Rutelli: La parola spetta a M5S e Lega. Pd cambi strategia

Francesco Rutelli punta il dito verso il Pd. E lo richiama alle sue responsabilità. "Ora si cambi strategia"

Francesco Rutelli osserva il panorama. E non gli piace. L’orizzonte politico che queste elezioni hanno disegnato lo lascia perplesso: perché c’è chi finge di non vedere. Soprattutto di non capire perché tutto è accaduto.

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I vincitori sono chiari. Cinque Stelle primo partito (50 % dei voti in Sicilia), centrodestra – a trazione  Salvini – prima coalizione (50% dei voti in Lombardia).

E’ un voto di  popolo, esprime insoddisfazione/rabbia sul piano economico, e  preoccupazione sui temi della sicurezza.

C’è un dovere democratico  fondamentale: chi rappresenta queste posizioni deve assumere le  proprie responsabilità di governo. Dunque, la parola spetta ai  vincitori, che avanzeranno le loro proposte al Parlamento – non  essendoci una maggioranza uscita dalle urne – e davanti al paese.

Eludere i risultati con qualunque marchingegno sarebbe inaccettabile  e, aggiungo, pericoloso.

 

Il grande sconfitto è il Partito Democratico. Ha perso consenso, smarrito il suo ruolo, non ha una strategia. Francesco Rutelli è stato tra i padri di questo Partito Democratico insieme a Romano Prodi. Fu lui a guidare l’ultimo congresso nazionale che votò lo scioglimento della Margherita e la sua fusione nel Pd insieme ai Ds.

Che il Pd sia il grande sconfitto è un’evidenza per l’ex sindaco di Roma.

È altrettanto chiaro chi ha perso: il Pd, che si trova  con milioni di voti in meno, una profonda impopolarità,  un’organizzazione in pezzi. Un disastro senza precedenti, anche  volendo tener conto del peso che cade su chi deve guidare in momenti di crisi; ne porta piena responsabilità chi ha guidato il Partito.

Renzi non ha onorato il proprio giovanile talento con la creazione di un indispensabile gioco di squadra aperto, creativo,  plurale. Non sono iscritto al Pd, che ho co-fondato, non avendo  condiviso il ritorno a posizioni di vecchia sinistra, né, dopo, la  trasformazione in un Partito personale.

Mi auguro che i risultati elettorali (anche la sconfitta di Leu) aprano la strada a un  ripensamento strategico.

 

Sul futuro del pd intanto inizia a farsi chiarezza. Andrea Orlando mette in chiaro che lunedì le dimissioni di Matteo Renzi saranno effettive.

Gli riferiscono che Renzi non partecipa alla Direzione di  lunedì. «Non lo so, l’ho letto. Oggi ho parlato con Martina che terrà  la relazione in Direzione lunedì e questo è un segnale che aiuta a  fare chiarezza».

La conferenza di Renzi aveva creato confusione. «Sembrava si dimettesse da segretario per iniziare a fare  il segretario… Oggi mi pare che Renzi dica che le sue dimissioni  sono effettive e questo costituisce un elemento di chiarezza. Colgo la scelta di far fare la relazione a Martina come un segno di effettività delle dimissioni di Renzi».

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