La Provincia al bivio: produzioni top o sarà declino

Il 20 luglio 2016 la CISL, il primo Sindacato in Provincia di Frosinone per numero di iscritti, passa quasi all’unanimità ad Enrico Coppotelli.  Ha 36 anni ed è uno che nella vita ha iniziato a lavorare come studente – lavoratore nei Call Center Romani con Contratti Co.Co.Co. Da lì inizia la sua attività sindacale: rappresentando i Nuovi Lavori ed i Nuovi Lavoratori e dal 2002 comincia ad occuparsi di lavoro precario nella CISL in Provincia di Frosinone. Da lì è partito, ed oggi è Segretario Generale di un sindacato che sceglie di farsi guidare  da un giovane e non da un ultrasessantenne.

Niente Santi in paradiso. I genitori erano impiegati, il suo grande maestro è stato Pietro Maceroni, storico sindacalista della Provincia di Frosinone: Segretario Regionale della CISL prima e dopo la segreteria generale a Frosinone. E’ stato lui a smontarlo delle passioni giovanili per plasmarne poco alla volta un dirigente. Il primo a parlare di 4.0 in provincia di Frosinone. Il primo a raccogliere la sfida lanciata da Alessioporcu.it con l’articolo I Container di Rotterdam ed il vuoto di Frosinone (leggi qui)

 

 

Alessioporcu.it – Oggi la Provincia arranca, aprono megastore e supermercati al posto dei capannoni che un tempo facevano industria, è questo il futuro?
Enrico Coppotelli – La CISL, che si pone come obiettivo la tutela dei lavoratori attraverso lo sviluppo socio economico, ritiene importante che  vengano messe in atto iniziative pratiche per supportare e rendere più competitive le nostre imprese ed il lavoro industriale e favorire un più avanzato posizionamento della nostra Provincia  nei mercati globali. I servizi nascono a supporto, non possono e non saranno mai il motore trainante della Provincia e chi lo dice inietta negli occhi delle persone solo una coltre di fumo.

 

Ma perché le imprese continuano a chiudere ed a lasciare questa Provincia?
La globalizzazione ha aumentato la concorrenza ma ha anche allargato i mercati potenziali. Le imprese che hanno investito in innovazione, ricerca e formazione e che si sono sapute organizzare per rispondere alle sfide del mercato globalizzato hanno resistito meglio alla crisi. E hanno difeso se non allargato la penetrazione nei mercati mondiali, presidiando le Catene Globali del Valore, aumentando in molti casi la percentuale di export. La crisi è stata dura, ha colpito praticamente tutti i settori dell’industria, però è rimasta ancora una solida base su cui far conto per un possibile rilancio o almeno un consolidamento. Ma proprio per questo è indispensabile far crescere e attrarre nuove iniziative industriali.

 

Quali i settori sui quali investire?
In Provincia di Frosinone siamo ad un bivio, o scegliamo il livello basso, la convenienza economica e salariale ed accettare il declino e il ridimensionamento dei settori industriali e degli standard di benessere di questa Provincia, oppure scegliere una seconda dimensione di  competitività di tipo alto, legata alla qualità dei prodotti, all’alta gamma produttiva insieme a forti dosi di innovazione tecnologica. FCA insegna.

 

Industria 4.0 è una opportunità o rischia di lasciare altre persone senza occupazione?
La nuova rivoluzione industriale sarà pervasiva e influenzerà in profondità il lavoro e la vita delle persone e richiederà una base di conoscenza standard minima più elevata rispetto a prima, che varrà per tutte le professionalità e per tutti i lavoratori. Saranno coinvolti in questo processo di aggiornamento delle competenze, tutti i settori produttivi e tutte le mansioni operative, anche quelle che riteniamo più banali, in maniera molto più veloce di quanto avvenuto negli ultimi anni. Alcune attività saranno superate ma altre opportunità di lavoro potranno nascere. È una sfida che dobbiamo cogliere.

 

Cosa accadrà?
Industria 4.0 e SmartCities fanno pensare a modalità operative in cui tutto funziona al meglio, dove gli ultimi che sono in tanti, non trovano impiego e realizzazione professionale, questo non è assolutamente pensabile. Dire che nei prossimi quattro anni ben 5 milioni di posti di lavoro verranno sostituiti dall’automazione è vero, per questo diventa focale far agire tutti gli attori economici, sociali ed istituzionali per aiutare e guidare un cambiamento attraverso riqualificazione e soprattutto alternanza Scuola e Lavoro.

 

Per coloro che sono disoccupati?
Abbiamo bisogno di processi che attengono al lavoro, che riducono e non allargano la forbice della diseguaglianza, ma guai a non avere una visione sulla quarta rivoluzione industriale, ma allo stesso modo guai se insieme a questo non affrontassimo il tema del cambiamento del lavoro, dunque il cambiamento sociale del lavoro. Perché in questo ci sono i diritti di cittadinanza e del lavoro, protagonisti a pieno titolo di questo cambiamento. Non possiamo lasciare tutto al mercato. I disoccupati vanno inclusi e non esclusi. Tutti dobbiamo fare la nostra parte.

 

Il Sindacato come deve agire per diventare 4.0?
La CISL è convinta che l’automazione e la digitalizzazione possano rendere il lavoro di più grande qualità, così come siamo convinti che sgravare dalla fatica e dalla pericolosità il lavoro crea condizioni di equità ed eguaglianza, ma questo significa rendere esigibile, per ogni lavoratore, la formazione e l’aggiornamento professionale, significa una contrattazione del lavoro sicuramente molto accentuata nell’azienda, dunque di secondo livello, che metta al centro questi temi e renda protagonisti, responsabili e attori consapevoli i lavoratori e le lavoratrici.

Non dobbiamo recuperare solo i ritardi in innovazione e ricerca, che negli ultimi 15 anni drammaticamente abbiamo avuto, ma serve anche una politica che sceglie di essere amica del lavoro, con la valorizzazione della partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici e soprattutto la grande inclusione dei giovani. La via Italiana ad Industria 4.0 deve essere un tavolo costante e continuo, per proiettarci verso l’innovazione ma includendo le persone ed il lavoro.

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