ad oggi tentava di ricavarne fertilizzante per l’agricoltura ma gli impianti sono ormai superati e si corre il rischio di realizzare un prodotto che non sia in linea con le nuove normative.

Piuttosto che fare una lavorazione con il rischio non sia perfetta, Migliorelli preferisce non farla. E rinviare tutto a quando entrerà in funzione il nuovo impianto.

Nel frattempo, chi lavorerà quella parte dei rifiuti. Soprattutto: quanto ci costerà?

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