Il Rubicone di Cristofari ed i segnali di Scalia

Francesco Scalia lancia un secondo segnale sulle elezioni comunali di Frosinone. Il primo lo aveva mandato mentre tutti discutevano ancora di primarie, possibili candidati, cambiali politiche da onorare. Era ottobre e aveva detto: «Noi appoggiamo Fabrizio Cristofari» (leggi qui). Scombinando il fronte. Ora il secondo richiamo: «Invito sia la Regione Lazio e sia il mio Partito a non lasciare cadere nel vuoto le parole del dottor Cristofari».

La questione è quella rivelata da Alessioporcu.it , le nomine dei primari in scadenza: al loro posto rischiano di andare medici meno bravi dei primi, solo per una questione burocratica (leggi qui). Un tema che sembra il più classico bastone tra le ruote di Fabrizio Cristofari mentre è lanciato verso la campagna elettorale per diventare sindaco di Frosinone. Perché sul quel tema il presidente dell’Ordine dei Medici ci si gioca la credibilità politica. Come può fare il sindaco se non è in grado di puntare i piedi con la Asl e con la Regione Lazio? Come può difendere i grandi temi della città se non è in grado di far prevalere una banale norma di buon senso che riguarda la sua categoria?

Un tema che è come il Rubicone varcato da Giulio Cesare il 10 gennaio del 49 avanti Cristo. Il Senato aveva preparato un complotto con il quale eliminare il generale dalla scena politica. La risposta del condottiero fu varcare in armi quel corso d’acqua, contravvenendo all’esplicito divieto per chiunque di entrare  armato nel territorio di Roma. Lui lo fece, compiendo un passo dal quale era impossibile tornare indietro. Perché quello era un ultimatum ed una sfida all’Urbe.

Il Rubicone, Fabrizio Cristofari lo ha passato ieri con una letterina di poche righe. Indirizzata alla categoria,  destinata in realtà al commissario Asl Luigi Macchitella, al governatore del Lazio Nicola Zingaretti, ai big del Partito Democratico. In quella nota dice con chiarezza: se state giocando a crearmi problemi trovatevi  un altro candidato sindaco. (leggi qui la dura nota di Cristofari)

La puzza di bruciato la sta sentendo da giorni. E ieri è arrivata una ventata molto consistente: il governatore del Lazio Nicola Zingaretti è stato ad Alatri, si è fatto un giro nell’ospedale in cui Fabrizio Cristofari ha qualche responsabilità organizzativa. Con lui c’era il socio di maggioranza del gruppo maggioritario nel Pd Mauro Buschini.  Ma a Fabrizio nessuno l’ha avvertito. E nessuno l’ha invitato. Un odore di bruciato che si aggiunge all’evidenza: il Pd è immobile, non reagisce nemmeno se Cristofari dichiara “O vi date una mossa o vado avanti da solo” (leggi qui)

E allora ecco lo scossone di Francesco Scalia. «Non conosco il merito della vicenda che ha motivato la dura presa di posizione di Fabrizio Cristofari e non faccio pertanto valutazioni sulla stessa. Rilevo, però, che il grido d’allarme viene da persona che è, al contempo, autorevole e ormai “storico” Presidente provinciale dell’Ordine dei medici. E’ dirigente ospedaliero di struttura complessa ed esponente politico di primo piano. Soprattutto è candidato dal PD a Sindaco della città capoluogo. Persona che , quindi, ha competenza tecnica. Ha sensibilità politica e ruolo istituzionale tali da rendere le sue parole meritevoli della più alta attenzione. Invito, quindi, sia la Regione Lazio – cui Cristofari si rivolge – sia il mio partito a non lasciarle cadere nel vuoto».

Il segnale è lanciato. Se non ci saranno risposte sarà chiaro che o Cristofari è stato mollato. O che è in rotta di collisione. Una rotta nella quale Francesco Scalia ha detto con chiarezza che navigherà pure lui. E gli altri?

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