Roberta Lombardi prova a fermare la “slavina” M5S

Foto: Benvegnu' Guaitoli / Imagoeconomica

Tocca proprio all’incendiaria dello streaming contro Bersani cercare di arginare lo scontento della base mentre i “duri e puri” lanciano l’opa sul Movimento. Neppure Beppe Grillo è riuscito a fermarli. Ma perché la Lombardi non ha mai fatto l’accordo formale con Zingaretti?

Se nel 2013, dopo lo streaming nel corso del quale asfaltò Pierluigi Bersani (allora leader del Pd), le avessero detto che otto anni dopo sarebbe stata lei a tenere la linea governativa del Movimento Cinque Stelle, avrebbe riso per almeno cinque giorni. Invece è andata proprio così. Mai dire mai. Roberta Lombardi, la dura e pura del Movimento Cinque Stelle che fu, adesso scrive questo “post” come membro del comitato di garanzia del Movimento: “Io avrei voluto il Conte Ter. Ma anche il Conte Bis mi andava bene. Ma dobbiamo giocare con le carte che abbiamo in mano. E con un gruppo dimezzato, Lega e Forza Italia protesteranno sui nostri ministeri”. 

Sulla stessa linea di Luigi Di Maio, riferimento dell’ala governista e sempre più lontano dai duri e puri guidati da Alessandro Di Battista.

Quelli del Rousseau bis

Nicola Morra. (Foto: Livio Anticoli / Imagoeconomica)

Nel  Movimento Cinque Stelle l’ora è decisiva. Alessandro Di Battista, Barbara Lezzi, Nicola Morra e tanti altri chiedono una nuova votazione sulla piattaforma Rousseau. Perché il quesito sul quale è stato detto sì al sostegno a Conte si basava sulla creazione di un super ministero alla Transizione ecologica. Guidato dai Cinque Stelle. Poi si è scoperto che il super ministero non c’è. Tutta roba normale. E che non sono i Cinque Stelle a guidarlo.

La ribellione si sta espandendo, specialmente nella base. Ma anche in Parlamento, dove almeno 7 senatori sarebbero pronti a non votare la fiducia. Poi si vedrà alla Camera.

Il ragionamento di Roberta Lombardi è lucidissimo: se i Cinque Stelle perdono numeri, le altre forze di maggioranza potrebbero chiedere un riequilibrio dei ministeri. Non succederà in questa fase, ma tra qualche settimana sì.

Lombardi e la slavina

Nicola Zingaretti e Roberta Lombardi

Però forse quello che preoccupa maggiormente la “pasionaria” pentastellata è il concreto rischio di una slavina nel Partito. Stavolta non è bastato Beppe Grillo a rimettere tutti in riga. Stavolta il vento della ribellione spira fortissimo. Alessandro Di Battista e Barbara Lezzi vogliono andare fino in fondo. Fino alla scissione. Per i Cinque Stelle sarebbe una iattura e probabilmente l’inizio di un processo di disgregazione difficile da fermare.

Se ne sono resi conto i big leggendo le bordate di Marco Travaglio su Il Fatto Quotidiano. Ma proprio in virtù di tutto questo, si capisce sempre meno per quale motivo Roberta Lombardi, capogruppo dei Cinque Stelle alla Regione Lazio, non abbia trovato il coraggio di andare fino in fondo con il sostegno a Nicola Zingaretti. (Leggi qui Quegli attimi decisivi che Roberta non ha mai colto).

Avrebbe rappresentato un’avanguardia della nuova linea del Movimento.

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