E’ italiano, vada via: i profughi restano

L’ordinanza del sindaco non è valida per i profugi: e se ne restano in casa. Ma per l’italiano che risiede a pochi passi da loro è valida: e se ne deve andare dall’appartamento.

Accade a Roccasecca. Il sindaco Giuseppe Sacco nelle settimane scorse ha emesso due ordinanze di sgombero. La prima è destinata ai 40 profughi sistemati da una cooperativa presso un agriturismo. Ne può ospitare al massimo dodici ma l’ispezione compiuta dal sindaco e dalla polizia locale ha accertato che invece ce ne sono quaranta.

La seconda ordinanza è indirizzata ad un cittadino italiano. Sta in un alloggio di fortuna.

In entrambi i casi il provvedimento si basa sullo stesso principio: «Carenza dei necessari requisiti sotto il profilo igienico sanitario».

La cooperativa ha presentato un ricorso al Tar. Ha chiesto di sospendere subito l’ordinanza e poi di annullarla.

I giudici del Tribunale Amministrativo Regionale hanno accolto il ricorso. Lo hanno ritenuto fondato su un punto essenziale: il sindaco non ha competenza sui profughi. L’unica che può metterci bocca è il prefetto Emilia Zarrilli.

«Prendo atto – ha commentato il sindaco – che secondo il Tar smetto di essere l’autorità locale in materia igienico sanitaria. Vorrà dire che da oggi la responsabilità in caso di infezioni, malattie oppure ogni altro problema di natura igienica dovesse verificarsi a causa della presenza di 40 persone anzichè 12, è del signor prefetto». La sua è una provocazione. Ma il dubbio giuridico sorge comunque.

I 40 per il momento restano nella struttura da dodici. Almeno fino a quando il prefetto non dovesse ordinare lo sgombero.

Il loro vicino di casa italiano? Per lui la competenza resta del sindaco e non del prefetto. Lui deve andare via.

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