Roccasecca, la riapertura della discarica è più di una probabilità

Roma Capitale rivede lo spettro dell'emergenza rifiuti. Sullo sfondo c'è la riapertura della discarica di Roccasecca. Conferimenti al via "circa 70 giorni dalla risoluzione delle attuali problematiche".

Un’altra settimana ancora di respiro. Poi, se non verrà trovata una soluzione, Roma sarà di nuovo in emergenza rifiuti. Si vocifera per mille tonnellate al giorno di indifferenziato non raccolto. Almeno questi sono i numeri che circolano in queste ore. Sarebbe un disastro.

Già da domani però potrebbero iniziare a vedersi in città i primi segnali, in termini di spazzatura in terra, di ciò che (allo stato) si verificherà a fine mese in misura ben più evidente. Perché il Tmb di Aprilia, che questa settimana aveva ritirato 2.640 tonnellate di rifiuti capitolini, non potrà dare un soccorso superiore a 1.500 tonnellate alla settimana.

Manca sempre la discarica

Foto: Livio Anticoli © Imagoeconomica

Alla base delle difficoltà (ormai non più nuove) c’è sempre il solito problema: l’assenza di una discarica di servizio dove la Capitale possa smaltire i residui del trattamento delle 2.600 tonnellate di rifiuti non differenziati che in media quotidianamente produce.

Dalla scorsa estate a due settimane fa il problema era stato grosso modo risolto attraverso la riapertura della discarica di Albano che però due venerdì fa il Tribunale di Velletri ha posto sotto sequestro. Lo ha fatto per il mancato versamento da parte del gestore della fideiussione per la gestione post mortem. In pratica: se vuoi gestire la discarica mi devi prima garantire (tramite la fidejussione) che hai i soldi per poi sistemare tutto quando si sarà esaurita; così sono sicuro che non te ne vai lasciando ai cittadini il compito di mettere tutto in sicurezza e rendere di nuovo fruibile l’area.

Un atto che corre parallelo ai dati che continuamente l’Arpa Lazio sforna, sulla base del controllo dei pozzi. Quei numeri sono chiari: denunciano i notevoli superamenti dei limiti delle soglie di contaminazione.

Soluzioni limitate

Manlio Cerroni. Foto © Benvegnu’ Guaitoli / Imagoeconomica

La società (della galassia Cerroni) Ecoambiente, gestore dell’impianto, mercoledì comparirà davanti al Tribunale per discutere il ricorso sul dissequestro: l’esito non si conoscerà il giorno stesso. Comunque, non dovrebbe trascorrere molto tempo per avere chiaro il quadro, visto che i giudici fin qui si sono mossi con celerità.

Sempre al mondo Cerroni appartiene l’unica discarica attualmente funzionante e che sta servendo tutti gli impianti di trattamento del Lazio: quella di Viterbo. La Viterbo Ecologia, gestore dell’invaso, ha comunicato (rispondendo a una richiesta della Regione) di stare operando al massimo delle possibilità lavorative, accogliendo 1.100 tonnellate giorno di rifiuti. Farà un ulteriore sforzo, arrivando a 1.200, ma oltre non potrà fare.

Perché per aumentare sensibilmente i ritmi e rispondere così alle necessità di Roma, servirebbero quasi il doppio dei lavoratori e dei mezzi. Quindi, a loro avviso, investimenti ingenti che mal si concilierebbero con la attuale tariffa di circa 70 euro tonnellata. Non a caso questo è un fronte che da tempo vede contrapposta la società alla Regione (ente che rilascia la tariffa amministrata). La società chiede un prezzo di mercato (pari quasi al triplo di quello attuale) per smaltire quei rifiuti che arrivano da un contesto geografico diverso dall’ambito di Viterbo e Rieti, per il quale l’impianto funziona.

Per quanto resiste

Foto: Stefano Capra / Imagoeconomica

L’altra questione in piedi su Viterbo è la durata residua della discarica che rischia di mettere in emergenza tutta la regione se non verranno trovate per tempo alternative.

All’invaso sono rimasti 300mila metri cubi di vita (pari a circa altrettante tonnellate di rifiuti. Continuando con gli attuali ritmi di abbancamento, tra un anno si esaurirebbe. C’è la possibilità di ampliare la discarica per altri 2,7 milioni di metri cubi ma questa operazione deve fare i conti con i tempi di presentazione del progetto, delle conferenze dei servizi in Regione per compatibilità ambientale e autorizzazione e soprattutto con le ritrosie di un territorio che si è stufato di essere la discarica di Roma.

Esattamente le stesse avversioni che nel tempo si sono registrate in Ciociaria per la discarica di Roccasecca, chiusa da un anno ma che sembra prossima alla riapertura.

Roccasecca verso la riapertura

Il sindaco di Roccasecca Giuseppe Sacco

I lavori per l’allestimento del V invaso da 450mila metri cubi erano appena iniziati, quando si è abbattuta l’inchiesta che aveva portato agli arresti il patron della società di gestione Mad Valter Lozza. Il quale ha preso allora la la decisione di stoppare tutto e rinunciare alla realizzazione dell’opera. (Leggi qui: La sottile vendetta di Lozza: arrangiatevi).

Poi però le cose sono cambiate. La Regione la scorsa estate, attraverso un emendamento al collegato al Bilancio, ha assicurato che la chiusura della discarica di Roccasecca avverrà ma dopo la coltivazione del V invaso. Ed ha ordinato alla Mad di completare i lavori. la risposta della società, nella sostanza, è stata: “Non ci penso proprio”. Perché? Perché Lozza non intende più gestire nemmeno un solo chilo di rifiuti se non c’è la più totale chiarezza nelle norme. Che significa? È convinto di avere fatto tutto in regola e le indagini siano frutto di una diversa interpretazione della legge. Pertanto, vuole che prima venga sgomberato il campo da ogni possibile accusa di inquinamento. In che modo?

Vuole che ci sia un dato di partenza sul quale misurare i livelli, la Regione dice che non è possibile. E lui non riapre i cancelli. (Leggi qui: La Regione a Mad: “Fai la discarica”. La risposta: “Non ci penso proprio”. Leggi qui la decisone del Tar: Il Tar blocca la bonifica Mad e bacchetta Provincia e Regione).

Il tavolo in prefettura

Gli impianti Mad

Nel frattempo si è aperto un tavolo in Prefettura (per risolvere le problematiche amministrativo-finanziarie in capo a Mad) che prelude alla riapertura della discarica, come ha dichiarato due mesi fa il capo della direzione regionale Ambiente, Vito Consoli, all’Antitrust. (Leggi qui Ama chiede al prefetto: “Riaprite la discarica di Roccasecca”. E leggi qui: Roccasecca, verso la riapertura della discarica).

Ora c’è una data. La riapertura di Roccasecca viene considerata molto più di una possibilità. Vito Consoli ha indicato una possibile scadenza: “I tempi di un possibile avvio dei conferimenti presso la discarica di Roccasecca si possono stimare in circa 70 giorni dalla risoluzione delle suddette problematiche“.

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