Roscia messo fuori ma il processo era per fatti ormai scaduti

Il giudice ha dichiarato prescritti i fatti per i quali il Comune di Pontecorvo aveva fatto causa all'ex sindaco Roscia. E lo aveva estromesso dall'aula. Oggi incontro a Roma per la candidatura

Lo hanno messo fuori dal Consiglio Comunale di Pontecorvo perché c’era un processo in corso tra lui ed il Comune. E quel procedimento lo rendeva incompatibile con l’Aula. Ora però si scopre che quel procedimento non aveva motivo di stare in piedi: riguardava fatti talmente vecchi che il Tribunale Civile di Cassino non ha nemmeno ritenuto opportuno esaminarli.

Il processo promosso dal Comune di Pontecorvo contro il suo ex sindaco Riccardo Roscia è stato archiviato questa mattina. I fatti sono prescritti: ha detto il giudice. Risalgono a più di sette anni e mezzo fa, non è più possibile entrare nel merito. Proprio come aveva eccepito dal primo momento il difensore di Roscia, l’avvocato Carlo Risi.

Per quel contenzioso però il sindaco si ritrova estromesso dall’Aula: è stato dichiarato decaduto. «Ho sempre sostenuto nei miei interventi politici che si trattava solo di un pretesto con il quale allontanarmi dalla mia attività amministrativa di capogruppo dell’opposizione: oggi ne sono ancora più convinto» ha detto il sindaco.

ROSCIA RESTA FUORI

Il processo che lo rendeva incompatibile non c’è più ma Riccardo Roscia resta fuori dal municipio. (leggi qui Roscia fuori dal Consiglio: l’ex sindaco dichiarato decaduto) In attesa che a gennaio si occupi della sua estromissione il Tribunale Amministrativo Regionale.

Nel frattempo, l’amministrazione guidata dal sindaco Anselmo Rotondo impugnerà la sentenza di questa mattina di fronte alla Corte d’Appello. Ritiene che sia sbagliato il calcolo dei tempi.

In pratica, il giudice ha calcolato i 7 anni e 6 mesi entro i quali presentare la causa civile facendo partire gli orologi dal giorno in cui Roscia venne arrestato con l’accusa d’avere chiesto tangenti per rilasciare autorizzazioni. Quel caso venne poi chiuso per prescrizione ma con severi giudizi lasciati scritti dal Collegio nella sua sentenza. Proprio sulla base di quei giudizi, l’amministrazione di Anselmo Rotondo aveva deciso di chiedere i danni in sede Civile al suo predecessore: reclamava un risarcimento per avere rovinato l’immagine della città per via dell’arresto.

Il sindaco in carica ritiene che gli orologi dovessero partire dal momento in cui è stata pronunciata la sentenza. Perché solo da quel momento è possibile dire se la città abbia patito un danno o meno. Proprio per questo ricorrerà in appello.

A ROMA PER LA CANDIDATURA

Alle 18 di oggi Riccardo Roscia è atteso a Roma per parlare di una sua possibile candidatura in quota all’ala di Alternativa Popolare di Beatrice Lorenzin che ha deciso di stare con il centrosinistra. C’è la possibilità concreta che venga inserito in una delle due liste civiche a sostegno di Nicola Zingaretti.

Oggi Roscia deve consegnare il suo curriculum, politico e giudiziario. Alla voce ‘procedimenti pendenti’ ha già apportato una correzione: prescritto.