Rifiuti, ecco le discariche per evitare il commissariamento

Il Tar aveva imposto alla Regione di individuare la discarica a servizio dell'impianto Rida. Esclusa Roccasecca. Scelte altre due aree. Ecco i motivi.

Il commissariamento dei Rifiuti nel Lazio non si fa. La Regione ha individuato le due discariche che venivano chieste dai giudici del Tribunale Amministrativo Regionale. Sono quelle di Civitavecchia (Fosso Crepacuore) e Colleferro (Collefagiolara): in questo modo l’amministrazione di Nicola Zingaretti può ottemperare le due sentenze del Tar che l’avevano condannata a disegnare una rete adeguata di impianti per lo smaltimento dei rifiuti speciali non pericolosi.

Ad aprile il Tar aveva intimato di eseguire quella sentenza. Il periodo concesso alla regione era di due mesi. In caso di mancata ottemperanza il Tribunale aveva già individuato il nome del commissario incaricato di attuare la sentenza: il prefetto di Roma, Paola Basilone.

 

La guerra di Rida

Il Tar del Lazio si era attivato in seguito ad un ricorso depositato da Rida Ambiente. È l’azienda che ad Aprilia possiede uno stabilimento Tmb (impianto che lavora i rifiuti, separando la parte umida da quella secca che può essere riciclata). È un’impianto analogo a quello pubblico della Saf di Colfelice.

Rida contestava alla Regione di non averle indicato la discarica nella quale consegnare (a pagamento) gli scarti di lavorazione del suo impianto.

I giudici allora avevano esaminato la documentazione. E riconosciuto che la Regione fosse in ritardo nell’indicare il sito a servizio di Rida. Le avevano dato due mesi di tempo per provvedere. Ora a 13 giorni dalla scadenza è arrivata la soluzione.

A risolvere la questione è stata il direttore Politiche Ambientali e Gestione dei Rifiuti, Flaminia Tosini. È un dirigente pragmatico e concreto. Ha esaminato il caso, compreso la regione dei ritardi, li ha superati: veni, vidi, vici.

La soluzione l’ha trovata all’interno degli impianti di discarica che già esistono e sono  autorizzati dalla Regione.

 

Perché proprio loro

Perché Fosso Crepacuore e Colle Fagiolara. La dottoressa Tosini nel suo provvedimento spiega che «nella fattispecie oggetto di ottemperanza ci si riferisce a ‘smaltimento di rifiuti del trattamento dei rifiuti urbani in discariche attualmente esistenti e operanti in ambito regionale‘ “.

Che significa? Due cose. 1. Il provvedimento del Tar riguarda una controversia tra Rida e Regione e ne dispone la soluzione all’interno degli impianti che già esistono. 2. Questa vicenda nulla ha da spartire con la necessità di individuare una discarica nel territorio dell’area metropolitana di Roma per gli scarti del trattamento dei rifiuti della Capitale.Quella è un’altra storia, sulla quale si stanno cavando gli occhi Regione e Roma Capitale.

 

Il quadro nel Lazio

Le discariche che ad oggi risultano autorizzate nel Lazio sono 5. A Frosinone c’è l’impianto Mad in località Cerreto a Roccasecca. Intorno a Roma ci sono le strutture di Albano, Colleferro e Civitavecchia.  A Nord c’è l’impianto di Viterbo.

Nella determina della dottoressa Flaminia Tosini vengono sottolineate alcune criticità in base alle quali ha ritenuto depennare alcuni impianti.

La prima: «la discarica situata nell’Ato di Frosinone è in via di esaurimento e comunque è a servizio principale dell’impianto pubblico della Saf». Quindi: i metri cubi di spazio rimasti sono pochi e la precedenza ce l’hanno i Comuni della Provincia di Frosinone che hanno concesso la realizzazione dell’impianto ma in cambio hanno voluto la precedenza.

La seconda criticità. «La discarica situata nell’Ato di Viterbo è a servizio dell’impianto Tmb di Viterbo che assicura il trattamento per i comuni della provincia di Viterbo, Rieti e dei comuni siti a nord della Provincia di Roma». Stessa situazione di Roccasecca. Ma non solo. «Non appartiene ad Ato limitrofo a quello cui è collocata la società Rida Ambiente».

Ci sono problemi anche per Colleferro. L’area, scrive la dirigente nel suo provvedimento, «è stata utilizzata dalla Rida Ambiente fino al completamento delle volumetrie utilizzabili per la presenza di elettrodotti». Tradotto: sono state ammassate balle di rifiuti secchi fino a sfiorare i cavi della linea elettrica ad Alta tensione. L’arrivo di altro materiale è sospeso fino al momento in cui non sarà spostato l’elettrodotto.

 

Le cubature di Albano

La discarica di Albano? Ha ancora liberi 250mila metri cubi di spazio. Ma la società che gestisce l’impianto è con il freno a mano tirato per via di un’interdittiva antimafia.

E la discarica di Civitavecchia? È  stata oggetto di contenzioso, concluso in modo definitivo solo da poco. Al momento non ha volumetrie disponibili, le vasche sono esaurite. Allora? È stato avviato il completamento del bacino gia’ autorizzato.

Sulla base di questi dati, la Regione ha quindi individuato una prima soluzione nella discarica Fosso Crepacuore 3 a Civitavecchia, «A far data dall’1 luglio 2018 per una capacità residua disponibile di circa 160mila tonnellate nei lotti 2 e 3». L’altra soluzione è la discarica di Collefagiolara a partire dal novembre 2018 dopo che saranno terminati i lavori sull’elettrodotto. Potranno essere utilizzati seicentomila metri cubi.

 

Ma la Regione sta ridisegnando

Nella determina viene evidenziato che la Regione Lazio ha avviato la rielaborazione del suo piano di gestione dei rifiuti. Viene dato atto della “immediata possibilità di smaltimento fuori regione dei rifiuti speciali“. E della “disponibilità della Regione Lazio a sottoscrivere accordi per lo smaltimento fuori regione dei rifiuti derivanti dal trattamento dei rifiuti urbani“.

Tuttavia, la querelle tra Rida e Regione potrebbe non terminare qui. Perché? Nella determina la Regione ha deciso di rinviare un punto chiave. Quale? Quanto si deve pagare per portare i rifiuti in quelle discariche? La determinazione della tariffa di accesso alle discariche,è stata genericamente «rinviata a successivo provvedimento da adottare in data antecedente all’inizio dei conferimenti». Cioè: prima di portare i rifiuti vi diciamo quanto dovete pagare.

Perché questa scelta? Perché il regolamento che disciplina l’impianti di Civitavecchia limita al 10% i conferimenti di rifiuti che arrivano da fuori territorio. Quindi, in questo caso il problema di Rida Ambiente non verrebbe risolto e non si potrebbe quindi escludere un nuovo ricorso al Tar.

 

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