La rivolta dei Comuni: no al maxi aumento della tassa sui rifiuti

I Comuni hanno detto no. I primi a ribellarsi sono quelli del Cassinate, riuniti da mesi in un Comitato nel quale coordinare tutti insieme le loro mosse in materia di rifiuti. Si riuniscono d’urgenza nelle prossime ore per impugnare la decisione della Regione Lazio: quella di aumentare del 30% la tariffa da pagare per far entrare i loro rifiuti nello stabilimento Saf di Colfelice. Che è proprietà loro.

La convocazione è partita poco dopo le 7 del mattino, firmata dal coordinatore: il sindaco di Roccasecca, Giuseppe Sacco.

 

LA STANGATA

La stangata porta la firma dell’ingegner Mauro Lasagna, responsabile della Direzione Regionale delle Risorse Idriche, Difesa del suolo e Rifiuti.

Non si tratta di una sua decisione. È la sigla che conclude un iter partito circa un anno fa. Nel corso del quale i tecnici regionali dell’assessorato all’Ambiente guidato da Mauro Buschini hanno esaminato i costi, analizzato i bilanci, valutato le richieste. E infine deciso di aggiornare la tariffa: si passa dagli attuali 102,94 euro per ogni tonnellata pesata all’ingresso della Saf a ben 138,68 euro.

Non basta. C’è infatti una stangatina nella stangata. L’aumento ha effetto retroattivo. Si applica anche alle bollette già pagate. Scatta dal primo gennaio 2015.

Chi paga e come si paga?

Pagano i cittadini con la bolletta della Tari.

 

IL PARADOSSO DELLA TARIFFA

C’è una serie di paradossi. È anche su questi che i sindaci convocati questa mattina da Giuseppe Sacco punteranno il dito nel giorno della riunione.

Il primo paradosso. Più immondizia mandi a Colfelice e più paghi: fino qui non fa una piega. Più fai la differenziata e ricicli la spazzatura, meno mandi a Colfelice e meno paghi: continua a non fare una piega. Ma allora che senso ha il progetto votato poche settimane fa dai sindaci: quello che prevede di ammodernare gli impianti per poter differenziare meglio e riciclare tutto il possibile?

Se devo pagare 136,38 euro per ogni tonnellata di immondizie che mando alla Saf, mi conviene togliere tutta la plastica, i metalli, la carta e l’organico, per vendermeli a qualcun altro. Che invece di farmi pagare per prendersi la spazzatura è lui che paga a me per la materia prima che gli porto.

Il secondo paradosso. Lo stabilimento Saf è proprietà dei Comuni: tutti in parti uguali, una testa un voto o meglio un Comune un voto a prescindere dal numero di abitanti o di tonnellate conferite. La tariffa da pagare per portare a Colfelice l’immondizia però la stabilisce la Regione Lazio.

 

LA STANGATA PARCHEGGIATA

Una Regione che però non sempre brilla per puntualità. Infatti, nel 2012 un ritardo nel determinare la quota da pagare per lo smaltimento in discarica (bisognava stabilirlo dal 2007, durante il governo Marrazzo) ha determinato un altro salasso milionario: 3,5 milioni di euro d’arretrati.

Non li abbiamo ancora pagati. Un ricorso ha sostenuto questo principio: il ritardo è della Regione quindi pagasse la Regione. È stato accolto in parte: la Regione anticipa e ora pagano i cittadini: in comode rate da 705mila euro all’anno per cinque anni.

 

LE PROSSIME STANGATE

Non basta. I sindaci nei mesi scorsi hanno detto no all’arrivo dei rifiuti da Roma per poi lavorarli nell’impianto di Colfelice (che per via della differenziata ora lavora a metà della sua potenza). La decisione presa dai sindaci il giorno in cui è stato approvato il Bilancio ora avrà serie conseguenze sui conti 2017: grazie ai rifiuti romani il bilancio era schizzato a 4 milioni di utili nel 2016; senza le forniture romane è un miracolo pareggiare i conti.

Un altro nodo che sta per arrivare al pettine sono i Comuni che non pagano. È un altro paradosso: la legge obbliga i Comuni a far pagare ai cittadini la tassa sui rifiuti ma non gli impone di versarla a Saf. Quindi in molti trattengono quelle somme, tappano i buchi in bilancio e poi con comodo pagano a Saf il loro debito.

In questo modo l’azienda ha accumulato un debito pari a 33 milioni di euro. Che sta tamponando ricorrendo alle banche (5 milioni iscritti nel bilancio 2015, 9 milioni nel bilancio 2016, 8 in restituzione stando al previsionale 2017).

 

SACCO: NON POSSIAMO PAGARE

Giuseppe Sacco, dopo il caffè del mattino tuona: «È inammissibile che i Comuni debbano versare conguagli onerosi per ripianare il 30% degli aumenti retroattivi disposti dalla Regione a decorrere dal 2015. Circostanza che metterebbe in ginocchio tutti i Comuni che per evitare disavanzi o dissesti si vedrebbero costretti ad aumentare la TARI e quindi a penalizzare ancora una volta i cittadini che già oggi pagano somme esorbitanti».

Significa: non abbiamo i soldi, mettetevi in testa che non possiamo pagare. E di questo passo nemmeno i cittadini saranno più in grado di farlo.

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