Rischiatutto a 5 Stelle, il Centrodestra finito ed il Pd in salotto

Rischiatutto a Cinque Stelle. Mentre il Centrodestra è ormai finito. Ed il Pd si ritira in salotto. La Lega imbarca tutti e sbaglia. Quali spazi per gli uomini di Forza Italia?

Per i Cinque Stelle sarà difficile, anzi impossibile, spiegare alla base che Silvio Berlusconi è passato nel giro di pochi giorni dal “male assoluto” allo statista che consente la nascita del governo gialloverde Lega-Movimento Cinque Stelle.

Berlusconi non è il buon samaritano, semplicemente ha trattato sul piano politico e certamente non è un caso che la legge sul conflitto di interessi sia sparita dall’elenco delle cose da fare dell’eventuale nuovo esecutivo.

In ogni caso per i pentastellati questo Governo può rappresentare l’inizio di una emorragia di voti se non verranno fatte le cose promesse. Il reddito di cittadinanza su tutti. Ma anche l’abolizione della Fornero. Luigi Di Maio si gioca tutto e ha tutto da perdere.

 

I deputati della Ciociaria, Luca Frusone, Ilaria Fontana ed Enrica Segneri dovranno dare qualche segnale al territorio e pure preoccuparsi di far eleggere qualche sindaco o consigliere comunale. Altrimenti i Cinque Stelle, se dovesse venir meno la spinta del voto di opinione, rischiano un drastico ridimensionamento.

 

La Lega ha dato l’impressione di avere bisogno dell’autorizzazione di papà. In realtà i voti di Silvio Berlusconi non sono determinanti e la favola che l’alleanza continua ha risvolti a metà tra l’ipocrisia di maniera e la comicità allo stato puro.

 

Berlusconi ha ceduto per la paura del voto, che avrebbe cancellato almeno il 40% degli attuali Gruppi parlamentari. Il punto è proprio questo. Il Cavaliere non si schioda dal cerchio magico e dai fedelissimi. Sul piano locale Mario Abbruzzese, Nicola Ottaviani, Adriano Piacentini, Danilo Magliocchetti, Riccardo Mastrangeli, Antonello Iannarilli, Anselmo Rotondo, Rossella Chiusaroli e tanti altri devono chiedersi seriamente quali prospettive ci sono rimanendo in Forza Italia.

 

La Lega di Francesco Zicchieri sta imbarcando tutti in provincia di Frosinone, compresi avventurieri e apprendisti stregoni che volteggiano da un Partito all’altro e da un potente all’altro. Alla lunga non porteranno nulla. Intanto però i deputati Francesco Zicchieri e Francesca Gerardi ed il senatore Gianfranco Rufa devono entrare nell’ordine di idee che sono forza di governo. Non basterà più strepitare, serviranno fatti. Anche in Ciociaria.

Con Forza Italia la frattura dalle nostre parti è già consumata. Il centrodestra è già finito come coalizione, nonostante la coerenza di Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, l’unica che sul piano delle trattative nazionali non perde la faccia.

 

In provincia di Frosinone il senatore Massimo Ruspandini e il coordinatore Paolo Pulciani sono autorizzati ad un “tana libera tutti”. Intanto sullo sfondo, anche grazie agli ottimi rapporti personali con Fabio Rampelli, sta riemergendo benissimo Alessandro Foglietta, il quale potrebbe perfino provare un’alleanza con Antonio Salvati sul territorio. In prospettiva di future candidature di Foglietta: dall’Europa al Senato. Non è stata un caso la sua presenza l’altra sera ai lavori del coordinamento Regionale. Durante il quale si è lamentato con molta discrezione per la mancata riconoscenza delle nuove leve. “Nemmeno gli auguri per Pasqua, alla mia età, ma ti rendi conto?” ha confidato ad un vecchio camerata romano.

 

Il Pd in Ciociaria è forte nei salotti mentre perde terreno nei Comuni. Forte nei salotti perché continua ad esprimere presidenti della Saf. Da Cesare Fardelli a Mauro Vicano fino a  Lucio Migliorelli. E così all’Asi con Francesco De Angelis e negli altri enti intermedi. Lo fa sulla base della maggioranza dei sindaci (sempre più assottigliata però) e soprattutto sulla base degli accordi con le associazioni di categoria. E con enti importanti come la Camera di Commercio.

Adesso, con Cinque Stelle e Lega al timone del Paese (in Italia chi governa viene falcidiato, basta vedere Renzi), i Democrat hanno la possibilità di provare a rialzare la testa. Ma devono svegliarsi, vincere nei Comuni il 10 giugno prossimo e poi riscoprire il fascino delle barricate e del confronto vero con le persone in difficoltà.

Serve un congresso vero, che esprima un segretario “tosto”.

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