Roscia primo round, il Comune vota per mandarlo a casa

Lui giura che è un trappolone. Loro sostengono che è un atto dovuto al quale non possono sottrarsi. Lui è l’ex sindaco di Pontecorvo Riccardo Roscia. Loro sono la maggioranza che governa il Comune. Ed hanno dato il via all’iter per la sua decadenza da consigliere comunale.

La prima delle votazioni c’è stata in mattinata. Ne servono tre per chiudere in modo definitivo il portone del municipio.

Tutto nasce da un procedimento penale al quale Riccardo Roscia è stato sottoposto. E’ il cosiddetto ‘processo Roscia bis‘ nel quale l’ex sindaco è stato processato con le accuse di avere falsificato dei documenti amministrativi e di avere tentato la concussione ai danni di un imprenditore pontecorvese: gli avrebbe chiesto soldi in cambio di una licenza.

Il Comune ritiene che quel procedimento abbia provocato un serio danno d’immagine all’ente. Perché se un amministratore commette un reato, il disonore ricade su tutta la città. E per questo chiede i danni a Roscia.

L’ex sindaco ribatte di non essere stato condannato e quindi non può esserci alcun danno d’immagine. Infatti il caso penale si è chiuso per prescrizione.

Allora perché l’amministrazione è andata avanti lo stesso? Lo ha fatto partendo da un principio: la Corte d’Appello ha affermato la penale responsabilità dell’imputato per tutti i reati contestati. La stessa corte – ritiene la maggioranza – ha definito “un marchingegno falsificatorio” quello posto in essere dall’allora sindaco specificando che “la condanna è inibita solo dal decorso del tempo“.

Insomma, per il sindaco Anselmo Rotondo e la sua amministrazione, con la condotta tenuta da Roscia, anche se non sanzionata penalmente, è stata gettata un’ombra sull’intera città. E’ per questo che oggi la maggioranza ha votato compatta. Ed ha contestato così a Riccardo Roscia che c’è una causa di incompatibilità, cioè un contenzioso legale tra lui ed il Comune.

Quella di oggi è la prima delle tre votazioni necessarie per arrivare alla decadenza. Nella prossima seduta, il Consiglio dovrà offrire all’ex sindaco la possibilità di rimuovere quell’incompatibilità. Dovrebbe fare decadere la causa. E per farlo dovrebbe pagare i danni reclamati dal Comune. Che sono stati fissati dall’amministrazione cittadina in 52mila euro. Ma Roscia ha già fatto sapere che non ha intenzione di pagare una cifra simile. La ritiene sproporzionata: a chi lo aveva denunciato facendo scattare l’inchiesta ha dovuto dare tra i 5 ed i 10mila euro.

Come si arriva a 52mila euro? Il Comune rivendica non solo il danno d’immagine ma anche il danno funzionale.  In pratica, con l’arresto dell’allora sindaco Roscia l’amministrazione venne commissariata e questo determinò un aggravio delle spese per l’invio del commissario prefettizio Ernesto Raio.

Se Roscia non paga verrà dichiarato decaduto già alla seconda seduta. Per alcuni potrebbe essere necessaria una terza, nella quale si dovrà procedere in ogni caso alla sua surroga con il primo dei non eletti.

In mattinata l’ex sindaco ha depositato una serie di documenti, tra i quali varie sentenze della Cassazione. Sostiene che la procedura adottata nei suoi confronti sia illegittima, compiuta fuori tempo e al di fuori delle procedure. Tra le sentenze, Roscia ha depositato quella relativa ad un consigliere comunale di Civitavecchia: do-po 6 mesi venne riammesso in aula ed il Comune dovette risarcirlo con 90mila euro.

«Stiamo solo rispettando la legge e facendo l’interesse dell’ente – ribatte l’amministrazione in carica – nessuna presa di posizione personale. Prima di agire abbiamo chiesto il parere di uno tra i principali avvocati amministrativisti. A suo giudizio l’incompatibilità sussiste. E abbiamo agito di conseguenza».

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