Il Consiglio dice no: Roscia o paga o va fuori dal Comune

Le controdeduzioni sono state respinte: ora parte il conto alla rovescia per Riccardo Roscia. O paga o non è più consigliere comunale di Pontecorvo. L’ex sindaco sta per essere messo alla porta. La votazione c’è stata alle 17.30 di oggi, al termine di una seduta lampo.

LA FINE DI UN’EPOCA

Il Consiglio Comunale non ha ritenuto fondate le sue argomentazioni. Ha compiuto il secondo dei tre passaggi con cui mandarlo a casa. Lui e tutta la sua storia politica: iniziata quando aveva appena smesso di portare i calzoncini corti ed in città governava su tutto e tutti lo storico sindaco Manfredo Coccarelli. Che lo scelse per diventare suo successore. Lo nominò vice e gli insegnò i segreti dell’amministrazione pubblica. Il passaggio di consegne avvenne in maniera tragica: Coccarelli morì per una crisi cardiaca dopo una battuta di pesca. Roscia divenne sindaco.

Un’epoca spazzata via. Prima dal voto popolare. Due volte. Roscia è stato battuto da Michele Sirianni Notaro, che però non ha cocnluso il mandato. E poi per una manciata di voti è stato battuto da Anselmo Rotondo.

Che una volta arrivato in municipio ha subito preparato la strada per far accomodare fuori dal palazzo municipale il suo scomodo predecessore.

IL PROCESSO ED IL DANNO D’IMMAGINE

L’iter per la decadenza nasce da un procedimento penale al quale Riccardo Roscia è stato sottoposto. E’ il cosiddetto ‘caso Roscia bis‘ nel quale l’ex sindaco è stato processato con le accuse di avere falsificato dei documenti amministrativi e di avere tentato la concussione ai danni di un imprenditore pontecorvese: gli avrebbe chiesto soldi in cambio di una licenza.

Il Comune ritiene che quel procedimento abbia provocato un serio danno d’immagine all’ente. Perché se un amministratore pubblico commette un reato, il disonore ricade su tutta la città. Per questo Anselmo Rotondo ha citato in giudizio Roscia: lo ha portato di fronte al Tribunale Civile reclamando un risarcimento danni

L’ex sindaco non ci sta. Ribatte di non essere stato condannato- Pertanto non può avere provocato – sostiene –  alcun danno d’immagine alla città. Infatti il caso penale Roscia bis si è chiuso per prescrizione.

Allora perché l’amministrazione lo ha citato lo stesso di fronte al Tribunale Civile? Lo ha fatto partendo da un principio: la Corte d’Appello ha affermato la penale responsabilità dell’imputato per tutti i reati contestati. La stessa corte – ritiene la maggioranza – ha definito “un marchingegno falsificatorio” quello posto in essere dall’allora sindaco specificando che “la condanna è inibita solo dal decorso del tempo“.

Insomma, per il sindaco Anselmo Rotondo e la sua amministrazione, Riccardo Roscia si è salvato solo perché sono scaduti i termini per poterlo condannare. Ma il suo comportamento, anche se non è stato punito con una condanna penale, ha gettato un’ombra sull’intera città. E per questo motivo gli ha chiesto il risacimento.

È quel contenzioso, quella richiesta di risarcimento, alla base della procedura di decadenza. Perché? Stabilisce la legge che non si può essere consiglieri comunali se, allo stesso tempo, si è in causa contro l’amministrazione di cui si fa parte.

L’ITER DI DECADENZA

Il primo agosto scorso il Consiglio Comunale ha formalmente contestato a Riccardo Roscia che c’è una causa di incompatibilità, per via del contenzioso legale tra lui ed il Comune.

Oggi, la seconda tappa. Il Consiglio ha esaminato le sue controdeduzioni. Sostiene che l’iter adottato nei suoi confronti sia illegittimo, compiuto fuori tempo e al di fuori delle procedure. A sostegno delle sue tesi ha prodotto una serie di sentenze della Corte di Cassazione.  Tra le quali ce n’è una relativa ad un consigliere comunale di Civitavecchia: dopo 6 mesi venne riammesso in aula ed il Comune dovette risarcirlo con 90mila euro.

Il Consiglio Comunale di Pontecorvo non si è impressionato. Non ha ritenuto fondate le controdeduzioni. Le ha respinte.

Un ufficiale giudiziario nei prossimi giorni notificherà il verbale al consigliere comunale d’opposizione Riccardo Roscia. E gli concederà dieci giorni di tempo per rimuovere l’incompatibilità.

In che modo? Roscia dovrebbe far decadere la causa di risarcimento di fronte al Tribunale Civile. In che modo? Uno soltanto: dovrebbe pagare i danni reclamati dal Comune.

A quanto ammontano? Sono stati fissati dall’amministrazione cittadina in 52mila euro. Roscia ha fatto sapere che non ha intenzione di pagare una cifra simile. La ritiene sproporzionata. tanto per fare un paragone, all’imprenditore che lo denunciò in sede penale ha dovuto dare tra i 5mila ed i 10mila euro.

IL CALCOLO DEL DANNO

Come si arriva allora 52mila euro? Il Comune di Pontecorvo rivendica non solo il danno d’immagine ma anche il danno funzionale. In pratica, con l’arresto dell’allora sindaco Riccardo Roscia l’amministrazione è stata commissariata. La prefettura ha mandato ad amministrare la città un commissario prefettizio, il dottor Ernesto Raio. Le cui funzioni sono state pagate dalle casse cittadine. Ecco il danno.

Se Roscia non paga entro dieci giorni dalla notifica verrà dichiarato decaduto.

LA TERZA SEDUTA

Una terza seduta del Consiglio Comunale prenderà atto del mancato pagamento. E dichiarerà decaduto l’ex sindaco. Verrà surrogato con il primo dei non eletti: Massimiliano Folcarelli.