Roma Caput mundi. E al ballottaggio decideranno solo i big

Salvini, Meloni e Tajani cercheranno di marginalizzare Giorgetti, mentre il Pd attende un segnale da Giuseppe Conte. Ma i Dem della Capitale sono una repubblica a parte. Poi c’è Nicola Zingaretti, che ha tenuto un profilo istituzionale: più che scendere in piazza sta controllando quello che succede. Ma è lui il vero regista.

Cercare di trasmettere l’immagine che a Roma e a Milano tutto può ancora succedere, che la partita per le comunali è apertissima. Ma soprattutto smentire Giancarlo Giorgetti e far capire che soltanto con Matteo Salvini alla guida della Lega ci può essere una coalizione con Fratelli d’Italia e Forza Italia.

Per questo domani Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani terranno una conferenza stampa congiunta con Luca Bernardo (candidato sindaco di Milano). Mentre venerdì analoga iniziativa con Enrico Michetti, candidato sindaco di Roma. Il quale, Michetti, alle critiche di chi lo ritiene inadatto ha risposto che anche di Einstein dicevano che non capiva nulla di fisica. Il che dimostra che perlomeno ha una altissima considerazione di sé.

Lo sanno tutti che il risultato di Roma influirà almeno per l’80% sul giudizio complessivo delle elezioni. Nel centrodestra c’è un doppio fronte: interno alla Lega e tra il Carroccio e Fratelli d’Italia. Nel mezzo si è infilato Silvio Berlusconi, posizionando Forza Italia come partito indispensabile per vincere e governare. Vedremo le percentuali. (leggi qui Quella classe dirigente di Forza Italia che gli alleati non hanno).

Repubblica del Pd

Nicola Zingaretti e Roberto Gualtieri

Ma intanto a sinistra che succede? Il Pd romano è una repubblica indipendente nel Partito. Da sempre. Roberto Gualtieri è un candidato autorevole, ma sul piano elettorale si è dovuto affidare a Goffredo Bettini, Claudio Mancini e Bruno Astorre.

Il presidente della Regione Nicola Zingaretti ha tenuto un profilo molto istituzionale. Più che scendere in piazza ha osservato e controllato la situazione. Anche perché c’è un successivo scenario da tenere presente: il ballottaggio.

Lo scontro con Virginia Raggi è arrivato al limite massimo, ma nei Dem si aspetta un segnale da Giuseppe Conte. Segnale che potrebbe arrivare al secondo turno. Anche perché se Roberto Gualtieri dovesse essere eletto sindaco, ci sarebbero le suppletive nel collegio di Roma dove lui è stato eletto deputato. Per alcuni Conte ci sta facendo un pensierino. Ma avrebbe bisogno del sostegno del Pd. E il Partito Democratico romano agisce per conto proprio.

E poi c’è Calenda

Carlo Calenda e Matteo Salvini (Foto: Carlo Lannutti / Imagoeconomica)

Un quadro articolato e decisivo che soltanto il voto degli elettori riuscirà a definire. Poi naturalmente c’è anche Carlo Calenda. L’endorsement di Giorgetti ha scosso la Lega, ma nelle urne bisognerà vedere quale effetto ci sarà. Ammesso che ci sarà.

Dicevamo che nella Capitale si arriverà al ballottaggio. Dunque bisognerà aspettare il 18 ottobre per sapere chi sarà il nuovo sindaco. Ma già dal 4 sarà chiaro chi non è arrivato al secondo turno. Ed è in quel preciso momento che tutti i big inizieranno i tempi supplementari: Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Giuseppe Conte, Antonio Tajani, Enrico Letta. Ma soprattutto Nicola Zingaretti.

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