Rinascere a 90 anni riaprendo un teatro

Novant'anni sono un nulla per una città inserita nella storia millenaria d'Italia. Ma possono essere l'occasione per riprendere una storia di sviluppo interrotta. Un processo di crescita che ad un certo punto si è inceppato. E si può partire da un teatro

Andrea Apruzzese

Inter sidera versor

Novant’anni e non sentirli; o forse sì. Una giovincella, considerando le età di città come Firenze, Milano, Roma o Napoli… Un’età come quella di un’intera esistenza, se rapportata al genere umano. Latina è arrivata a 90 anni.

Novanta… Il numero della paura, secondo la smorfia il libro con l’interpretazione numerica dei sogni. Un’età da temere? No, piuttosto un’età da rilancio. Latina, a novant’anni vuole puntare al ruolo principe: intende diventare Capitale del Lazio. Ma come?

Il trucco da rifare per i 90

Per diventare Capitale c’è da rimettere in piedi turismo, economia, occupazione, industrializzazione, collegamenti, infrastrutture. Da sistemare la gestione dei rifiuti, dei trasporti. Un’offerta culturale pubblica da riorganizzare. La costa da difendere dall’erosione. L’urbanistica da pianificare. Le strade, piene di buche, da rifare quasi integralmente. Le scuole, nessuna esclusa, con gli edifici bisognosi di manutenzione straordinaria. L’università da far decollare definitivamente con nuovi corsi di laurea e un’offerta per gli studenti più completa possibile. Non ultimo collegando i loro studi con opportunità occupazionali proprio sul territorio.

Si può fare tutto con il Bilancio del Comune? No, assolutamente. Ma la politica, che è oggi “in pausa“, può trovare sinergie, fondi in Europa e in Italia.

Nelle ore scorse in Comune sono stati presentati gli eventi per la celebrazione di questo compleanno. Novanta come la paura, magari quella di diventare grande, perché poi bisogna confrontarsi con le responsabilità: non puoi più trincerarti dietro l’essere la Cenerentola d’Italia, una delle ultime nate (non esattamente l’ultima).

L’irruenza dei giovani

Ai giovani si concedono irruenza, inesperienza, voglia di buttarsi a capofitto nella vita. Quella voglia c’è pure stata, e tanta, per quaranta o cinquant’anni. In questo essere così giovane Latina ha trovato opportunità. Per un certo periodo è stata viva e vitale. È stato negli anni della Cassa del Mezzogiorno, le industrie, il chimico-farmaceutico, l’agricoltura.

Poi, qualcosa si è inceppato. Si sono fermate le opere pubbliche, le infrastrutture, soprattutto; e l’industria, quella non autoctona, in particolare, ha scelto altri lidi. La città si è come sospesa, in un limbo sorretto da palazzi e palazzine di nuova costruzione spesso rimaste vuote come una coscienza priva di afflato.

Musica e mostre

Il teatro di Latina

Qualche segnale c’è. Sta nell’illustrazione degli eventi del 90esimo. Il 17 dicembre alle 22 c’è il via ufficiale con la grande festa in piazza della Libertà dove è in cartellone lo spettacolo dei Fanoya; il 18 alle 10.30 il corteo e i discorsi al Monumento al Bonificatore; alle 18 la Messa in cattedrale San Marco con il Vescovo, Mariano Crociata; alle 19.30, finalmente dopo quasi sette anni, la riapertura del teatro D’Annunzio. Con le musiche di Ennio Morricone (che, tra le tante altre attività, contribuì anche alla nascita del Conservatorio di Frosinone).

Musiche che da colonna sonora di film sono diventate per molti colonna sonora delle proprie esistenze. Dagli spaghetti western e C’era una volta in America di Sergio Leone, da The hateful eight di Tarantino a The Mission di Roland Joffe, solo per citarne alcune. Un concerto, una «serata di gala», con biglietti gratuiti ma su prenotazione  fino a esaurimento posti (il link è sul sito del Comune di Latina).

E poi le mostre. Quella dei documenti della nascita della città (1931-34) presso la sede dell’Archivio di Stato: e quella dei grandi artisti della storia di Latina, presso il Museo Cambellotti. E infine l’annullo filatelico commemorativo.

Senza politica ma coni tecnici

Carmine Valente

Un onore, celebrare il 90esimo, ma anche un onere, per celebrarlo degnamente. Che è gravato sulle spalle non di un sindaco, ma di un commissario, Carmine Valente. In piazza del Popolo non c’è la politica, ma ci sono i tecnici. E a loro è toccato “riaprire” il teatro D’Annunzio. Un evento nell’evento. Attesissimo, perché la sospensione dell’offerta culturale sospende la crescita della comunità, svuotando intelletto, coscienza, animo, confronto e identità comuni.

Una riapertura è quindi un simbolo, come una rinascita. Il commissario, nei dieci mesi alla guida di piazza del Popolo, traccerà una strada, che la politica potrà seguire o meno. Con una constatazione: al secolo di vita di Latina mancano dieci anni. Pochi, considerando i tempi della politica italiana, ma sufficienti per una rinascita.  

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