Sindaci: «Azzerare gli aumenti sui rifiuti». Saf: «Per i miracoli ci stiamo attrezzando»

La drammatica riunione di ieri sera dei sindaci Pd. Chiedono di azzerare gli aumenti sulla tariffa dei rifiuti. Il presidente Lucio Migliorelli spiega perché e come ci si è arrivati. Le colpe del passato. E quelle del presente. La strada da imboccare per il futuro

Per i miracoli… ci stiamo attrezzando

Il presidente della Saf – Società Ambiente Frosinone Lucio Migliorelli ieri sera aveva sotto il braccio un faldone pieno di carte. Sono i documenti che hanno portato alla stangatina sulla tariffa dei rifiuti. (leggi qui Le bugie hanno le gambe corte: ecco com’è aumentata la tariffa sui rifiuti)

Inevitabile” aveva detto il suo predecessore Mauro Vicano, prima di prendere cappello e andare via, restituendo ai sindaci il cerino acceso che gli avevano appena dato (leggi qui Vicano si dimette dalla Saf: torna direttore alla Asl).

Un “inevitabile” che è stato ha confermato ieri sera dall’attuale presidente, stringendo quel cerino e cercando di non scottarsi.

 

I soggetti

I soggetti protagonisti di questa storia.

La Saf è la Società Ambiente Frosinone. Si tratta di una società formata dai Comuni e dalla Provincia di Frosinone, ciascuno in parti uguali, a prescindere dal numero di abitanti e dall’immondizia prodotta.

Lo scopo della società è quello di lavorare in casa (cioè evitando di dover pagare i costosissimi privati) i rifiuti prodotti dai cittadini.

Perché vanno lavorati? Perché una legge vieta da anni di gettare in discarica il ‘tal quale’ cioè i sacchetti di immondizia così come sono. La spazzatura va differenziata, tutto ciò che è possibile va riciclato. Quello che resta (l’indifferenziato) deve essere essiccato. Una volta diventato inerte (cioè non consuma più ossigeno), viene tritato e vagliato per diventare infine in Combustibile da Termovalorizzatore. Lì viene bruciato producendo energia elettrica. Cioò che avanza viene interrato in discarica.

 

Da dove nasce

Saf SpA nasce dal fallimento dell’esperimento Reclass. Era una società che i Comuni e la provincia di Frosinone avevano messo su con un privato. Si erano affidati ad uno dei più grandi operatori del settore su Roma ed in Italia. Ma la costruzione dello stabilimento non andava mai avanti: le assembleee dei sindaci o non si riunivano, o mancava un numero sufficiente di sindaci. E l’immondizia continuava ad andare, così com’era, nella buca di Malagrotta a Roma. Cioè dal privato.

Fu l’allora giovanissimo Francesco Scalia a prendere il coraggio a quattro mani. Commissariò tutto e tutti. Ed in poo tempo completò e rese funzionante l’impianto di Colfelice.

Nel frattempo a Roma era scattato lo stop alla discarica di Malagrotta. I Comuni non sapevano dove portare l’immondizie. Fu il più grande caos ambientale dei tempi moderni in provincia di Frosinone. Lì sono nati gli eco mostri che ancora oggi non vengono bonificati: primo tra tutti quello in via Le Lame a Frosinone. Ogni Comune aveva il suo immondezzaio a cielo aperto e le immondizie venivano bruciate in strada.

Lo stabilimento di Colfelice e la Saf hanno messo fine all’emergenza. Ed impedito che per quasi trent’anni si ripetesse.

 

La tariffa

Quanto paghiamo la lavorazione dei rifiuti? Lo stabilisce la Regione Lazio. E lo fa tenendo conto di una legge, in base alla quale la tariffa deve coprire tutti i costi. I sindaci – in quanto soci – non possono cascare dalle nuvole: sono loro ad approvare ogni anno i bilanci Saf. Per questo sanno benissimo i costi ed i ricavi annuali.

Le voci principali sono tre. Il costo per il funzionamento dello stabilimento di Colfelice, il costo per lo smaltimento nel termovalorizzatore privato Acea di San Vittore del Lazio (ora salito a 24 euro a tonnellata), il costo per l’interramento della frazione residua nella discarica provinciale Mad di Roccasecca (ora a 7,45 euro a tonnellata).

