Legge elettorale: due mosse e Zingaretti ribalta il fronte

Il dibattito sulla nuova legge elettorale: Zingaretti rientra dalla Polonia e ribalta il fronte. Passa il cerino acceso all'opposizione: pronti a ridurre il listino ma la vostra legge è fatta bene.

Alessio Porcu

Ad majorem Dei gloriam

Nicola Zingaretti torna dalla Polonia e passa il cerino acceso al centrodestra. Ribalta il fronte della partita. Spariglia il campo.

Gli è bastato un intervento in aula. Ha parlato della nuova legge elettorale con cui andrà individuato il prossimo governatore del Lazio: il testo messo a punto ormai da tempo è finito nelle paludi della Commissione Affari Istituzionali e Statutari, non ha fatto passi avanti per tre mesi, si è ritrovato ieri catapultato in aula su richiesta del centrodestra che ha così sottolineato l’inerzia della maggioranza.

Un dibattito che nella strategia dell’opposizione doveva essere una sorta di Forche Caudine per il governatore: un passaggio obbligato durante il quale metterlo in imbarazzo per una legge che non è riuscito a fare. E sulla quale ha pure cambiato idea rispetto al programma elettorale.

 

LA LEGGE DA CAMBIARE

La legge elettorale regionale deve essere cambiata per adattarla ai nuovi principi nazionali: va introdotta la possibilità di dare due preferenze ma a condizione che vadano a candidati di sesso diverso (la doppia preferenza di genere) e va fissata una proporzione tra i due generi dei candidati (la quota rosa).

Poi ci sono altri temi non obbligatori: la possibilità di introdurre un limite al numero dei mandati consecutivi, l’abolizione del listino con dieci persone che entrano in Consiglio automaticamente (senza dover chiedere preferenze agli elettori) con il presidente che vince. È la quota che consente al governatore di  portare in aula personalità di alto spessore ma estranee alla politica e che proprio per questo, se si candidassero, rischierebbero di non rendere mai un voto. Inoltre, quella quota garantisce qualunque governatore dal rischio che i Partiti possano tirarlo per la giacca.

Nicola Zingaretti, nel suo programma elettorale, aveva previsto l’abolizione del listino. I cinque anni di governo lo hanno indotto a rivedere quella posizione,

È proprio questo ripensamento ad avere impaludato la discussione.

 

LA PARTITA IN DUE MOSSE

Nicola Zingaretti passa per le Forche Caudine dell’aula ma ribalta il fronte. Lo fa in due mosse.

La prima. Nel suo intervento Nicola Zingaretti dice al centrodestra – nella sostanza – “La vostra legge, quella che ci portiamo avanti da anni, è fatta talmente bene che se la tocchiamo rischiamo di rovinarla. È fatta bene anche se l’avete fatta voi”.

Per la precisione, il governatore dice:

«Il primo punto da ribadire è che il Lazio ha una buona  legge elettorale. Il testo approvato a suo tempo da una maggioranza di centrodestra si è rivelata dopo anni una buona legge perché in un’istituzione come il Consiglio  regionale ha garantito stabilità di governo, sia in un sistema  bipolare, ma anche quando la stagione del bipolarismo è finita e si è  entrati in una stagione multipolare»’.

Il cerino è già nelle mani del centrodestra. Ma non basta: Nicola Zingaretti ricorda che quel testo è fatto così bene da non essere stato oggetto di sentenze, a differenza delle varie leggi elettorali nazionali. Si è arrivati in aula solo per uniformarlo ai nuovi principi di genere.

«Non ci sono sentenze che rimettono in  discussione questa legge elettorale, a parte la modifica sulla  differenza di genere. Questo è l’unico obbligo che abbiamo, introdurre la differenza di genere è un dovere innanzitutto politico e un dovere  istituzionale». 

Traduzione: la legge l’avete fatta voi, è fatta bene, non ha criticità, gli anni hanno detto che funziona benissimo, perché state attaccando il vostro lavoro fatto bene?

 

IL CAOS NELLE FILE NEMICHE

Ma il governatore non si accontenta. Continua nell’avanzata e con la mossa successiva semina il caos nelle file avversarie.

Lo fa avanzando la sua proposta.

«Io credo che la proposta di ridurre il  ‘listino’, e non di cancellarlo, vada incontro alla necessità di  garantire da un lato la stabilità e dall’altro la rappresentanza anche a soggetti politici più piccoli e deboli”.

«Non ho problemi a dire che dobbiamo farci carico della complessità  di un sistema politico che nel tempo è molto mutato, si è  parcellizzato e diviso, tanto nel centrosinistra quanto nel  centrodestra e anche nel M5S, al cui interno, come emerge dalla  lettura dei giornali, c’è un pluralismo di idee. Questo eccesso di  frantumazione mette a rischio qualsiasi maggioranza si determina. Da qui nasce la proposta di trovare un punto di compromesso alto, al  di là delle diverse opinioni, con l’obiettivo di tenere insieme  stabilità e rappresentanza».

In pratica Zingaretti dice: volete abolire il listino? Va bene: allora vi propongo di ridurre il numero da dieci consiglieri a quanti ne volete voi. Anzi, mettetevi d’accordo voi. E vi dico di più: cosa ne vogliamo fare di quelli che vengono tolti dal listino? Li spalmiamo sulle province? Li mettiamo come premio di maggioranza? Li aboliamo e riduciamo il numero totale dei consiglieri regionali?

 

Non solo il cerino acceso ma anche la palla con cui giocare la partita. Il dibattito ora è aperto: va avanti fino a giovedì.