Romano Prodi ed i sondaggi benedicono Zingaretti

Romano Prodi su Repubblica benedice Nicola Zingaretti. E dice che potrebbe essere lui l'uomo "autorevole, che sappia finalmente ascoltare, riconciliare, tranquillizzare" di cui il Partito ha bisogno. I numeri di Agorà: al 55%

La benedizione arriva al mattino. A Nicola Zingaretti la impartiscono in due. La prima è quella del padre dell’Ulivo, il professor Romano Prodi; la seconda è quella dei sondaggi diffusi nel corso del talk Agorà su Rai Tre.

Il padre del Pd

«Per il Partito democratico c’è bisogno di una figura autorevole, che sappia finalmente ascoltare, riconciliare, tranquillizzare ma anche decidere»: sceglie le colonne di Repubblica il professor Romano Prodi. L’uomo che ha fermato due volte Silvio Berlusconi, l’unico a mettere insieme tutto il centrosinistra e portarlo al governo, finora non ha fatto alcun endorsement in vista del prossimo congresso nazionale Dem.

Il momento è arrivato. A Repubblica, l’ex premier dice che la figura autorevole di cui il Pd ha bisogno può essere Nicola Zingaretti «se intensifica il lavoro di allargamento e di pacificazione che ha iniziato: le sue possibilità sono molte, ma lo dovranno decidere le centinaia di migliaia di cittadini che voteranno alle primarie. Un leader prende forza dal suo popolo».

Per rivoluzionare il Partito Democratico non è sufficiente vincere le primarie. Bisogna vincerle bene, con un margine che dia piena e totale legittimazione a quella necessità di cambiamento che viene invocata. Romano Prodi ne è consapevole. E mette in chiaro che «per dare forza alle primarie saranno di grande importanza i segnali che manderanno le elezioni in Abruzzo e in Sardegna». Il professore invita ad «andare assolutamente a votare alle primarie: l’affluenza ai gazebo avrà un’importanza enorme. Il numero degli elettori dovrà essere così elevato da dimostrare che il Partito democratico si pone come un’alternativa credibile: oggi è l’unica alternativa possibile».

I numeri di Agorà

I numeri continuano a stare dalla parte del governatore del Lazio. La strategia del dialogo, della distensione, del sorriso stanno portando altro consenso. Avere rinunciato alla battuta velenosa, alla risposta rancorosa, all’odio ed al concetto del nemico, stanno riportando a casa una parte di quel popolo che con Matteo Renzi non si è riconosciuto nel Pd.

Le polemiche delle ore scorse, sul fatto che negli inviti alle manifestazioni “Piazza Grande” non ci fosse il simbolo Pd non hanno scalfito minimamente Zingaretti. Anche perché nemmeno sui manifesta della Leopolda è stato mai messo il simbolo. E soprattutto perché la risposta del Governatore è stata micidiale: “Vi state accorgendo adesso che stiamo provando ad allargare il Pd?”

I numeri di questa mattina gli danno ragione.

Chi voterebbe come Segretario Nazionale del Pd?“. La domanda è stata posta solo a quelli che hanno confermato la loro intenzione di andare a votare alle Primarie del 3 marzo.

Le risposte sono state chiare: per Nicola Zingaretti ha votato il 55% del campione, Maurizio Martina è al 37% e Roberto Giachetti all’8%. Due elettori su tre sono convinti. C’è ancora un terzo che non ha deciso cosa fare.

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