 

La mancanza di pa… coraggio

Già qui è chiaro che ci sono due voci poco gestibili. Sono i costi per i due privati. Perché ci sono loro di mezzo? Perché all’epoca in cui tutto nacque, nessun sindaco ebbe il coraggio di dire ‘va bene facciamo da me la discarica o il termovalorizzatore’.

Il principio è sempre stato: i rifiuti vanno trattati ma non nel mio Comune.

Così lo hanno fatto i privati. Con una situazione paradossale: Saf prende l’immondizia, la fa seccare, la trita, la vaglia, la trasforma in carburante con cui alimentare il termovalorizzatore Acea, la manda a San Vittore del Lazio e paga pure per farla bruciare. È come – spiegavamo già ieri – se andassimo dal benzinaio, facessimo il pieno, e lui ci desse anche cento euro oltre al carburante.

Per due volte si è tentato di porre rimedio. In che modo? Prendendo per il cravattino il privato e dicendogli: adesso mi fai mettere una linea di produzione solo per i miei rifiuti, in questo modo me li brucio da solo, nel termovalorizzatore che ti ho fatto costruire, così non ti pago più e mi tengo pure l’energia elettrica che produco con quella bruciatura.

 

Le manifestazioni per pagare di più

Come finì? Ci provò la prima volta Francesco Scalia e ci furono manifestazioni di piazza che impedirono tutto. In pratica la gente manifestava per evitare che la sua bolletta dei rifiuti scendesse: protestando lasciava tutto in mano al privato, sia il carburante che i soldi.

La seconda volta ci provò il presidente della Saf Cesare Fardelli, insieme al Consiglio d’Amministrazione composto da Adriano Roma ed Enzo Colantonio. Fu dato incarico a due tecnici esterni per preparare tutto per la terza linea da allestire a San Vittore del Lazio: interamente pubblica. Costi e ricavi. Ed anche la proposta di realizzare un sito sul quale parcheggiare balle di ‘combustibile’ (il rifiuto pronto per finire nel termovalorizzatore) anziché portarle a Cerreto di Rccasecca e pagare.

In questo modo i cittadini non avrebbero più pagato né per San Vittore né per Roccasecca.

Perché non si fece? A causa delle manifestazioni. Alcune molto strane: ai manifestanti locali si erano unite ‘associazioni’ arrivate da Roma e dalla Campania. Uno dei suoi rappresentanti disse ad uno dei consiglieri Saf  che dovevamo mettersi da parte e lasciar fare ai privati.

 

Oggi paghiamo

Oggi paghiamo tutto questo. Lo ha ribadito l’assemblea dei sindaci Dem convocata ieri pomeriggio dal Coordinatore della Segreteria Politica Provinciale Pd Lucio Fiordalisio. (leggi qui Tariffa dei rifiuti: allarme rosso nel Pd, convocato un vertice urgente).

Carte alle mano, il presidente Saf Lucio Migiorelli (già capo segreteria dell’assessorato regionale all’Ambiente) ha illustrato la situazione. Confermando, numero per numero, ciò che poche ore prima della riunione era stato rivelato da Alessioporcu.it (leggi qui Le bugie hanno le gambe corte: ecco com’è aumentata la tariffa sui rifiuti).

E cioè: cari sindaci, sapevate benissimo quali erano i costi perché avete approvato i bilanci, mi avete ordinato di non prendere più i rifiuti da Roma che pagavano profumatamente il servizio, non c’erano altre possibilità per pareggiare i costi: la Regione ha dovuto fare una cosa inevitabile. (leggi qui Saf, si ai rifiuti da Roma. No alla chiusura della discarica Mad)

Migliorelli ha confermato di avere evitato la stangata, contravvenendo in parte da uno degli ordini dati dai soci: i rifiuti da Roma ha continuato a farli arrivare anche quando gli era stato detto di non farlo. «Perché il socio non può ordinare all’amministratore di far fallire l’azienda». (leggi qui I rifiuti di Roma vanno alla Saf: 250 tonnellate al giorno).

 

Stangata o stangatina

Chiarito che l’aumento era ‘inevitabile’ il presidente è passato a spiegare i numeri. Ha ribadito che non c’è alcuna stangata ma l’aumento è di 7 euro in media pro capite. Confermando quanto anticipato da Alessioporcu.it. (leggi qui Rifiuti, la tariffa aumenta, la discarica finisce e la politica si scansa)

Ma mentre Migliorelli elencava le voci di costo, l’associazione Civis con un comunicato stampa ribadiva il suo conteggio: almeno cento euro di aumento a famiglia.

