Rifiuti, via all’iter della riforma che farà fuori i Comuni

Via all'iter per la riforma nella gestione dei rifiuti nel Lazio. Cambierà il ruolo dei Comuni. Che fino ad oggi hanno gestito quasi tutto. Ecco chi arriva e cosa farà

La gestione dei rifiuti nei territori del Lazio sta per cambiare. Fino ad oggi i Comuni sono stati i protagonisti diretti: scelgono la ditta che si occupa della raccolta, fanno i contratti con le società che ritirano i materiali selezionati con la differenziata, si occupano del recupero e della discarica; stabiliscono le tariffe che i cittadini dovranno pagare per il servizio, mentre la Regione si occupa di autorizzare gli impianti e stabilire le tariffe di accesso. Ora il ruolo di protagonista diretto dei Comuni sta per finire.

Tra poco su questo schema si abbatterà una rivoluzione chiamata “Egato”, acronimo che sta per Enti di gestione degli ambiti territoriali ottimali: una “novità” prevista da almeno un paio di decenni ma mai attuata sui rifiuti (mentre per l’acqua esiste da molto tempo). (Leggi qui Quella rivoluzione sui rifiuti che apre lo scontro nel centrosinistra in Regione).

Finora solo geografia

Foto © Angelo Fragliasso | Dreamstime.com

I piani regionali per la gestione dei rifiuti che si sono succeduti si sono limitati solo a individuare geograficamente gli ambiti territoriali ottimali all’interno dei quali si sarebbe dovuto chiudere il ciclo: raccolta, trattamento, riciclo, smaltimento. Quasi sempre gli ambiti territoriali coincidono con i territori delle 5 province. Mai si è discussa la legge per istituire le autorità che si occupassero della gestione del servizio: quindi raccolta, definizione di tariffe e di quali impianti vadano costruiti e dove.

Adesso una proposta di legge c’è: la Giunta della Regione Lazio l’ha approvata all’inizio del mese. Prevede la nascita di 5 Egato: uno della Città Metropolitana di Roma e uno ciascuno per le Province di Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo.

Questa mattina è iniziata la discussione in Commissione Bilancio della Regione Lazio. I primi giorni di maggio sfileranno in audizione i sindacati, le associazioni, i presidenti delle Province, l’Associazione Comuni d’Italia ed il Consiglio per le Autonomie Locali. Servirà per tastare il polso dei territori e anche dei lavoratori.

Le ditte ed i lavoratori

Foto: Livio Anticoli © Imagoeconomica

Già, perché l’istituzione degli Egato porta con sé l’individuazione del soggetto gestore unico di tutto il servizio integrato. Questo ha messo in apprensione sindaci e lavoratori di quelle realtà dove sono presenti società in house alle quali è stata affidata la raccolta (Roma con Ama, Sora con Sora Ambiente, le aree del Cassinate servite da Unione Cinque Città, ma anche, se non soprattutto, diversi piccoli comuni).

Gli Egato possono decidere di affidare il servizio ad una società in house, scongiurando così possibili crisi con conseguenti perdite di posti di lavoro, dovute all’ingresso di un nuovo soggetto privato vincitore della gara al posto di quello precedente pubblico.

Inoltre, il piano di ambito “può prevedere la gestione in forma separata del servizio o di singoli segmenti dello stesso”. In questo modo diventa possibile spezzettare per specifiche aree territoriali dell’Ato.

Questo significa non solo che si potrà avere all’interno di un singolo ambito un soggetto gestore per la raccolta e uno per gli impianti ma che ogni singolo segmento (raccolta e impiantistica) potrebbe essere gestito da più operatori. È il caso, ad esempio, che probabilmente si verificherà per la raccolta nel vasto territorio della Città Metropolitana di Roma che vede territori differenti, difficilmente gestibili unitariamente: il comprensorio di Civitavecchia, quello dei Castelli, quello del litorale.

Roma separata

Foto Silvere Gerard / Imagoeconomica

Le Province stanno anni luce avanti a Roma: Frosinone ha il ciclo completo, sta individuando una nuova discarica dopo che la sua è stata esaurita in anticipo per avere aiutato la Capitale ad affrontare l’emergenza. Viterbo è autosufficiente, Latina ha la necessità di individuare gli impianti. Nulla a che vedere con Roma che è in notevole ritardo.

Proprio per questo Roma Capitale è il grande spauracchio per i Comuni della ex provincia. Temono le ripercussioni negative in termini di impianti e tariffe una volta andati a coabitare nello stesso Ato con la Città Eterna. La soluzione prevede che Roma città avrà una gestione separata e dovrà avere sul suo territorio tutti gli impianti di trattamento e smaltimento della frazione indifferenziata.

In sostanza, Roma dovrà cessare l’export dei suoi rifiuti; l’Ama, con questa norma, è garantita rispetto alla prosecuzione dell’affidamento del servizio di raccolta anche dopo la scadenza del 2030.

Cosa succede nel frattempo

Cosa accade ai contratti in corso? La legge dice che “i Comuni continuano a gestire il servizio dei rifiuti urbani fino all’aggiudicazione da parte dell’Egato” ma solo per “gli affidamenti in essere e fino alla loro naturale scadenza“.

Mentre gli affidamenti disposti dai Comuni dopo l’entrata in vigore della legge? Non possono prevedere una data di scadenza successiva a quella dell’1 gennaio 2025“.

Gli Egato sono composti dall’Assemblea (formata dai sindaci dei Comuni appartenenti a quel determinato ambito); dal presidente (eletto a maggioranza dai componenti dell’Assemblea); dal Consiglio direttivo (costituito dal presidente e da 4 membri nominati dall’Assemblea); c’è poi il direttore generale (nominato dal Consiglio direttivo) ed il revisore legale unico dei conti.

Il presidente e il Consiglio direttivo restano in carica 5 anni e sono rinnovabili per una sola volta.

Le quote per i Comuni

C’è poi la questione della rappresentatività. Oggi la Saf – Società Ambiente Frosinone è composta dai Comuni della provincia in parti uguali; ognuno vale un voto a prescindere dalla popolazione e dalla quantità di rifiuti prodotta. Come funzionerà la rappresentatività negli Egato? Entro due mesi dall’entra in vigore della legge, la Giunta regionale definirà i criteri per determinare la quota di rappresentanza dei Comuni all’interno dell’Egato.

Comunque sia, i comuni di Roma, Viterbo, Latina, Frosinone e Rieti non potranno avere una rappresentanza superiore al 40%. “E’ una legge importante perché completa il mosaico della cornice normativa con cui la Regione ha deciso di affrontare il tema dei rifiuti” ha detto in audizione in commissione l’assessore regionale ai Rifiuti, Massimiliano Valeriani. 

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