Rottura o terreno condiviso? Dallo sfidante di Zingaretti si capirà il futuro del Pd

Salta la cena di Calenda. Che dice: "L'unico segretario possibile per il Pd è il presidente degli psichiatri". Martina resta in campo. I renziani potrebbero indicare nomi di rottura. Ma in ogni caso il Governatore non può perdere il “fortino” della Regione. Per questo oggi Buschini sta trattando con i Capigruppo. Mentre Zingaretti buca sempre di più sul fronte nazionale

Che tipo di congresso vuole fare il Pd? Ammesso che non ci saranno ulteriori tentativi di rinviare il tutto? La domanda si impone, visto che:

  • al momento per la segreteria nazionale c’è una sola designazione, quella di Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio;
  • è stata cancellata la cena proposta da Carlo Calenda con Minniti, Renzi e Gentiloni, con l’ex ministro amareggiato e all’attacco del suo Partito, del quale dice: “Il Pd merita l’estinzione. L’unico segretario possibile è il presidente degli psichiatri”
  • il Segretario Maurizio Martina tuona invocando «Meno arroganza» e «più generosità», reclamando «rispetto prima di tutto dei suoi militanti, iscritti, amministratori».

 

Dall’altra parte, soprattutto da quella renziana, il quadro è ancora nebuloso. È evidente che se lo sfidante di Zingaretti dovesse essere Maria Elena Boschi o Matteo Orfini, allora sarebbe un’indicazione di “rottura”. Con tutto quel che ne consegue.

Viceversa, se dovessero scendere in campo Graziano Delrio o Marco Minniti, allora si potrebbe delimitare un percorso futuro comune con Nicola Zingaretti. Comunque andrà a finire il congresso.

A questo punto, però, bisognerà pure vedere quale ruolo intenderà giocare l’attuale segretario Maurizio Martina, che sembra per nulla interessato ad un ruolo di secondo piano.

Non a caso, sulla sua pagina sull’HuffingtonPost Italia ha scritto poco fa:

Chi pensa che il PD si debba estinguere non capisce che oggi questa comunità è l’unico argine al pericolo di questa destra. Dobbiamo cambiare, aprirci, rilanciare ma non certo estinguerci. Io giro in lungo e in largo il paese e non faccio polemiche via tweet o in radio.

 

Ed ha chiesto a tutti i dirigenti nazionali del Pd una mano perché la manifestazione del 30 settembre a Roma sia «un segnale collettivo di ripartenza e sfida a Lega e Cinque Stelle che vogliono dissolvere l’Europa».

 

Nicola Zingaretti ha costruito la sua immagine sulla doppia vittoria alle regionali del Lazio, soprattutto il 4 marzo scorso, giorno della disfatta del Pd nazionale.

Dunque non può permettersi certo una crisi politica alla Regione. Eppure non sarà semplice considerando che l’anatra zoppa alterna momenti di volo a… fermate ai box. (leggi qui Il primo collasso serio per l’anatra zoppa di Zingaretti)

In queste ore Mauro Buschini sta tentando di riannodare i fili con gli altri Capigruppo, chiusi in conclave alla Pisana. Deve mettere a punto un percorso agevole per l’anatra zoppa e consentirle di arrivare, senza fare eccessive concessioni, all’approvazione del Collegato. È quell’insieme d norme che vengono approvate tutte insieme con il pretesto che servano ad equilibrare quanto previsto in Bilancio. La votazione è prevista per questa sera e nel pacchetto c’è pure la fusione dei Consorzi Industriali di tutto il Lazio (con possibile super presidenza Francesco De Angelis)

Se Buschini riuscirà nella missione, Nicola Zingaretti avrà salvaguardato l’immagine del governatore vincente ma soprattutto abile e capace di navigare su qualsiasi mare amministrativo.

 

Nel frattempo, il Governatore si concentra sull’altro fronte: quello nazionale.

Lì la linea è tracciata. I paletti sono: dialogo, coinvolgimento, aggregazione, apertura a chi finora si è tenuto lontano, ammettere gli errori del passato (tanto li ha fatti Renzi) anziché negarli.

È per questo che ieri ha annunciato di avere organizzato in trattoria una cena con un imprenditore del Mezzogiorno di una piccola azienda, un operaio, un amministratore impegnato nella legalità, un membro di un’associazione in prima fila sulla solidarietà, un giovane professionista a capo di un’azienda Start Up, una studentessa ed un professore di Liceo. «A tutti loro – ha spiegato il Governatore – voglio chiedere: che dobbiamo fare secondo voi? Dove abbiamo sbagliato? Come riprendere a lottare e vincere? Perché la nostra storia ricomincia così: ascoltando le persone».

Ancora di più. Ieri sera ha lanciato la sfida sul terreno finora esclusivo di Matteo Renzi: il mondo social, con i suoi linguaggi smart. Pieno di un elettorato che fino ad oggi è stato lontano dalla politica. Nicola Zingaretti ha fatto una diretta su Fanpage, definendola: «Una bella chiacchierata con i ragazzi di Fp». Non basta. A diretta conclusa l’ha postata sulla sua pagina Faceboook ed ha aperto ai commenti il post dicendo «Fammi sapere cosa ne pensi»

 

In questo quadro in continua evoluzione è difficile immaginare cosa davvero potrà succedere quando si entrerà nel vivo della competizione. Certo è che Zingaretti andrà fino in fondo, con lo stile che lo contraddistingue: niente effetti speciali, tanta sostanza e voglia di ascoltare e condividere. Chiunque sarà il candidato: Graziano Delrio, Maria Elena Boschi o… Matteo Renzi.

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