Ritorno alla Leva, Salvini la propone forse serve il “politicamente scorretto”

I mesi con la divisa da Granatiere. Salvini propone il ritorno della Leva: l'ha condannata la storia, anche quella più recente. Ma in quei tempi...

Lidano Grassucci

Direttore Responsabile di Fatto a Latina

Matteo Salvini propone di reintrodurre la leva militare  per i nostri ragazzi. Naturalmente la levata di scudi è enorme. Perché è evidente che il capitano (solo di nome, non di grado) non abbia la più pallida idea di ciò che sta dicendo.

Basta un banalissimo elemento per comprendere la dimensione della castroneria: poco più di sei mesi fa il potentissimo esercito popolare dell’eroica Armata Rossa è stato fermato ed umiliato dall’esercito professionale dell’Ucraina. Per sbloccare l’impasse, Vladimir Putin ha dovuto fare ricorso ai professionisti Ceceni. Le motivazioni sono ben indicate nelle analisi fatte dal fiore dei nostri strateghi quando nel 1990 avviarono l’abolizione di un costoso quanto inutile servizio di leva popolare.

Artiglieri e granatieri

Granatieri di Sardegna della Compagnia d’Onore

Mio padre era tifoso del Bologna. “Del Bologna?” gli chiesi. Lui mi rispose che a Bologna aveva fatto il militare: artiglieria, e si era innamorato dell’unica grande città che conosceva.

Un signore camminava con il cappello a tre quarti, gli chiesi perché? Lui mi disse: “sono bersagliere“. 

I ragazzi di Sardegna avevano l’onore di servire nella Brigata Sassari, erano i dimonios i demoni. 

I nobili piemontesi lo facevano in cavalleria: nel Nizza cavalleria o nel Savoia cavalleria. Questi ultimi per salvare la ritirata degli alpini in Russia caricarono con i loro cavalli i carri armati russi. Una cosa senza senso, i russi si stupirono e si fermarono per un poco: carne contro acciaio. Morirono tutti, cavalieri e cavalli, ma gli alpini tornarono in Italia mai sconfitti. 

Gli alpini conoscevano le loro montagne come casa, peccato che li mandarono a combattere in pianura, nella più grande pianura del mondo. Ma si resta alpini per sempre e ancora oggi, anche vecchi, si mettono in testa il berretto con la piuma e “servono” il Paese.

Tempi diversi

Coronavirus controlli esercito © Imagoeconomica / Paolo Lo Debole

Io ho servito nei Granatieri di Sardegna, il più antico corpo militare del mondo: alti per lanciare granate, alti per difendere Roma. L’8 settembre 1943 il Re Vittorio Emanuele III era scappato di notte. Ma non le sue guardie, ne morirono a Porta San Paolo in 500 per dire al mondo che Roma valeva la sua difesa. E, vi assicuro, dentro quella divisa ti sentivi la sua storia e poi finita, con gran fatica, dopo aver bestemmiato quel tempo perduto ti trovavi che avevi vissuto ed eri diverso al mondo. Erano ragazzi di 20 anni che si sono trovati dentro la Storia e se Roma è una città sovrana lo deve, tanto, tutto, a loro.

Ho conosciuto ragazzi di ogni parte, ho visto parti di questo Paese che mai avrei pensato, mi sono formato e non sui libri ma negli occhi del mondo.

È utile la leva? Io non vi so rispondere, ma quando passano le “guardie” alte col colbacco sento Vittorio Emanuele duca di Savoia  gridare che a Goito quando tutto era perduto gridare “a me le guardie“, e gli austriaci sono battuti. Sento di avere un filo di essere figlio di una storia. Nella vita ne ho fatte tante, questa non è la migliore, neanche la peggiore, ma mi ha fatto quello che sono.

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