Addavenì “Dibba”

Cinque Stelle logorati dai sondaggi e schiacciati dalla Lega di Salvini. Luigi Di Maio in difficoltà. La base spera nel ritorno messianico di Alessandro Di Battista, ipotesi che terrorizza i due vicepremier e perfino Rocco Casalino. Con lui il Movimento potrebbe tornare alle origini e all’opposizione.

“Dibba”, al secolo Alessandro Di Battista, tornerà in Italia con un volo del 24 dicembre. Un rientro “messianico”. Dopo che per sei mesi ha girato in lungo e in largo il Centro America. Lo temono tutti: Matteo Salvini perché sul piano del populismo “Dibba” è in grado di scavalcarlo mettendo in seria difficoltà la tenuta del governo.

Lo teme Luigi Di Maio, logorato da questa esperienza governativa. Peraltro sa benissimo che la base adora Di Battista.

 

Alla manifestazione del Circo Massimo c’erano persone che accarezzavano la sua gigantografia. Perfino Rocco Casalino, guru della comunicazione pentastellata, non nasconde una certa apprensione. Forse però l’interpretazione più vera di queste fibrillazioni gialloverdi l’ha data Pierluigi Bersani, comunista della Ditta e ora “saggio” nella riserva indiana di LeU.

Per Bersani semplicemente i Cinque Stelle non erano pronti: troppo giovani per un compito del genere. Troppo giovani per non uscire ridimensionati dalla coabitazione con un partito forte e strutturato come la Lega.

Bersani ha capovolto un famoso detto, sentenziando: “Chi si piglia, si somiglia”. Volendo significare che quando esiste una sorta di metamorfosi da contatto di due entità diverse, è quella più debole ad assumere le connotazioni di quella più forte.

 

Insomma, Luigi Di Maio si sarebbe adeguato a Matteo Salvini. Snaturando molte delle battaglia dei Cinque Stelle. L’ultima frontiera era quella della prescrizione, ma pure lì Alfonso Bonafede e Luigi Di Maio hanno dovuto cedere.

La base ha sempre più mal di pancia. E se il presidente della Camera Roberto Fico può cercare intese alternative, magari con il Pd, il ritorno alle origini può determinarlo soltanto lui, “Dibba”. Con un ragionamento semplice e populista: “Perché dobbiamo continuare a logorarci e perdere voti stando al governo? Torniamo all’opposizione, sulle barricate, riprendiamo le nostre battaglie. E poi basta con la Lega e con Salvini”.

C’è chi è pronto a giurare che fino alle europee non succederà nulla, ma non è detto. Molto dipenderà anche dalla sentenza su Virginia Raggi, attesa per domani.

 

In provincia di Frosinone, invece, i Cinque Stelle non si notano molto. Completamente ininfluenti alle provinciali: non sono andati a votare, ma avevano appena 6 consiglieri su 1.135 grandi elettori. Spettatori nella crisi di Cassino, la seconda città della provincia di Frosinone. Nel cui collegio della Camera, peraltro, è stata eletta Ilaria Fontana, che ha battuto Mario Abbruzzese.

Ma i pentastellati non incidono neppure a Frosinone, Alatri, Anagni, Ceccano, Veroli e in tanti altri posti. Continuano a tralasciare la rappresentanza sul territorio. Chissà, con Di Battista anche questo potrebbe cambiare per cercare di riconquistare … i sondaggi perduti.

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