Se il Romanista fa la strada dall’inferno all’edicola (di A.Porcu)

Non è più come una volta. Tanti anni fa, quando nasceva un giornale, la sera in cui si realizzava (si ‘chiudeva’ diciamo noi) il primo numero era una bolgia infernale.

Titoli che non vogliono entrare in pagina, fotografie che appaiono capovolte, testi che si perdono, stampanti che entrano all’improvviso in sciopero.

E poi grafici sporchi d’inchiostro che cercano disperatamente di risolvere ogni problema, giornalisti con gli occhi rossi mentre corrono a sistemare gli ultimi articoli, capiservizio che smadonnano, capiredattori che smadonnano più dei capiservizio. Sullo sfondo, nella sua stanza, il direttore in camicia bianca slacciata sul collo, che appare calmo come se avesse la situazione sotto controllo. Simile al comandante mentre la nave è nel centro della tempesta e tutto si scuote. Solo lui sa quale sia la distanza tra restare a galla e affondare. Mentre gli altri continuano a remare, correggere, limare quelle pagine di giornale che tra qualche ora, per la prima volta, saranno in edicola.

Tutto sotto l’occhio cinico e crudele di due lancette d’orologio che scandiscono il tempo che passa. Quello che manca al momento in cui la tipografia inizierà a stampare: se ci sei con le tue pagine vai in edicola, altrimenti fallisci al primo tentativo.

Non è più come una volta. Questa notte è andato in tipografia il primo numero de Il Romanista, la nuova iniziativa editoriale che nasce con un piede in provincia di Frosinone: i cervelli che hanno pensato l’iniziativa sono gli stessi che hanno consentito il salvataggio di Ciociaria Oggi e Latina Oggi, e la loro crescita fino ai numeri di oggi.

Non c’è il caos nella redazione al sesto piano di un palazzo nel centro di Trastevere. Nessuno grida. Non ci sono pagine che non ne vogliono sapere di farsi ‘chiudere’. Non ci sono giornalisti che smadonnano. È un caos calmo.

Così nascono i giornali del nuovo milllennio.

Anzi, risorgono i giornali. Perché Il Romanista è un pezzo di storia dell’editoria italiana. Era il giornale non ufficiale del cuore dei romanisti. Quello che raccontava tutto prima di tutti e che restava al fianco della squadra anche quando tutto andava male. Poi la crisi della carta stampata aveva affondato anche quel pezzo di storia. Facendolo finire negli scaffali di un tribunale fallimentare.

Ora risorge. Torna in edicola. Mandando un segnale: non solo al popolo giallorosso. Ma al sistema dell’editoria italiana in genere. Perché i giornali oggi non nascono ma muoiono, figurati se rinascono. Invece questo fa il percorso all’inverso dall’inferno all’edicola. Dicendo che c’è ancora spazio per la carta stampata, c’è mercato per i giornali, non è finita se hai le notizie, sono vere e le sai pure scrivere.

La resurrezione nel caos calmo avviene così. Puntando sulla qualità. Sulla grafica capace di mordere la concorrenza, sui contenuti che gli altri non hanno, sulla poesia delle parole che dicono cosa succede. Su un Cristiano che non smadonna (o se lo fa non è ad alta voce) ma lima, capovolge, titola e manda in tipografia, su gente che corre sempre più veloce.

Corre? Anche i giornali del nuovo millennio devono fare i conti con la tipografia che ad una certa ora parte. Se ci sei e pure se non ci sei. Sono le 23: il caos è meno calmo, il brusio si fa voce, c’è gente che corre ore, da una postazione all’altra, da un monitor ad una stampante… Corrono tutti. Mentre il direttore nella sua stanza, in maniche di camicia bianca, finge che sia tutto a posto.

Anche i giornali del nuovo millennio sono Giornali. Con la passione mista all’inchiostro. Pure se non c’è più la linotye e il piombo a caldo. Perché il Giornalismo è questo. È quello che si respira in queste ore.

Bentornato Romanista.

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