Roccasecca batte cassa, Saf blocca i camion dei Comuni che non pagano

Scontro tra Saf e Comune di Frosinone. Bloccati all'ingresso dello stabilimento di Colfelice i camion con l'immondizia del capoluogo. Che non paga da gennaio. Intervento del prefetto. Subito un tavolo di mediazione. E alla fine...

Stop ai camion con l’immondizia di Frosinone. La Saf non li ha fatti entrare nell’impianto: il Comune non paga da gennaio. Il caso è finito sul tavolo del prefetto: che ha convocato una riunione d’urgenza per evitare il caos.

 

Stop ai camion di Frosinone

La guerra sui bilanci Saf si combatte all’ingresso dello stabilimento. (leggi qui La Saf inciampa sul bilancio. Muro dei sindaci). La linea della frontiera è la sbarra che separa la strada dagli impianti di Colfelice: quelli che appartengono in parti uguali a tutti i Comuni della provincia di Frosinone e che servono per trasformare le immondizie in combustibile con cui alimentare il termovalorizzatore di San Vittore del Lazio e produrre energia elettrica.

I Comuni si sono divisi: all’inizio della settimana in 45 hanno firmato un documento con cui propongono alla Regione Lazio una soluzione per evitare l’aumento della bolletta, unica via per far quadrare i conti. (leggi qui Saf, un fronte di 45 sindaci per evitare gli aumenti delle bollette) Se i bilanci non si approvano salta la Saf, la gestione pubblica dei rifiuti, i conti di alcune decine di Comuni (leggi qui Saf, lo spettro del liquidatore si agita sui sindaci).

Frosinone è uno dei Comuni che non è in regola con i pagamenti. E che non ha firmato la lettera per proporre un accordo alla Regione.

In mattinata i suoi camion sono stati fermati alla frontiera della Saf.

 

I conti in sospeso

Tra Comune di Frosinone e Società Ambiente Frosinone ci sono diversi conti in sospeso.

È vero che da un lato Saf deve avere i soldi per il servizio prestato al Comune di Frosinone; le ultime fatture sono state pagate a gennaio 2018.

È altrettanto vero però che il Comune di Frosinone reclama da Saf le indennità dovute come ristoro per la presenza sul suo territorio di un centro di trasferenza dei rifiuti.

Da mesi Saf cerca un incontro nel quale fare i conti con il Comune capoluogo e stabilire chi deve dare e chi deve avere, tracciare la linea dei totali, stabilire un piano di pagamenti.

Finora non ci si è riusciti. Così la settimana scorsa è partito l’ultimatum: o in dieci giorni facciamo i conti o non accettiamo più di lavorare i vostri rifiuti.

E oggi la sbarra non si è sollevata.

 

Lo sgambetto di Roccasecca

A far precipitare la situazione è stato un altro Comune: Roccasecca. Il sindaco Giuseppe Sacco giovedì ha notificato alla Saf un pignoramento presso terzi per l’importo di 900mila euro. Quell’atto è arrivato ad Ama (la municipalizzata di Roma che manda i rifiuti in Ciociaria), alle banche, dovunque ci siano soldi che devono essere versati a Saf.

Cosa sono quei 900mila euro? Gli stessi soldi che a Frosinone reclama Nicola Ottaviani: il ristoro per i danni ambientali dovuti alla cittadinanza, ripagandola per i disagi legati alla presenza della discarica provinciale.

Sacco ha fatto due conti: tanto devo io a te per il servizio, tanto devi tu a me per il benefit ambientale. Totale: quasi un milione rivendicato dal Comune di Roccasecca. Che stanco di aspettare è passato alle carte bollate.

Innescando la reazione a catena di Migliorelli. Stop a chi non paga.

Nell’elenco dei ‘cattivi’ che non possono entrare alla Saf ci sono anche Veroli, Ceccano e Paliano.

 

Il tavolo dal prefetto

Il sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani ha sollevato il telefono ed informato il prefetto. Che ancora una volta è dovuta intervenire per mediare.

Nel giro di una mezzora il presidente Saf Lucio Migliorelli era nel Palazzo di Governo. Allo stesso tavolo con il sindaco del capoluogo, il sindaco di Roccasecca, i sindaci di Veroli, Ceccano e Paliano. E con il prefetto in mezzo.

Il presidente Saf ha difeso la sua linea. Ricordando che lo stop ai camion dei Comuni morosi è una misura decisa proprio in prefettura il mese scorso. In quell’occasione, a mobilitare il Prefetto era stata la Mad: società che gestisce la discarica provinciale nella quale finisce la parte di rifiuti avanzata dal ciclo di trasformazione in combustibile per termovalorizzatori.

Mad reclamava i pagamenti da Saf. In quell’occasione Lucio Migliorelli aveva detto: «Abbiamo difficoltà a farci pagare dai Comuni, i decreti ingiuntivi hanno tempi lunghissimi. E se i Comuni non ci pagano, noi non possiamo versare a Mad il dovuto». Si era deciso allora di rallentare il servizio ai morosi.

 

La soluzione finale

Frosinone ha respinto l’accusa di non voler pagare e non voler fare i conti. Ha ricordato che i suoi Bilanci sono monitorati per via del piano di risanamento e può procedere solo a determinate condizioni. In ogni caso ha ricordato che l’appuntamento con Saf per chiudere il contenzioso lo ha fissato.

Migliorelli ha risposto: si, lo avete fissato ieri sera per martedì prossimo. Cioè oltre la data fissata nell’ultimatum.

Il prefetto ha individuato la soluzione: invece di farli martedì, fate adesso i conti tra chi deve dare e chi deve avere.

A chiudere la questione con Frosinone è stata una telefonata con cui il sindaco ha disposto il pagamento di un paio di mensilità arretrate.

La sbarra si è rialzata. I rifiuti sono stati lavorati.

E con gli altri? Da lunedì parte il tavolo di trattativa: per chi deve dare e per chi deve avere.

Ma il segnale è lanciato. La guerra per i bilanci Saf ora si combatte anche al confine dello stabilimento.

 

 

 

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