Regione, dopo il listino c’è il nodo sullo sbarramento? (di D.Robilotta)

Il Consiglio regionale del Lazio, dopo una lunga pausa per riunioni tra le forze politiche, ha ripreso alle 19 i lavori sulla legge elettorale. Approvato l'articolo 1, sul quale non sono stati presentati emendamenti, e l'articolo 4.

Donato Robilotta

già Assessore Affari Istituzionali Regione Lazio

 

Dopo che il Presidente della Regione, Nicola Zingaretti, aveva accettato di cancellare il listino bloccato a sei, e di spalmare il premio di maggioranza di dieci consiglieri sulle liste della coalizione legate al presidente vincente, si ipotizzava che la legge elettorale fosse approvata velocemente.

E invece stranamente il Consiglio che era convocato per le 11.00 di questa mattina è stato rinviato alle ore serali.

Quali altri ostacoli ci sono per approvare in fretta il testo della proposta di legge 372/2017 elaborata dalla commissione speciale e sottoscritta da tutti i gruppi tranne quello dei cinque stelle?

Il testo all’esame dell’aula contiene tutte le questione discusse in questi giorni, dalla cancellazione del listino alla assegnazione proporzionale dei 4/5 dei seggi con recupero nel collegio unico regionale, dalla previsione della parità di genere con la doppia preferenza alla presenza paritaria nelle liste, dalla garanzia della rappresentanza di tutte le Province al divieto del terzo mandato consecutivo per il Governatore.

Allora cosa osta?

A leggere gli emendamenti, ma anche da una attenta lettura degli interventi e dalle voci che arrivano dalla Pisana, si intuisce che ci sia una discussione sul nodo sbarramento.

Attualmente la bozza in esame lascia inalterate le soglie di sbarramento previste dalla legge 2 del 2005 che assorbe la legge 43 del 1993 che all’articolo 7 prevede che “non sono ammesse all’assegnazione dei seggi le liste provinciali il cui gruppo abbia ottenuto, nell’intera regione, meno del 3 per cento dei voti validi, a meno che sia collegato a una lista regionale che ha superato la percentuale del 5 per cento.

Vi sono emendamenti di esponenti del Pd che prevedono di innalzare la soglia di sbarramento della coalizione sino all’8% e all’interno della coalizione si va da ipotesi tra il 3 e il 4%.

Solo voci e supposizioni? Non solo, se si legge con attenzione il testo del primo intervento del Presidente della Regione, con il quale giustificava la sua proposta di mediazione di un listino bloccato meno lungo del precedente, si evince la sua forte preoccupazione per un sistema frammentato che rischia di dar vita ad un consiglio troppo parcellizzato.

Inoltre nessuno ne parla ma è ancora presente l’emendamento della maggioranza che vuole rendere ineleggibili i Sindaci dei comuni sopra i 20.000 abitanti, quasi come se all’interno qualcuno avesse paura dei sindaci espressione di liste civiche e territoriali che potrebbero tentare la strada della Pisana candidandosi nella lista del Presidente.

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