Per Saf la tariffa passa da 102,94 euro per ogni tonnellata a 138,68 euro. Con effetto retroattivo da 2015. Perché? Perché la regione ci ha messo tre anni a fare i conteggi ed a dire se i calcoli portati nel 2015 da Saf erano giusti. Il tutto fa 10 milioni di arretrati. Divisi per persona, stando alla stima Migliorelli, fa circa 7 euro in tutto.

Per Civis l’arretrato non è 10 milioni ma 10,7. Ai quali vanno aggiunti l’Iva al 10% e gli oneri accessori. Totale 13,6 milioni Più l’anno in corso, si arriva a 17,5 milioni. Dividendo per abitante fa 9 euro a persona, per ogni anno.

 

La verità sta nel mezzo

La verità, come sempre, sta nel mezzo. Saf infatti tiene conto solo dei 138 euro che le entreranno in cassa. A questi va aggiunta l’Iva (che è una partita di giro, cioè entra ed esce e se ne va allo allo Stato), più l’Ecotassa (altra partita di giro e se ne va alla Regione), più il benefit ambientale destinato a ristorare i Comuni sede di impianto. Chi incassa il ristoro? Colfelice per lo scomodo di avere sul suo territorio lo stabilimento Saf. Roccasecca per avere sul suo territorio la Mad. San Vittore del Lazio per avere sul suo territorio il termovalorizzatore Acea. Frosinone e Piglio perché sui loro territori ci sono le aree in cui i rifiuti vengono parcheggiati in attesa di andare a Colfelice per essere lavorati.

 

L’assemblea ha scoperto che…

I sindaci del Pd dopo avere ascoltato tutta l’illustrazione fatta dal presidente Lucio Migliorelli hanno chiesto: come ne usciamo?

Il presidente ha indicato la strada. 1. Differenziare di più e meglio, ci sono ancora troppi cittadini che la raccolta differenziata la fanno per finta e gettano tutto insieme. 2. Ammodernare gli impianti mettendone di più moderni e meno impattanti. 3. Far funzionare al massimo lo stabilimento Saf, paragonato ad una corriera è come se pagasse l’autista, la nafta, il bigliettaio, la manutenzione, l’assicurazione, il bollo e poi facesse salire solo 20 passeggeri quando ne può portare cinquanta.

Dov’è il piano che era stato chiesto a gennaio dai sindaci? Migliorelli ha spiegato che qui non è un problema di piano ma di soldi con cui realizzarlo. «Se la tariffa di oggi non mi consente nemmeno di coprire i costi, come faccio a realizzare un piano di ammodernamento?»

E che fine hanno fatto i 4 milioni di euro con cui Mauro Vicano aveva chiuso uno dei precedenti bilanci? «Di quei quattro milioni, il Comune di Roma ha pagato finora una parte, quindi sono molti di meno. Poi c’è il problema che moltissimi Comuni della provincia di Frosinone non sono in regola con i loro pagamenti. E questo è andato a ‘mangiarsi’ all’atto pratico quella somma. Se tutti pagassero tutto e lo facessero in modo puntuale la situazione sarebbe ben diversa».

 

La decisione finale

Alla fine,  ieri sera i sindaci hanno sollecitato al presidente Migliorelli la presentazione del Piano Industriale secondo quanto stabilito nell’ultima assemblea. Quella tenuta a gennaio.

La tariffa, seppur questione tecnica, essendo retroattiva rappresenta un problema oggettivo ai Bilanci dei Comuni. Quindi, hanno detto i sindaci, sarà pure ‘inevitabile‘ ma per noi è ‘inaccettabile‘ il salasso ai cittadini.

Hanno chiesto allora di verificare se esiste la possibilità contabile di ‘annullare’ queste nuove somme dovute, compensandole con gli utili della Società ai Comuni.

Hanno raccomandato al presidente Migliorelli di evitare in ogni modo eventuali rischi di fallimento dell’azienda. Perché si creerebbe uno scenario drammatico, tra licenziamenti e conseguente caos rifiuti.

 

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