Rifiuti, per una volta la Corte dei Conti non ci bacchetta

La Corte dei Conti esamina l'uso dei fondi per la realizzazione degli impianti con cui gestire i rifiuti. Per una volta i sindaci della provincia di Frosinone si sono mossi presto e nella giusta direzione. Il caso dell'organico. Ma c'è già la risposta in corso

Per una volta i sindaci della provincia di Frosinone non finiscono nel mirino della Corte dei Conti. Non questa volta, non per la gestione dei rifiuti. Sono altri a rischiare e stanno tutti più a nord di Paliano. A salvare i Comuni ciociari sono state le ultime assemblee della Saf, la società pubblica formata proprio dai Comuni e tutti in parti uguali: in quelle riunioni hanno deliberato la trasformazione radicale del loro stabilimento di Colfelice. È quello dove i rifiuti vengono lavorati: recuperando tutto quello che è possibile, trasformando il grosso in combustibile per termvalorizzatore, mandando in discarica ciò che resta. “Si ricicla poco” hanno detto negli ultimi anni i sindaci, “Vogliamo un impianto moderno, il più moderno”. Nasce così, un paio di anni fa, l’iter per sostituire il tmb di Colfelice con una Fabbrica dei Materiali capace di riciclare il 90% di quello che oggi invece finisce in discarica; per riportare a casa gli avanzi di cucina e gli sfalci dell’erba che finiscono in Veneto facendo produrre gas bio agli altri.

Corte dei Conti (Foto: Massimo Franceschin / Imagoeconomica)

Cosa c’entra la Corte dei Conti? C’entra eccome. Ha redatto il Rapporto 2021 sul coordinamento della finanza pubblica. E lì c’è scritto che troppi Comuni non usano i soldi per produrre gli impianti necessari a gestire i rifiuti. E alla magistratura contabile cosa gliene importa? Tanto. Perché se i rifiuti vengono caricati sui camion e mandati in giro per l’Italia è un costo per le casse pubbliche dove ci sono i soldi delle tasse pagate dai cittadini. E quel costo a) può essere evitato, b) i rifiuti sono una risorsa dalla quale si può ottenere energia green o nuova materia prima, mandarli via è uno spreco.

I numeri della Corte

 I numeri lo confermano: oggi in Italia ci sono 58 impianti e 47 di loro sono nel Nord d’Italia. Le stime dicono che ne servirebbero altri 30 al Centro-Sud. Non è un caso se la maggior parte delle industrie sta al Nord: lì la corrente elettrica necessaria per alimentare i loro impianti costa dannatamente meno. E non è un tema da poco: il Ceo di Stellantis Carlos Tavares lo ha detto con molta chiarezza dopo avere visitato lo stabilimento di Cassino Plant. (Leggi qui Il coraggio di cambiare il vocabolario della politica nel Lazio).

Il report della Corte dei Conti fa capire che l’ìItalia non ha voglia di modernizzarsi. Ci si perde in discussioni superate ed in una burocrazia che sta soffocando lo sviluppo. Negli ultimi otto anni sono stati stanziati 1,547 miliardi di euro per realizzare 1.841 opere legate alla gestione dei rifiuti. Come sta procedendo la realizzazione? L’avanzamento è fermo al 20%  con una spesa di 316 milioni.

C’è di peggio. Opere per 655 milioni risultano ad oggi “non completate”. Un terzo della somma stanziata (576 milioni) non ha mai visto nemmeno l’avvio dei lavori. Come mai così lenti? La burocrazia fa la sua parte: la durata media dei cantieri è di 4 anni e 3 mesi ed oltre la metà del tempo (circa due anni e mezzo) se ne va appresso a progetto ed autorizzazioni.

Di più ancora. Se si scorpora dalla media l’insieme delle opere più semplici e si tiene conto solo degli impianti per la lavorazione e lo smaltimento dei rifiuti, la media dei tempi di realizzazione sale a circa 4 anni ed 8 mesi e ben 3 anni se ne vanno tra progettazione ed autorizzazioni.

Il business dei viaggi

Foto: Stefano Capra / Imagoeconomica

La Corte dei Conti dice tra le righe che poggi il vero business occulto nella gestione dei rifiuti è la serie di viaggi tra sud e nord che protrebbe essere evitata se si realizzassero gli impianti che mancano.

Qui l’attenzione si concentra nel Centro Italia. Sono in corso proprio qui gli interventi più grandi: perché è qui che c’è più bisogno di energia. La Corte dei Conti rileva che risulta completato per meno del 6% dei progetti. Perché non ce n’è bisogno? Al contrario: c’è un bisogno disperato di quegli impianti. I magistrati registrano un deficit consistente delle frazioni critiche del rifiuto indifferenziato e dell’organico. Insomma il sistema sta in piedi e non c’è il caos rifiuti solo grazie alla “movimentazione dei rifiuti a grandi distanze, con il corollario di impatti ambientali conseguenti”. Cosa intendono? I camion inquinano.

A viaggiare in maniera esagerata sono i rifiuti indifferenziati di 5 regioni: Abruzzo, Campania, Puglia, Basilicata e Sicilia).

Il nodo della Ciociaria

La provincia di Frosinone sta nel passaggio successivo della relazione. È la parte in cui si parla dei viaggi fatti dai rifiuti organici: gli avanzi delle cucine e gli sfalci dell’erba. Se qualcuno pensa che l’erba dei giardini sia poca cosa è il caso di ricordare che oltre ai prati ci sono le cunette ai margini delle strade. Circa un quarto abbondante dell’organico della provincia di Frosinone proviene dall’agricoltura.

Sono tre le regioni che fanno viaggiare di più il proprio organico: perché non hanno abbastanza impianti per trattarlo e ricavarne bio metano e fertilizzante di qualità per l’agricoltura. Le tre regioni sono, nell’ordine, la Campania, il Lazio, la Toscana. Con il Lazio che, tra import ed export, ha uno sbilancio di quasi 220mila tonnellate di organico.

Buona parte dei numeri sono imputabili a Roma Capitale ed alla sua provincia. C’è anche la provincia di Frosinone con circa 80mila tonnellate di rifiuti organici (avanzi delle cucine ed erba) inviati al Nord. Ma in questo caso i sindaci hanno già deliberato la realizzazione di un impianto in house, sotto il loro controllo: il progetto c’è ed è nell’ultima fase delle autorizzazioni.

Sindaci in anticipo sulla Corte

Lucio Migliorelli, presidente Saf

Per una volta i sindaci si sono mossi bene ed in anticipo. Anticipando anche il Governo e l’Europa. Infatti, la maggior parte delle risorse del piano di ripartenza del Paese è stata messa sulla Transizione Ecologica. E nel testo inviato all’Europa si fa chiaro riferimento alla volontà di “declinare la ripresa nel settore dei rifiuti facendo leva su un salto di qualità nel quadro legislativo e regolatorio, per ridurre i tempi di realizzazione delle opere e favorire l’azione degli operatori in un contesto semplificato”.

C’è un obiettivo da raggiungere entro il 2035: 65% di riciclo e 10% di discarica. La Provincia di Frosinone può farcela. Il Lazio non si sa: dipende da Roma.

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